Ministro Carfagna: dalla fellatio al cunnilingus

di Alberto Bullado.

La notizia è questa. Il Ministro Mara Carfagna si scusa con il mondo gay e lo fa attraverso le parole spese nei confronti di Paola Concia, unica rappresentante del Parlamento Italiano dichiaratamente omosessuale. Ieri si era difatti celebrata la giornata mondiale contro l’omofobia e per la prima volta associazioni come Arcigay, Arcilesbica, Circolo Mario Mieli, Di gay project, Mit, Agedo, Famiglie Arcobaleno, I-kan, Rete Lenford, Gaylib hanno potuto presenziare assieme in Quirinale. Per l’occasione il Ministro Carfagna ha sostanzialmente ringraziato la Concia per aver averla «aiutata a sfondare il muro della diffidenza della quale penso di essere stata allo stesso tempo vittima e inconsapevole responsabile, in un passato remoto, ormai ampiamente superato». Appena insediata, la Carfagna aveva infatti negato con sdegno il patrocinio per il Gay Pride. Lo scorso 17 maggio giunge puntuale il mea culpa. «Ha chiesto scusa. Ha ammesso di essere stata guidata da un pregiudizio», ha raccontato, visibilmente soddisfatta, Imma Battaglia, storica leader delle associazioni omosessuali. Alle parole del Ministro sono seguiti i ringraziamenti di una commossa Paola Concia. Insomma, tutti felici e contenti.

A questo punto vi starete chiedendo il perché del titolo. E perché ridurre la questione sul piano del “sesso e carnazza” (seppur il latino giunge in questo caso puntuale come non mai). Ebbene chiedetelo a milady Sabina Guzzanti, la quale tempo fa, diede platealmente della pompinara al Ministro (senza l’ausilio di latinorum). E non lo fece al bar spettegolando con altre quattro milady, ma davanti a tutta l’Italia. Ricorderete benissimo Piazza Navona, 8 luglio 2008, Manifestazione No Cav: «A me non me ne frega niente della vita sessuale di Berlusconi. Ma tu non puoi mettere alle Pari Opportunità una che sta lì perché t’ha succhiato l’uccello». Un francesismo che chissà come verrebbe digerito dagli stomaci flautati di Cannes, teatro nel quale, pochi giorni fa, si è consumata la passerella della nostra paladina.

Ora delle faccende private di Mister B e della Carfagna poco mi frega, anzi nulla. La questione sta tutta nell’ipocrisia della Guzzanti la quale si fa esempio di un comportamento assai comune all’interno del cosiddetto antagonismo italiano. E cioè quello di parlare con il paraocchi. La Guzzanti è un’ipocrita perché lascia intendere sostanzialmente questo: la Carfagna non può essersi costruita una carriera che sotto una scrivania. Quale, facile immaginarlo data bidimensionalità di una sociopatia collettiva che trovo quindi inutile chiamare per nome. Il riferimento della Guzzanti, alquanto becero, trasuda tra le altre cose un evidente livore (la Carfagna, che ha mille difetti, rimane una donna incantevole, la Guzzanti, che ne ha altrettanti, no) oltre che un inedito maschilismo in gonnella. Per non parlare della questione fondamentale. E cioè quella inerente al mondo delle “belle anime” italiane, nel quale vige una pratica immensamente più odiosa dell’avanzamento per gentile concessione dei propri genitali (nel caso della Carfagna mai avvalorato da prove, nemmeno da, che so, un tailleur blu di lewinskiniana memoria), ovvero l’avanzamento per messa a tacere della propria coscienza critica e della morale più elementare a discapito di un’integrità intellettuale alquanto sfilacciata ma che per qualche oscuro motivo si conserverebbe integra, monolitica, adamantina. Insomma: la solita storia della faccia tosta.

Poniamo infatti che un comico del centro destra, per esempio Emilio Fede, se la fosse presa con la Dandini usando lo stesso vocabolario di milady Guzzanti. Anzi no, facciamo la Borromeo che è ugualmente di sinistra ma più carina e starlette. Ecco. Rifletteteci un attimo sulle conseguenze che si sarebbero potute produrre in termini di gogna mediatica sulla pelle del povero, si fa per dire, direttore. E riflettete allo stesso modo a proposito del caso D’Addario, una donna, quella sì tr… pardon, escort, portata su di un palmo di mano dall’intellighenzia che conta (De Benedetti-Annozero s.p.a) perché ricattatrice agganciata alla causa dei “buoni”. In quel caso, compreso nel prezzo, oltre al pacchetto riflettori/fama/ingaggi, un incontrastato rispetto. Ma come? La D’Addario povera donna e la Carfagna, rea di essere bella e forse un po’ ingenua, una cortigiana? Logico pensare che in questo caso si sono perse le misure. Soprattutto se si tiene conto di quel macrodibattito, a dire il vero un poco qualunquista, che ha tiranneggiato i nostri palinsesti per mesi: il tema del “corpo della donna”. Quest’oggetto spesso usato come esca, come arma di ricatto, come ricompensa, alle volte deturpato da pratiche frankeinsteiniane di chirurgia estetica (bigottismo radical chic docet). Peccato che la Veronica Lario, altra paladina al femminile della giusta parrocchia, di ritocchino su ritocchino sia sempre più somigliante a Jessica Rizzo e milady Guzzanti, anche per un gusto estetico (andate a prendervela a Cannes, tra spacchi, zigomoni e volto monotematico), alla Lecciso. Capite bene che a me non frega assolutamente metterla su questo piano, ma è adottando questi sillogismi censori a me estranei che sono costretto a giungere a parlare di inutili facezie.

Ad ogni modo, in nome della cronaca di questi giorni, sono ugualmente pronto a ricevere la replica di milady Guzzanti, la quale dopo aver assistito al retrofront del Ministro Carfagna in fatto di gay e lesbiche, se tanto mi dà tanto e se la pasta di milady è effettivamente quella, non potrà lasciarsi scappare un commento parimenti salace. Del tipo: «Tsé, la Carfagna e la Concia, lì sempre assieme con la scusa della “campagna contro l’omofobia”… chissà invece che…» e qui mi fermo.

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