Il dovere di contestare

di Alessandro Bampa.

Nel 1979 Renato Schifani entra nella Siculabrokers, una società di brokeraggio assicurativo, diventando così socio di Benny d’Agostino e Nino Mandalà: il primo verrà condannato per concorso esterno in associazione mafiosa; il secondo, arrestato nel 1998 per associazione mafiosa, ha avuto in primo grado una condanna a 8 anni, essendo stato riconosciuto come il boss di Villabate.

Lasciata la società appena un anno dopo, durante il maxiprocesso istruito da Falcone e Borsellino l’allora avvocato difende diversi mafiosi dai sequestri dei beni disposti dalla magistratura. Tra i clienti d’onore è il caso di ricordare Giovanni Bontate, condannato per traffico di droga e, soprattutto, fratello di Stefano, il superboss fatto ammazzare dai corleonesi nella seconda guerra di mafia. Schifani, sempre come avvocato, nel 1993 assume in prima persona la difesa di Pietro Lo Sicco, costruttore palermitano denunciato dalle due sorelle Pilliu per l’edificazione accanto alle loro casette di un megapalazzo che, come si è scoperto in seguito, era stato voluto e abitato – oltre che da Antonino Garofalo, rinviato a giudizio nel 1997 per usura ed estorsione, socio di Schifani in una società di recupero crediti fondata 5 anni prima – dalla mafia. La stessa mafia che poteva contare tra i suoi adepti, come è stato definitivamente accertato nel 2008, lo stesso Lo Sicco, già nel indagato da Falcone.

Nel 1995 il nostro è assunto come consulente urbanistico dal già citato comune palermitano di Villabate, il cui consiglio è stato sciolto nel 1999 e nel 2004 per infiltrazioni mafiose. Secondo il pentito Francesco Campanella, il piano regolatore che scaturì da quella consulenza fu frutto di un accordo tra la mafia – rappresentata dal già nominato Ninò Mandalà – e la politica locale. Il collaboratore di giustizia, querelato per questo da Schifani, ha recentemente ribadito il concetto, rincarando la dose nei suoi confronti: sarebbe intervenuto ripetutamente seguendo gli ordini del suo ex socio.

Col 1996 Schifani viene iscritto per la prima volta nel registro degli indagati per associazione mafiosa (che non è il semplice concorso esterno “dellutriano”): tirato in ballo dal pentito Salvatore Lanzalaco nella questione relativa all’appalto sulla metanizzazione del capoluogo siciliano per la sua consulenza per il comune di Palermo del 1993, vede la sua posizione archiviata due anni dopo, ma solo per decorrenza dei tempi d’indagine.

Il 1996 è anche l’anno del suo arrivo in Parlamento: Schifani viene eletto per la prima volta al Senato. L’ombra questa volta è proiettata dalla dichiarazione di Giovanni Mercadante, ex deputato della Regione Sicilia per Forza Italia, condannato per associazione mafiosa il 28 luglio 2009: «Ero passato nelle file di Forza Italia – ha detto durante il suo processo – e chiesi ai miei amici, tra i quali Di Miceli, di appoggiare Renato Schifani al Senato e, alle regionali, Dore Misuraca. Non lo dico per danneggiare i miei ex colleghi di partito, ma chiesi ai miei amici di votare per l’uno e per l’altro… ». Ricordiamo che il Di Miceli citato è quel Leoluca Di Miceli arrestato nel 2002 e condannato come cassiere di Provenzano.

Nel dicembre 1998, a seguito del rapporto del G.I.C.O. delle fiamme gialle per verificare le accuse di Lanzalaco, Schifani viene nuovamente indagato per mafia. La cosa si ripete nel marzo 1999, in seguito all’allargamento della stessa inchiesta che per Schifani ipotizza – oltre alla solita associazione mafiosa –  altri 9 reati. Entrambi i procedimenti vengono archiviati nel marzo 2002, data la mancata verifica delle accuse di Lanzalaco. Il sospetto dell’associazione mafiosa però potrebbe tornare a pendere sulla testa di Schifani dopo le rivelazioni del 2009 di un altro e ben più celebre pentito, Gaspare Spatuzza, che lo indica come l’uomo che ha messo in contatto Berlusconi e Dell’Utri con i fratelli Graviano, responsabili delle stragi del ‘92-’93.

