Lo Show: stupefatti e stupefacenti

di Tommaso De Beni.

In merito ad un’inchiesta milanese sullo spaccio di droga nelle discoteche, due noti locali (l’Hollywood e il The club) sono stati chiusi e posti sotto sequestro. Le indagini hanno portato alla luce un traffico di cocaina e un giro di prostituzione che coinvolgeva anche ragazze giovanissime.

I locali chiusi non sono locali qualsiasi, forse è questa la notizia, perché sono i locali della Milano bene, dei cosiddetti vips; infatti tra le persone indagate c’è anche Belen Rodriguez, che ha ammesso l’uso di cocaina. Altro nome noto è quello di Elisabetta Canalis (anche lei, come Belen, dove lavora?) che però non è stata interrogata ma solo chiamata in causa da una modella. In questo caso dunque non sappiamo neppure se è vero.

Restiamo infatti su Belen, che doveva condurre il prossimo festival di San Remo (non da sola, ovviamente). Ora, ci ricordiamo tutti che il cantante Morgan è stato escluso dal suddetto festival canoro proprio perché aveva ammesso l’uso di sostanze stupefacenti. Coerenza vorrebbe dunque  che anche Belen pagasse dazio per i suoi vizietti. Staremo a vedere. Del resto Belen non deve preoccuparsi, se salta San Remo c’è sempre un posto libero al Ministero delle Attività Produttive. Del resto la notizia in realtà non c’è, visto che Belen è (o è stata) la donna di quella specie di Toni Montana de noantri che è Fabrizio Corona, già indagato e pregiudicato per diversi reati, tra cui spaccio e sfruttamento della prostituzione e ricatto a politici o personaggi famosi: la notizia in sé non può quindi fare tanto scalpore, o almeno non può suscitare la stessa sorpresa che deve aver suscitato nei telespettatori quella che la bionda e corpulenta “opinionista” di Uomini e Donne è stata arrestata per spaccio di cocaina (poi pare sia stata rilasciata) uno dei due motivi per cui sono stati chiusi quei locali a Milano. L’altro era la prostituzione.

Belen Rodriguez è una delle tante belle ragazze sudamericane che fanno carriera in televisione lavorando come soubrettes o show girls, ragazze spettacolo, ragazze dotate di una bellezza davvero stupefacente. Come Aida Yespica, che ammise di essersi concessa a persone importanti per fare carriera, oppure come Elisabetta Gregoraci, che fu coinvolta nello scandalo “vallettopoli” (gli indagati principali erano Lele Mora, ospite d’onore delle discoteche sequestrate, e Fabrizio Corona) con l’accusa di essersi prostituita a Salvo Sottile, parlamentare di Alleanza Nazionale.

La novità, insomma, non c’è. Del resto stiamo parlando del mestiere più vecchio del mondo, del resto la bellezza è sempre stata usata come un mezzo per ottenere un fine, anche se i più saggi sanno che «la bellezza non deve servire a niente», come sostiene un personaggio de  La romana, di Moravia. Uscito nel ’47 il romanzo è ambientato a Roma negli anni ’30 e parla di una ragazza del popolo, Adriana, dotata di una bellezza “d’altri tempi”, che si trova suo malgrado e dopo svariate circostanze che la costringono a prendere atto della crudeltà del mondo, a praticare la prostituzione con il consenso della madre, nella speranza di guadagnarsi le simpatie di qualche potente (cioè di qualche ricco signore o di qualche pezzo grosso del fascismo) e riuscire a fare una vita da signora. Alla fine non ci riuscirà, ma non è questo il punto. La cosa interessante del romanzo è che la storia è raccontata in prima persona dalla protagonista e non viene fatto alcun moralismo su di lei: «Se faccio questo mestiere vuol dire che ci sono portata», dice la protagonista. E ancora: «la colpa non è di nessuno, è solo della mia bellezza».

Io sono d’accordo, non voglio fare moralismi, non mi interessa se la gente si droga o si prostituisce, quello che mi dà fastidio è l’ipocrisia. Perché siamo un Paese dove c’è il Papa, un Paese che non ha lamentalità della Svezia o della Spagna di Zapatero, un Paese dove un ragazzo come Stefano Cucchi viene ammazzato di botte in carcere perché accusato senza prove di spaccio di droga, con il ministro Giovanardi che nega il pestaggio e dice “tanto era solo un drogato”; in questo caso mi sembra che ci siano dei drogati di serie B, gente che se va a mignotte rischia 500 euro di multa (recapitata a casa) e che se fuma una canna o tira di coca rischia anche la vita, e gente invece apparentemente acqua e sapone, drogati di lusso, che per comprarsi l’amore di una ragazza di belle speranze (magari minorenne) spende anche mille euro a serata, o che, se si tratta di politici, magari ha accesso gratuito a sostanze e ragazze stupefacenti. Siamo un  Paese in cui l’italiano medio è di centrodestra (il che significa in teoria Dio patria famiglia), un Paese che però allo stesso tempo permette la prostituzione minorile e l’uso di cocaina tra politici, un Paese sessualmente molto disinibito, un Paese dove per fare il ministro basta essere bella se sei una donna e lecchino se sei un uomo. Non è tanto l’ipocrisia dell’opinione pubblica che mi preme, ma l’ipocrisia delle show girls stesse, l’ipocrisia della gente dello spettacolo che mette su delle pantomime moraliste che indirettamente fanno propaganda al centrodestra e poi vengono smascherate da inchieste come quella sulle discoteche di Milano, oltre che ovviamente l’ipocrisia dei politici. Poi capita anche che quando uno (personaggio politico o del mondo dello spettacolo) viene pescato con le “mani nel sacco” si scatena la gogna mediatica contro di lui, convinti che si tratti solo di una mela marcia, mentre in realtà si continua a nascondere l’immondizia sotto al tappeto.

