Mauro Covacich – L’amore contro

di Tommaso De Beni.

Un bulimico obeso depresso e misantropo incontra per caso una prostituta: è amore a prima vista, anche se a senso unico, in quanto lei non è certo innamorata, è solo in qualche modo incuriosita.
Le vicende dei due protagonisti si incrociano con quelle di altri personaggi, che vengono presentati uno alla volta non da una voce narrante esterna e onnisciente, bensì tramite la tecnica dell’immedesimazione, un po’ come capita in molti romanzi di Philip K. Dick (per esempio La svastica sul sole, The man in the high castle) e un po’ come in America oggi (Short cuts) di Altman, il film che mette superbamente insieme alcuni racconti di Raymond Carver, anche se in realtà in Covacich la tenuta d’insieme scricchiola, in quanto il protagonista parla in prima persona nei capitoli a lui dedicati, mentre negli altri ci sono vari personaggi (ogni capitolo un personaggio) che vengono presentati in terza persona o al limite vengono fatti parlare in prima persona tramite l’espediente di finte lettere o conversazioni telefoniche. I pensieri e le azioni del protagonista precipitano sempre più in un gorgo paranoico, fino al finale shock alla Easton Ellis.

I modelli dunque sono evidentemente tutti americani, l’unico modello italiano sembra quello del filone pulp anni ’90 (il quale però è a sua volta figlio dei film di Tarantino e dei libri di Stephen King, si veda ad esempio l’esordio narrativo di Ammanniti) anche se nel caso di Covacich si tratta piuttosto di un pulp edulcorato e ricoperto di una patina emotiva-sentimentale non rara nei romanzi italiani anni ’90 da Baricco alla Tamaro, ma in questo caso più che di modello si tratta di tendenza.
La lingua è volutamente piatta, ricca di frasi fatte come «Hai preso un granchio» o «Seminare il panico» o di battute in stile film poliziesco come «Stavolta mi beccano»: siamo dunque ancora dentro a quel fenomeno caratteristico di un certo tipo di postmoderno anni ’90 che Calabrese ha definito global novel e che consiste nel costruire romanzi dotati di temi e linguaggio neutri e universali, facilmente traducibili e quindi facilmente vendibili, che non lascino trasparire localismi, siano essi di tipo linguistico (uso del dialetto) o di tipo tematico o financo geografico (la città è una qualsiasi città e i fatti possono succedere a chiunque nel mondo). Insomma ancora una volta la letteratura italiana tende a sterilizzarsi per evitare di sentirsi troppo “provinciale” nei confronti del grande modello statunitense.

Mauro Covacich, L’amore contro, Torino, Einaudi, 2001.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: