Il popolo verde: perchè voto lega

Intervista a cura di Mario Smeraldo.
Il luogo dell’appuntamento è un bar a Cornegliana, località di Due Carrare, la piccola frazione di un piccolo centro, pochi chilometri a sud di Padova. Una volta nel paese trovare il bar è piuttosto semplice: si trova attaccato alla chiesa ed è l’unico locale della zona. Nonostante una spessa coltre di nebbia, dall’ingresso del bar riesco a vedere il centro storico di Cornegliana nella sua interezza. C’è un campo da calcio, una scuola elementare, un negozio di alimentari, la chiesa con il bar-tabacchino adiacente e qualche casa. Null’altro. Un paio di ragazzini parlottano vicino al negozio di alimentari, rovinando l’atmosfera spettrale del posto: sono le cinque e mezza ed è buio, c’è una fitta nebbia e dei tre lampioni che illuminano il piazzale uno non funziona. Per le strade, a parte i due ragazzi, non c’è nessuno. È arrivata
l’ora di entrare. Nel bar sembra essersi radunata tutta la popolazione di Cornegliana, ossia dodici-tredici persone, divise in due partite a carte e in un gruppo in piedi vicino al bancone, impegnato in una conversazione sul calcio e nel bere la classica “ombra”. Il signor Voltan, che fa parte di questo gruppo, mi saluta cordialmente e mi dice di sedermi e aspettare un attimo. Finché aspetto, recupero registratore, carta e penna dalla borsa. Sembra che io sia diventato oggetto della curiosità degli amici del signor Voltan, perché mi guardano divertiti mentre ascoltano quelle che devono essere delle spiegazioni inerenti la mia persona e lo scopo della mia visita. Scoppia una risata e il signor Voltan viene verso di me con due bicchieri, uno per lui, uno per me. L’intervista può cominciare.
Signor Voltan, Lei è un leghista?
Diciamo che ho votato più volte la Lega e credo che lo farò ancora. Se questo fa di me un leghista, io non mi offendo.

Lei non è certo solo: in Veneto il partito di Umberto Bossi raggiunge quasi il 30%, con punte impressionanti del 60% in alcuni comuni. Cosa La spinge a votare in questa direzione?
Molto banalmente: penso sia la cosa migliore. Credo che sia il solo vero partito politico di una certa rilevanza, l’unico che abbia davvero qualcosa da dire. E poi difende il territorio, si occupa prima di me che di gente che vive a migliaia di chilometri da casa mia.

«Gente che vive a migliaia di chilometri da casa mia». Non staremo parlando di “terroni”?
Bene o male sì, anche se non voglio certo prendermela con la gente che vive al Sud. Solo non capisco perché se noi qui al Nord diamo 10 e ci viene dato 1, al Sud danno 1 e gli viene dato 10.

Suvvia, non credo sia esattamente così…
Sì certo ho un po’ esagerato, ma credo renda l’idea.

Inoltre siamo nel ricco Nord Est: non crede che i ricchi, almeno in parte, debbano dare ai poveri? Al Sud non ci sono le industrie, non c’è lavoro, in compenso c’è la criminalità. Le sembra così sbagliato che lo Stato privilegi lo sviluppo di aree arretrate rispetto a quelle più ricche?
Scusi, lei quanti anni ha?

Ventitre.
Beh, io ne ho settantanove. Quando ero giovane non c’erano tutte queste imprese, non c’era lavoro. Lei che è cresciuto con i soldi di papà fatica a capire che il Veneto, fino a cinquant’anni fa, era la regione più povera d’Italia. In molti facevano la fame e in molti emigravano. Come mio fratello Antonio ad esempio, che aveva 10 anni più di me ed è partito per le Americhe quando avevo 8 anni; lo sa quanta gente come lui è partita da questa regione? Si faccia una bella ricerca. Le imprese, la ricchezza, il lavoro non sono mica piovuti dal cielo: sono arrivati perché qui la gente si è spezzata la schiena a forza di lavorare negli ultimi cinquant’anni.

