Spegni la coscienza e accendi Mediaset

di Marco Vezzaro.

L’occasione della prima assemblea di facoltà di quest’anno accademico, in leggero ritardo rispetto all’adunata di massa dell’anno scorso, ripropone il tema dello smantellamento del sapere universitario ad opera del corrente governo Berlusconi. Dopo i fasti sessantottini del 2008, la seduta mi è parsa più un riflettere sull’identità della facoltà, più in generale dell’Università come istituzione, che non una manifestazione di indignazione spontanea: distrutto il consenso di massa all’Onda, con i fatti dello scorso inverno che hanno portato a ridurre il movimento a metodologie di lotta che poco hanno a che fare con intenti intellettuali, la protesta rimane, ma al governo non fa più paura. Perché in effetti questo governo è molto più intelligente e subdolo di quanto in realtà ci si convinca a credere, sdrammatizzando con battute di satira sulle abitudini sessuali, sulle veline candidate, sui pisolini di Brunetta. In realtà il governo Berlusconi ha costruito un efficientissimo apparato sotterraneo, con una propria retorica, una propria identità, delle proprie metodologie certamente nuove nella storia della Repubblica Italiana; il governo si è dato una struttura che è quella di un programma televisivo: ci sono gli autori che non escono mai dal dietro le quinte, che sono le reali menti politiche esecutive e legislative. Poi ci sono i presentatori, coloro che appaiono in televisione, i fantocci, che interpretano le parole del gobbo divulgandole a un pubblico più o meno ignorante: c’è il piccoletto fustigatore, Brunetta, la giovane maestrina, Gelmini, la Donna con la D maiuscola, Carfagna, l’uomo d’onore tale da opporsi autorevolmente alle inchieste della stampa inglese più titolata, La Russa, il simpaticone dell’osteria sotto casa, Calderoli. E poi c’è il sommo capo, Silvio Berlusconi, il Re Mida della politica italiana, colui che riesce a trasformare un politico che va a puttane in un uomo con le nostre stesse incertezze e debolezze, che quindi può a buon diritto rappresentarci istituzionalmente e finanche emotivamente; colui che si può permettere telefonate incendiarie a Floris, ingiurie a un avversario politico che più che indignazione suscitano simpatia.

Una commedia da bollino verde: “per tutta la famiglia”, famiglia che dopo anni di ingerenze dal Vaticano attraverso quarantanni di Democrazia Cristiana rimane il cardine indiscusso della società italiana. C’è da divertirsi per tutti con il governo Berlusconi, da rimanere incollati al televisore. Mentre attorno succede il finimondo.
E’ per questo che il Silvio Berlusconi Show non teme chi imbastisce campagne mediatiche portando come argomento “Però voi andate a troie!”. Non teme un partito indeciso fra tre pseudo-leader. Non teme le adunate di piazza, perché nel 2009 non si spara più sulla folla, ma la si mette gli uni contro gli altri, e il corteo si disperde senza alzare i manganelli. Il governo non teme tutto questo.
Il governo teme chi NON guarda la televisione
. Chi studia, produce pensieri, opinioni, si documenta, si informa, ricerca, divulga, espone. L’Università fa paura, perché l’Università è la culla della forma mentis di un intero paese, e va ad incidere direttamente anche su campi lontanissimi: dal più gretto pensiero privato, al mondo del lavoro, finanche all’appuntamento con le elezioni. L’ unico modo per mettere tutti davanti alla televisione è smantellare l’Università, introdurre un sapere meno critico, più incentrato su profitti su breve termine, spegnere le coscienze ed accendere Mediaset.

Gli autori del Silvio Berlusconi Show sono certamente degli eminenti studiosi: i presentatori magari no, e cadono spesso e volentieri in spaventose gaffes. Noi intellettuali ci caschiamo continuamente, declamando l’ignoranza del politico di turno, e arriviamo a credere che siano stupidi. Molto probabilmente lo sono. Ma sono gli autori del format a voler farci credere che lo siano.
Pensiamo al Grande Fratello: il caso non può essere stato tanto crudele da assemblare così tanta stupidità fra le mura di una sola casa. Quei menomati sono stati scelti apposta da persone molto più intelligenti di loro e di noi. Lo stupido piace, fa audience, fa ridere, intrattiene, non fa pensare. Chi scrive il Silvio Berlusconi Show fa parlare i personaggi con una compattezza retorica senza precedenti: “catastrofismo”, “comunismo”, “magistratura ingerente”, “persecuzione giudiziaria”, “meritocrazia”, “tornelli”, “fannulloni”, “stampa criminale”…Chi elabora un corpus retorico di una forza così dirompente è tutt’altro che ignorante.
Non illudiamoci che il governo massacri l’Università perché non la conosce. La conosce benissimo. Ed è per questo che vuole distruggerla.

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