Ci piace ricordarlo così

di Giulia Cupani.

Presidente Cossiga, pensa che minacciando l’uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato?
Dipende, se ritiene d’essere il Presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché l’Italia è uno Stato debole, e all’opposizione non c’è il granitico PCI ma l’evanescente PD, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà una figuraccia”.
Quali fatti dovrebbero seguire?
Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero Ministro dell’interno.
Ossia?
In primo luogo, lasciar perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito….
Gli universitari, invece?
Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri.
Nel senso che…
Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano.
Anche i docenti?
Soprattutto i docenti.
Presidente, il suo è un paradosso, no?
Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!.
E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? In Italia torna il fascismo, direbbero.
Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l’incendio.
Quale incendio?
Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà a insanguinare le strade di questo Paese.

(Francesco Cossiga, intervista di Andrea Cangini per Quotidiano Nazionale, 22 ottobre 2008)

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  1. […] le macchine rovesciate (tutti elettori di Berlusconi?): inezie. Può passare la retorica del “Kossiga Docet”, quel legittimo anche se alle volte sfuggente sospetto di avere a che fare non già con dei membri […]

  2. […] le macchine rovesciate (tutti elettori di Berlusconi?): inezie. Può passare la retorica del “Kossiga Docet”, quel legittimo anche se alle volte sfuggente sospetto di avere a che fare non già con dei membri […]

  3. […] Ma se vi aspettate verità, verosimiglianza ed obiettività dai racconti dei No Tav o degli organi d’informazione alternativa o antagonista, ancora questa volta, vi sbagliate di grosso. Altrimenti scoprireste che i black blocs non esistono, che sono solo invenzione della stampa “di regime”, e che lì in quel giorno a Chiomonte non c’erano che Valsusini, gente del luogo, altro che infiltrati o esagitati che vengono da fuori, che si sono dovuti difendere dalla polizia alla meno peggio (quindi chi li ha appiccati i fuochi nella masserizie dietro la galleria Ramat? Le bombe carta ad ammoniaca lanciate contro gli “sbirri” sono un’invenzione? Così come i 300 provenienti dall’estero stimati dalla questura?). E a poco servirebbe visionare certi video che potrebbero affermare il contrario (anche se divulgati dai “giornali nemici”, restituiscono pur sempre le immagini degli scontri), così come considerare il fatto che gente da fuori ne è verosimilmente accorsa (il movimento No Tav è gemellato con una serie di sigle, movimenti, gruppi e centri sociali che provengono da Bologna, Veneto, Lombardia ecc…) proprio come testimoniano le provenienze dei quattro arrestati (poi rilasciati: ma guarda un po’, in questo genere di questioni si tratteggia l’apocalisse ma mai nessuno che in carcere ci resti), non solo non Valsusini, ma nemmeno piemontesi. Proprio come Fabiano di Berardino, il ragazzo catturato e picchiato dalla polizia, che sarà certo un’attivista dei centri sociali (non si capiscono in questo caso le osservazioni di qualcuno), ma è stato pur sempre malmenato e forse torturato come dimostrano i segni che porta sul corpo (qui il video). Del resto non sarebbe mica una novità. Vogliamo far finta di non sapere chi è Spartaco Mortola, ora a capo della Polfer di Torino? Vogliamo far finta di non conoscere una non troppo velata fascisteria innervata in un certo spirito cameratesco delle forze dell’ordine, di non ricordare certe prassi, oltre che l’uso di equipaggiamenti vietati all’estero (come i lacrimogeni CS, sparati ad altezza uomo), di non ricordare Genova, Bolzaneto e la Scuola Diaz, per non parlare del paradigma Cossiga? […]

  4. […] le macchine rovesciate (tutti elettori di Berlusconi?): inezie. Può passare la retorica del “Kossiga Docet”, quel legittimo anche se alle volte sfuggente sospetto di avere a che fare non già con dei membri […]



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