In una situazione in cui l’università e la scuola e l’amministrazione e forse anche la sanità pubbliche sono state o saranno smantellate a causa dei tagli e in nome della cosiddetta “meritocrazia”, io mi chiedo, e a quando la meritocrazia in politica? Il salto alla politica non è un salto nel buio, perché il termine viene dal greco polis, che significa città-stato, quindi la politica altro non è che ciò che riguarda la vita della società, se l’uso di droga e la prostituzione sono talmente diffusi da diventare un’emergenza sociale, allora ne deve rendere conto anche la politica, soprattutto se chi nomina i ministri e chi fa i palinsesti televisivi hanno lo stesso cognome. Se poi volessi fare veramente il moralista mi chiederei che razza di giovani sta crescendo questa società in cui gli eroi sono Belen e Corona e i telegiornali parlano dell’orsetto Knut che ora è costretto all’autoerotismo a causa della dipartita dell’orsa Giovanna. Ora che siamo quasi in agosto (moglie mia non ti conosco), periodo dei flirt estivi e degli scandali, non vorrei che andasse in vacanza anche il buon senso, per poi ritrovarci a ottobre tutti lì (attori e telespettatori) nei talk-show a dire che il crocifisso va tenuto nelle scuole per difendere i valori cristiani. Perché le belle ragazze che tirano coca e si concedono ai politici per fare carriera poi magari sfoggiano il crocifisso appeso ad una catenina d’oro o argento e placidamente adagiato nel solco del seno. Del resto è la religione cattolica, con la scusa della confessione e del perdono, che ci rende tutti ipocriti democristiani, ma questo è un altro discorso.

Siamo anche in un Paese in cui un ex Presidente della Camera si mette a fare la conduttrice televisiva e  viceversa un ministro della Repubblica è un’ ex show girl. Tra parentesi la Carfagna ha dichiarato di essere sempre stata di destra, prima ancora della nascita di An , cioè a dire che era dell’ Msi; parentesi nella parentesi: quando è entrata in politica non si è iscritta ad An, ma a Forza Italia, il partito di “papi” Silvio. In questa nuova Italia, in questa nuova Repubblica, in questa nuova destra, allo slogan tripartito Dio-Patria-Famiglia si sono aggiunti due nuovi must: cocaina ed escort (espediente meramente lessicale e ipocrita che forse rende meno amaro il fatto di fare la puttana).

L’osmosi tra tv e politica forse è figlia dell’anomalia tutta italica del conflitto di interessi, per il quale un forte leader politico è anche padrone di tre reti televisive e quando è Presidente del Consiglio controlla anche la Rai. Infatti tentò di corrompere un senatore del centrosinistra offrendo un ruolo alla moglie aspirante attrice. Ma non credo, in fin dei conti, che sia tutta colpa di Berlusconi, del resto le soubrettes non le ha certo inventate lui. Solo che almeno le Kessler e la Carrà erano brave (a recitare e ballare e cantare) e nessuno ha mai pensato che fossero lì per altri motivi, mentre adesso ci sono vere e proprie inchieste su questi misteri di Fatima che poi, a sentire la gente al mercato o al bar, sono segreti di Pulcinella. È chiaro che i politici si servano della tv qualora essa assume un’importanza tale da influenzare in maniera preponderante l’opinione pubblica (ne parla anche Raitre in prima serata venerdì 30 luglio). Ma a me sembra che ci sia un qualcosa di corrotto e decadente a livello mentale e culturale nel nostro Paese, se la classe politica (già privilegiata per tanti motivi) è formata (e se non succede niente lo sarà sempre di più) da persone che saltano la gavetta, o meglio, la fanno, ma in televisione. Il concetto è ancor più valido  se passa l’idea (ed in realtà è già passata) che ciò che conta, in qualsiasi ambito, è l’immagine.

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Comments
2 Responses to “Lo Show: stupefatti e stupefacenti”
  1. tommaso ha detto:

    ma posso commentarmi da solo? bè allora mi faccio i complimenti…

  2. tommaso ha detto:

    invece a me non è piaciuto

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