Non ha risposto alla mia domanda però…
Non credo che in questo caso i ricchi debbano dare una mano ai poveri. Una mano, noi del Nord Est, ce la siamo data da soli. Se la diano anche al Sud.

Ma lo Stato…
Lo Stato per noi non c’è mai stato (sorride per il gioco di parole). Anzi è stato più un ostacolo che un aiuto, mai vista una sovvenzione seria qui. Ma soprattutto le strade, i trasporti e le infrastrutture, erano e sono inadatte allo sviluppo della regione. Qui è tutto un ingorgo. Mi vengono ancora i penotti (la pelle d’oca, n.d.r.) quando penso al libro bianco del governo Dini sul rilancio delle infrastrutture: un piano che al Triveneto assegnava un sessantunesimo dei fondi a disposizione. Un sessantunesimo! Le sembra che il Triveneto contribuisca per un sessantunesimo al gettito fiscale nazionale?

Effettivamente credo contribuisca molto di più.
Già, molto di più. E di certo le infrastrutture in Veneto non sono esattamente a posto. E, anche se lo fossero, credo che un sessantunesimo sia davvero poco. Credo che prima della Lega Nord la mia terra godeva di un sessantunesimo dell’attenzione di Roma.

Ma Le pare questo un motivo valido per parlare di secessione?
Ovviamente no. Infatti quando si parlava di secessione i voti alla Lega sono calati, io stesso non li votai in quel periodo.
Ma mi permetta una provocazione: venendo qui forse avrà notato i due o tre ragazzini che passano il pomeriggio qua fuori, in parte al negozio di alimentari. Le pare possibile che il loro ritrovo sia lì? Tutto il pomeriggio a non far niente.
Forse se non dovessimo pagare gli stipendi di migliaia di dipendenti statali che affollano la Sicilia e che non si sa bene cosa facciano, forse il Comune avrebbe i fondi per costruire una biblioteca o un centro ricreativo per quei ragazzi, così non dovrebbero starsene lì a non far niente o, peggio, a passare le giornate davanti alla tv e ai videogiochetti.

Quindi Lei sostiene che la Lega Nord ha successo perché è vicina al territorio. Ma una grande personalità veneta come Andrea Zanzotto, che del territorio e del paesaggio veneto si è sempre occupato, è fortemente avversa alla Lega.
Io ho un grande rispetto per Zanzotto, di poesia non capisco granché ma so che è una persona importante e sono d’accordo con molte sue affermazioni. Il problema è che a livello politico non c’è un partito di Zanzotto, perciò la scelta è tra la Lega e gli altri partiti che in 65 anni di Repubblica italiana del Veneto se ne sono fregati. La Lega non è certo perfetta, ma è ciò che più si avvicina alle mie idee.

Anche se tra i principali leader del partito ce n’é uno che ha morso un poliziotto e che ora è ministro dell’Interno?
Il punto non cambia. Ci sono un sacco di aneddoti simili, basti pensare a quello che hanno detto anni fa riguardo a Berlusconi, che adesso è un alleato. Ma cose del genere si trovano anche negli altri partiti. La differenza è che la Lega è un partito con dei pessimi elementi, gli altri gruppi sono dei pessimi elementi con dei partiti. Votando la Lega voto la Lega, non Maroni. Se votassi Pdl voterei in realtà Berlusconi, votando Idv voterei in realtà Di Pietro, ecc.. La triste verità è che la Lega è l’unico vero partito che c’è in Italia.

E la storia del crocifisso sulla bandiera?
A parte quello che ho già detto prima, certe iniziative sono fatte solo per essere mere manovre mediatiche, c’è molta gente che certe stupidaggini le prende sul serio e poi vota… Lega. La politica è prima di tutto raccogliere voti e la Lega su questo non guarda in faccia a nessuno. Ma non pensi che gli altri partiti siano diversi: quando è conveniente essere cattolici sono tutti superreligiosi, quando è il momento di essere duri e pragmatici sono tutti ispettori Callaghan.

Beh, direi che può bastare. Qualcosa da aggiungere?
Sì: vorrei dire che è ora che il mondo politico la smetta di far finta che il Nord non esista, che si ricordi del Veneto solo quando è ora di incassare.
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