Lost è morto, viva lost!

Lost

di Tommaso De Beni.

Il 2010 è l’anno della fine. La fine dell’era Lippi in nazionale, la fine dell’idillio politico tra Fini e Berlusconi e anche la fine del famoso telefilm Lost.
Lost è finito appena in tempo. Possono pure dire, gli sceneggiatori, che era tutto previsto fin dall’inizio, ma in realtà dopo la quarta serie c’è stata una forte crisi, dovuta al calo degli ascolti e allo sciopero degli sceneggiatori; secondo J.J. Abrahms, il regista, già autore del telefilm Alias e del terzo episodio di Mission Impossible, che adesso ha già pronto un nuovo telefilm da lanciare, la serie doveva durare almeno otto stagioni, l’idea iniziale era addirittura di sedici.

Ma i soldi contano e la crisi economica incide anche sui telefilm, per cui i produttori guardano agli incassi e prendono decisioni a volte drastiche e impopolari, come nel caso dei talentuosi 24 (con Kiefer Sutherland) e Flash Forward, quest’ultimo tagliato per mancanza di fondi addirittura dopo una sola stagione. Anche Lost, nonostante si proponesse come telefilm diverso dal solito, un telefilm che racconta una storia che prima o poi deve pur finire, ha dovuto seguire la logica del mercato ed ha deciso di fermarsi alla sesta stagione, diminuita qualitativamente, ma caricata di aspettative per le risposte che doveva fornire, risposte che non riguardavano solo la trama del telefilm ma addirittura la vita dei telespettatori.
La novità di Lost è stata la sua interattività, i motivi del suo successo sono gli stessi delle numerose parodie, cioè una trama eccessivamente complicata e un andamento narrativo frenetico e nervoso, nonché vari riferimenti alla filosofia e alla religione e la volontà di sconvolgere ed interrogare lo spettatore, più che divertirlo o intrattenerlo. Del resto queste due tendenze sono anche due modi di intendere il cinema, anche se entrambi i modi devono poi rispondere all’esigenza di fare cassa.
Ed è andata come doveva andare: l’ultima puntata è stata seguita da milioni di telespettatori, ha fatto ascolti record in tutto il mondo, anche quando Rai Due, per ultima, l’ha mandata in onda. Ma Lost mica è finito lì. Perché la forza di questo telefilm sta nelle migliaia di siti e blog a lui dedicati, cresciuti come funghi dal 2004 ad oggi, ricchi di dibattiti anche ermeneutici, tanto che pare che le ipotesi dei fan abbiano influenzato gli stessi sceneggiatori della serie.
E poco importa se molti sono stati delusi da come è andata a finire (alcuni giornali liberal hanno parlato di finale “troppo cristiano”, ma a voler essere pignoli si tratta piuttosto di platonismo o neoplatonismo) perché tanto non possono ribellarsi non seguendo più il telefilm, l’unica cosa che possono fare è sfogarsi su internet confrontandosi con gli altri telespettatori, che è proprio ciò che vogliono gli autori e ciò che terrà in vita Lost per molto tempo ancora.
Lost sarà veramente finito solo quando non se ne parlerà più, ma a giudicare da internet e considerando la possibilità di un film, ciò non accadrà prima di qualche anno.

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