Divenuto capogruppo di Forza Italia al Senato, Schifani arriva a presiederlo il 29 aprile 2008, diventando così – Costituzione alla mano (art. 86, comma 1: «Le funzioni del Presidente della Repubblica, in ogni caso che egli non possa adempierle, sono esercitate dal Presidente del Senato») – la seconda carica dello Stato. Oggi apprendiamo che è stato oggetto di una durissima contestazione da parte di alcuni manifestanti durante il dibattito con Piero Fassino organizzato dal Pd per la sua festa nazionale. Schifani, fischiato non appena ha calcato il palco, rivolgendosi direttamente ai contestatori, li ha definiti «un esempio di antidemocrazia», in quanto mossi dal desiderio di «impedire a due personalità politiche di parlare»; l’esponente del Pd invece li ha sostanzialmente apostrofati come «squadristi».

Dal momento che i tg non hanno minimamente spiegato il motivo della contestazione, dando invece ampio spazio alla solidarietà bipartisan e alla reprimenda di Napolitano, abbiamo pensato che forse era il caso di riassumere, fatti alla mano, perché qualche decina di cittadini armati di agende rosse si è sentita in dovere di gridargli in faccia: «Fuori la mafia dallo Stato». Ricordiamo infatti che Schifani – grazie ad una casta di giornalisti asserviti – finora non ha mai dato risposte esaustive sul suo passato, denunciando anzi in molti casi chi gli poneva delle domande al riguardo (ha chiesto un risarcimento di 1.750.000 euro a Marco Travaglio per la famosa intervista rilasciata a Che tempo che fa e 720.000 euro a Il fatto quotidiano per l’inchiesta sul palazzo abitato dai boss) e trincerandosi dietro il silenzio, vagamente omertoso. Come quelli che oggi l’hanno contestato, attendiamo risposte che fughino i (molti) dubbi.

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Comments
8 Responses to “Il dovere di contestare”
  1. tommaso ha detto:

    un nuovo Andreotti insomma…

  2. Giuseppe Piazzese ha detto:

    A mio giudizio in Italia siamo giunti ad un punto in cui ci deve essere una presa di coscienza politica del problema della libertà di parola e di pensiero e dei metodi di confronto. Se volete potete trovare un mio giudizio al seguente indirizzo: http://giuseppepiazzese.wordpress.com/2010/09/05/i l-timore/

    • conaltrimezzipd ha detto:

      ConAltriMezzi si trasferisce su http://www.conaltrimezzi.com/
      Dopo un breve periodo di transizione rimarrà in linea solamente il nostro nuovo sito come unico indirizzo web ufficialmente legato e gestito dalla redazione di ConAltriMezzi, mentre questo vecchio blog verrà eliminato. Si chiude un capitolo per aprirne immediatamente un altro. Cogliamo inoltre l’occasione per dire che ConAltriMezzi ha in serbo altri progetti per il nuovo anno: nuove uscite, nuove iniziative, nuove collaborazioni. A cominciare dalla nostra nuova casa. Perciò continuate a seguirci su CONALTRIMEZZI.COM, iscrivetevi alla newsletter e supportateci attraverso la nostra pagina di Facebook.
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  1. […] scrivere e pubblicare un articolo in risposta al collega Alessandro Bampa ed al suo ultimo articolo Il dovere di Contestare, esatto, perfetto, conciso ed esaustivo, all’interno del medesimo blog? Perché non trovo […]

  2. […] la dotazione di bombe per i nostri caccia? Piero Fassino – quello che definì «squadristi» i contestatori di Renato Schifani armati di agende rosse – pensa «che il Parlamento debba discuterne», visto che «è sbagliato parlare di guerra, […]

  3. […] e del pompiere cerchiobottista in nome dell’assurdo «dialogo» invocato da noti statisti come Renato Schifani. Come l’opposizione, quella che ha sempre permesso il berlusconismo in politica – cioè il […]

  4. […] e acclamato dal suo popolo, che Massimo Fini, senza alcuna ipocrisia, dice di preferire ad un Renato Schifani che spunta fuori dalle urne di una democrazia fiacca, malata e […]

  5. […] e acclamato dal suo popolo, che Massimo Fini, senza alcuna ipocrisia, dice di preferire ad un Renato Schifani che spunta fuori dalle urne di una democrazia fiacca, malata e […]



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