L’evoluzione della SSIS: lavori in corso

di Alessandro Bampa.

Era il 30 luglio 2008 quando il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Mariastella Gelmini ha decretato la costituzione di una commissione composta da diverse personalità del mondo scolastico e universitario per riformare le procedure di formazione e reclutamento dei docenti: era l’inizio dell’ennesima riforma mirata a migliorare il sistema che deve garantire la qualità e la professionalità dei futuri insegnanti di ogni ordine e grado.

L’intervento si è reso urgente in seguito alla constatazione del sostanziale fallimento del sistema precedente (laurea a ciclo unico in Scienze delle Formazione per i maestri, Ssis per i professori di medie e superiori), divenuto in breve tempo una fabbrica di abilitati all’insegnamento che non potranno trovare posto, soprattutto vista la crisi economica mondiale e le condizioni precarie (per usare un eufemismo) delle casse italiane.

Dopo il blocco della Ssis decretato dal Ministero nel settembre 2008, si aspettava solo la relazione generale della commissione (denominata Israel dal nome dell’ordinario de La Sapienza di Roma a capo del gruppo) comprendente il nuovo regolamento, redatto in breve tempo e che, come annunciato dalla stessa Gelmini il 28 agosto scorso, verrà adottato dal governo come testo base per la riforma.

Il nuovo sistema di formazione degli insegnanti è semplicissimo da spiegare: per chi aspira alla cattedra nelle scuole dell’infanzia e nella scuola primaria è stata predisposta una «laurea magistrale a ciclo unico comprensiva di tirocinio avviato a partire dal secondo anno di corso con accesso a numero programmato» della durata di cinque anni che abilita il laureato all’insegnamento tramite la «valutazione complessiva del curriculum di studi, della tesi di laurea e della relazione finale di tirocinio»; chi invece mira alla docenza nelle scuole secondarie di primo e secondo grado dovrà iscriversi, dopo la laurea triennale, alle apposite lauree magistrali a numero programmato cui dovrà seguire un anno di tirocinio formativo attivo (TFA), accessibile dopo il superamento di un esame d’ingresso che dovrà comportare la stesura di una relazione e la prova di un esame finale abilitante.

La novità più grande evidentemente è data dalla riformulazione del sistema di formazione per gli insegnanti delle scuole secondarie. Per l’abilitazione non serviranno più i sette anni previsti dal sistema basato sulla Ssis (laurea triennale, laurea magistrale di due anni, Ssis di altri due anni): ne basteranno sei. Tale riformulazione è resa possibile dall’istituzione di specifiche lauree magistrali, create apposta per i futuri insegnanti che nei loro corsi prevederanno già diversi crediti d’area pedagogica, permettendo così al tirocinio (organizzato dalle università, quasi sicuramente con il sistema interateneo) di concentrarsi quasi esclusivamente sul far maturare sul campo l’esperienza necessaria al futuro insegnante. Ecco che allora è stata predisposta la figura del tutor, ovvero un professore che seguirà il tirocinante per tutto l’anno e che fungerà da correlatore nella relazione che verrà redatta al termine del tirocinio.

Resta solo da chiarire il punto fondamentale: come vengono stabiliti i posti per i docenti venturi? Come si decide il numero di accessi alle nuove magistrali di Scienze della Formazione a ciclo unico e per l’insegnamento nelle secondarie (dando per scontato che i posti per il tirocinio saranno pari a quelli di chi esce dall’apposita magistrale)? La relazione della commissione Israel (cui fanno riferimento i precedenti virgolettati) e la bozza di decreto che dovrebbe essere adottato dal Governo indicano come criteri per stabilire il numero di posti «le previsioni del fabbisogno del personale docente del sistema nazionale di istruzione per i diversi gradi e ordine di scuole e per classi di abilitazione, effettuate dagli uffici scolastici regionali, nonché le disponibilità degli atenei […] a svolgere i percorsi medesimi».

E qui iniziano i problemi: il sistema italiano è già saturo da tempo (non per niente le Ssis sono state chiuse). Gli abilitati in sovrannumero che non hanno trovato posto sono già troppi, senza contare i precari e i supplenti. In parole povere, se le parole hanno un senso e vengono rispettate, il fabbisogno statale di docenti sarà pari a zero per diversi anni: allo stato attuale l’Italia non ha bisogno di nuovi docenti. Bisogna poi aggiungere che dipende tutto dalla disponibilità degli atenei ad istituire i tirocini: se anche il fabbisogno non è pari a zero, quante università saranno disposte ad organizzare i tirocini per un numero comunque esiguo di aspiranti docenti?

Qui si inserisce il discorso tenuto dal prof. Baldassarri il 10 dicembre scorso nell’incontro svoltosi nell’aula H del Maldura su questo tema: la bozza di legge, così com’è, è inapplicabile. Fatta salva la bontà del sistema delle nuove magistrali seguite dal tirocinio, è impensabile applicare il criterio del fabbisogno statale: per anni non verrebbero istituiti i corsi.

A questo innegabile problema si aggiunge quello della fase transitoria, ovvero del periodo di tempo che va dall’istituzione delle specifiche lauree magistrali ai primi conseguimenti dei loro titoli. Per accedere alle prove d’ingresso dei tirocini (che in teoria dovrebbero partire dal prossimo anno accademico), fino a quando non ci arriveranno i laureati delle nuove magistrali (anch’esse destinate a partire dal prossimo anno accademico) e probabilmente anche un po’ oltre, sarà sufficiente aver acquisto i crediti che permettevano l’accesso alla Ssis.

La questione è che tutto è ancora molto nebuloso: il disegno di legge infatti non è ancora stato presentato al Parlamento. Tenendo presente che l’iter parlamentare è tutt’altro che veloce e che le università necessitano di un tempo non breve per organizzare i nuovi corsi di laurea magistrale (alcuni più o meno sovrapponibili a quelli attuali, altri totalmente nuovi) e i tirocini (peraltro interateneo), risulta impossibile dare certezze sul momento dell’entrata in vigore di tale sistema. Se a questo si aggiungono i problemi sopra esposti, è chiara la difficoltà nel formulare un’analisi più dettagliata. Per questo non ci resta che attendere.

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