Antonio Pennacchi-Canale Mussolini

di Tommaso De Beni.

 

Negli anni ’50 in nome del realismo socialista e di una letteratura civile e impegnata venne rifiutato (almeno inizialmente) un capolavoro come Il Gattopardo. Ultimamente, invece, pare che la rievocazione storica sia di moda, soprattutto se ha come protagonista diretto o indiretto quel mascellone di Benito Mussolini, il Duce (o Truce, come lo chiamava Gadda); penso per esempio all’acclamatissimo film Vincere di Marco Bellocchio e al romanzo di Antonio Pennacchi insignito del Premio Strega, che il cognome pesante se lo porta addirittura nel titolo, Canale Mussolini, appunto. Di solito si dice “conoscere il passato per capire il presente” e credo che questo saggio motto valga anche nel caso di Pennacchi, l’impressione però, o se si vuole, il rischio, è che il passato e la storia (sia quella con la esse maiuscola sia quella dei proletari e della gente comune) rappresentino una sorta di realtà virtuale in cui rifugiarsi per fuggire dall’infausto presente, un po’ come il genere fantasy o fantascienza.

Canale Mussolini è comunque un bel libro, scritto in una lingua volutamente semplice e sgrammaticata, che sembra influenzato, almeno nella prima parte, da alcune grandi prove cinematografiche come Piccolo Grande Uomo, Novecento e Il giovane Mussolini (film per la Tv).

La cornice letteraria è quella di un vecchio che, intervistato, racconta la storia sua e della sua famiglia di mezzadri, della vita povera di una volta, delle migrazioni interne degli anni ’20-’30 del Novecento in Italia, dalle campagne padane a quelle laziali bonificate dell’Agro Pontino (canale Mussolini è effettivamente il nome del canale creato in quegli anni con le bonifiche). È un libro perfetto per ripassare la storia e, grazie alla cornice, confrontarla con il presente in un continuo salto tra campagna e città, contadini e operai, vecchio e nuovo.

Un libro sulle nostre radici, facilmente strumentalizzabile sia dalla destra che dalla sinistra, ma ancorato alla dialettica tra moderno e antimoderno tipica del Novecento e per questo è, alla fin fine, nonostante la sua bellezza, un libro che non dice niente di nuovo.

Antonio Pennacchi, Canale Mussolini, Milano, Mondadori, 2010.
Vincitore dell’edizione 2010 del premio
Strega.

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