Pensando Pittura, Pensando…mi

Inaugurata a Padova la mostra omaggio alla pittura analitica.
Galleria La Rinascente, piazza Garibaldi;
dal 27 gennaio al 27 febbraio 2010
Galleria Anfiteatro Arte, via Ognissanti 33;
dal 18 febbraio al 24 aprile 2010

di Martina Schiavon.

Copiose lave monocromatiche cristallizzate sull’ordito di canapa della tela. Pennellate incalzanti e voluttuose. L’amplesso emotivo dell’autore relegato in campiture di colore ampie e uniformi. Sto parlando di pittura analitica. Sto parlando della mostra “Pensando Pittura” dal 27 gennaio al 24 aprile aperta al pubblico in due diverse sessioni, che trovano spazio l’una alla “Galleria La Rinascente” di Padova, l’altra nella “Galleria Anfiteatro Arte” di via Ognissanti. Giunta alla galleria d’arte dopo rocambolesche salite per le scale mobili del grande magazzino padovano, godo con ingordigia di quella virulenza cromatica che mi turba e mi scompiglia un po’ i pensieri.
Quei quadri sono una provocazione… personale. Quella rivendicata da artisti come Carmengloria Morales, Claudio Olivieri, Paolo Cotani è una pittura fatta di nulla ma anche una pittura potenzialmente fatta di tutto. C’è ogni cosa e c’è niente. In quelle tele abnormi convivono atto e potenzialità. I colori parlano un linguaggio universale, si sa. Essi instaurano un legame trascendentale con l’osservatore e aprono un dibattito visivo pregno di sensazioni belligeranti, dall’estasi alla tragedia. Non resta che lasciarsi guidare dalle nervature soggiacenti del dipinto.

Devo entrare nel quadro. Devo capire. Per quanto possa essere contro intuitivo, il mondo che vediamo fuori di noi è in realtà dentro di noi. La percezione insomma, è un’allucinazione guidata. Ciò di cui i nostri sensi si cibano ogni giorno, voracemente, non sono altro che impulsi elettrici prodotti dal mondo fisico. Custodito tra pareti di carne, conserviamo quindi un universo caotico e a volte opulento, appena più sotto la pelle. Ma, non ce ne accorgiamo. Non ci prestiamo attenzione, perché in fondo ci accontentiamo di racimolare impressioni prefabbricate, sceneggiature emotive già vissute… da altri. Ecco che allora entra in gioco un’avanguardia intellettuale, la pittura Analitica, volta a destrutturare non solo i fondamenti pittorici così inibitori e formali , ma anche il “culto del sentire”. D’altronde ci troviamo nel bel mezzo dei lisergici anni settanta.

Che dire. La tensione ideologica pizzicava i cervelli, la lotta politica non era ancora stata svuotata di ogni finalità, i grovigli umani bianchi e neri, lesbo e gay rappresentati nei fumetti erotici vestivano significati politici. E la musica… Il rock dell’eroina, euforico ma lacerante, psicotico ma agonizzante; assolutamente permeabile ai contenuti sociali dell’epoca; per niente asservito alle lobbies musicali. Erano altri tempi, il cui ricordo ondeggia ancora nella nostra memoria perché di fatto, la generazione del settanta non si è fatta mancare niente. Quegli anni sono stati comunicativi, non c’è definizione più calzante.
L’arte del tempo è stata empatica, estroversa, informativa, propagandistica. Così anche le opere analitiche esposte nella mostra “Pensando pittura”. Di fronte a distese infinite di colore è davvero difficile trovare un senso, uno proprio, su ciò che si ha di fronte.

L’immaginazione e la riflessione, in questo caso, non hanno vincoli di significato figurativo a cui attenersi. E credo sia proprio questa libertà vertiginosa a farci esitare. Non è il quadro nella sua disadorna monocromia a mostrarsi nudo a noi osservatori. Siamo noi a doverci denudare titubanti e restii ad esso. Noi riempiamo di senso gli spazi vuoti lasciati dall’autore, ancora vergini di significato. Attribuire un senso ai dipinti esposti alla “Galleria La Rinascente” implica rovistare dentro il marasma scomposto che accogliamo dentro di noi. Dobbiamo scoprirci, dobbiamo comunicare a noi stessi. E fa paura. Con i denti stretti, ammutolita, le braccia distese lungo i fianchi, anchilosate per la tensione, me ne stavo davanti al quadro “ Blu, giallo” di Claudio Olivieri. Non sapevo che fare, cosa pensare. Tutto mi sembrava così criptico. Dopo una manciata di minuti ho capito. Ero io ad essere impenetrabile a me stessa, non il dipinto alla mia comprensione.
“Pensando Pittura”, pensando..mi.

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