Presentazione del libro “Il grande silenzio” di Alberto Asor Rosa

di Strefano Renga.

 

SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTÁ

presenta il libro di

Alberto

ASOR ROSA

IL GRANDE SILENZIO.

Intervista sugli intellettuali”

(Roma-Bari, Laterza, 2009)

Ne discutono con l’autore:

Armando BALDUINO, docente UniPD

Attilio MOTTA, insegnante

La S.V. è invitata a partecipare

LUNEDÌ 9 NOVEMBRE ore 18.15

SALA PALADIN – Palazzo Moroni

PADOVA

 

Evitiamo la retorica delle presentazioni, che in eventi come questo finisce col ripercorrere stancamente un trito itinerario fatto di ossequi moderati, falsa modestia e manierate nostalgie. Onore al merito e merito all’onore: l’etichetta ha una sua funzione mondana, ma, in tempi di vacche magre, contenuti e concretezza sanno camminar con le loro gambe. Purché si sappia da che parte andare.
La ricca esperienza d’Asor Rosa guarda alle sue spalle e cerca di delineare la figura di un personaggio da tempo assente dalle cronache: l’intellettuale, inteso non come solitaria isola di cultura, ma come ingranaggio attivo dei processi politici e sociali della storia. Il tentativo è quello di scovare una traccia coerente nel passato che permetta di dar conto del progressivo arrugginirsi di questo meccanismo nel nostro Paese (e non solo). Dai bei tempi in cui poteva avere un senso la polemica Togliatti – Vittorini fino all’odierno teatrino televisivo, lo scadimento dei grandi temi su un piano più che triviale, almeno per quel che riguarda i grandi canali di comunicazione ed informazione, non sembra trovare giustificazioni né difensori.

Imbarbarimento è la parola usata per i tempi moderni ed il riferimento sembra essere tutto etimologico: gli intellettuali dei nostri giorni balbettano, non li si lascia parlare, forse non ne sono più capaci e, in ogni caso, noi non sembriamo interessati a capirli, sempre che ce ne rimanga la possibilità.
Ma se la
pars destruens di questo ragionamento incontra facilmente la pessimistica approvazione di molti, più confuse sembrano le prospettive tracciate verso il futuro. Molta disillusione, forse persino amarezza, sicuramente un grande scetticismo nei confronti delle alternative ad un improbabile ritorno delle vecchie forme di dialogo culturale, violentemente azzittite dal cicaleccio odierno.

La critica d’Asor Rosa però si scontra con una limitazione connaturata ad una prospettiva formata da un contesto “idealmente” troppo rigido. Continuare a lamentare la scomparsa dell’intellettuale ideologizzato al cadere delle grandi ideologie rischia di sclerotizzarsi in una ridondante tautologia, che non fa altro che lasciare spazi sconfinati ad un lucroso mercato di intrattenimento fine a se stesso, vero sonnifero delle coscienze. Si finisce col confondere il silenzio degli intellettuali di oggi con l’impossibilità degli intellettuali di ieri di continuare ad esprimersi negli spazi e nei modi d’un tempo, o in quella che si crede essere la loro evoluzione moderna. In una società in cui il valore della carta stampata è faziosamente pregiudicato ed in cui la televisione ha saputo trasformare un morboso incubo letterario come il Big Brother orwelliano in un piacevole svago da prima serata, il bisogno di forme nuove di comunicazione e di spazi di cultura dovrebbe orientarsi su nuovi canali.
La rete, propone qualcuno, ma l’autore alza inerme le mani e forse è un bene, perché si rischia di spostarsi su un terreno dove è ancora più semplice liberarsi della responsabilità delle nostre azioni ed opinioni.

Qualcun’altro tra i presenti accenna a fiere letterarie ed a tutta una serie di eventi culturali che anno dopo anno vanno intensificandosi, coinvolgendo un numero sempre più grande di persone. Qui la risposta di Asor Rosa mi delude apertamente. Baracconate, gli intellettuali sono specie in via d’estinzione e l’ultima generazione nata ha già i capelli bianchi. Segue frase di circostanza sui giovani che sono il nostro futuro.
Se si accetta con rassegnazione che politica e coscienza sociale vadano costruiti in tv, non resta da fare che mettersi in coda per partecipare a qualche talk-show di successo. Nel frattempo, considerato che il riaffrontare vecchie questioni non perde mai il suo fascino, proviamo a chiederci se, per caso, Togliatti non avesse ragione.

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