Dovuti chiarimenti

di Marco Vezzaro.

Oggi in manifestazione sono stato apostrofato in malo modo, reo di aver scritto, nel mio articolo precedente, che durante la contestazione alla visita del premier in Piazza Antenore, i manifestanti avrebbero lanciato Sampietrini sulla polizia.
Vorrei scusarmi se sono stato poco chiaro, se qualcuno è stato offeso dalle mie parole, se qualcuno ha sentito delegittimato il suo lavoro dal mio tono rabbioso: forse mi sono spiegato male.
La frase che ho scritto è la seguente:

Qualcuno, qualche grandissima testa di cazzo, secondo quanto è riportato dai fetidi giornali locali che ci ritroviamo, ha lanciato dei sampietrini contro la Polizia, ricevendo come pronta risposta una carica.

In questa frase affermo chiaramente che alcuni giornali locali che io definisco fetidi, dunque di qualità infima, dunque inaffidabili, riportano che i manifestanti avrebbero lanciato sampietrini e ricevuto come risposta una carica dei celerini. I giornali. Non io.
Non sono io a dire dei sampietrini. Perché mi sono informato, prima di scrivere certe cose; non sono un infame, non sono Feltri. So che la notizia dei sampietrini non è vera. Molti hanno frainteso quel che volevo dire e a questo punto credo che la colpa sia mia e della mia poca chiarezza, me ne assumo le responsabilità.
Vorrei, allora, chiarire alcune cose.
Fra le critiche che mi sono state mosse, c’è anche quella di essere stato inopportuno, di aver cercato il pelo nell’uovo, di aver dato peso a una minuzia quando è il caso di preoccuparsi di ben altro nella direzione opposta.
Forse.
Ma l’ho fatto perché tengo a questa contestazione, tengo alla protesta, la condivido ed è per questo che oggi ho esercitato il mio diritto a manifestare, diritto contestatomi dalla stessa persona di cui parlo sopra. La critica, e soprattutto l’autocritica, la ritengo fondamentale in una battaglia dura come questa. Ho contestato il gesto del petardo e rimango della mia idea. Non mi importa se precedente o posteriore alla carica sproporzionata dei mastini della celere, credo che non ci si dovesse abbassare a rispondere con la violenza; non noi, che ci vantiamo di farci strada con la sola forza delle nostre idee.

Lo ripeto: mi scuso con chi si è sentito offeso, con chi ha pensato che stessi infamando chi si è presentato davanti alla polizia con le mani alzate, mi scuso anche con la persona che mi ha aggredito verbalmente oggi in manifestazione, e spero che ora abbia capito la mia posizione. Mi sono spiegato male, lo riconosco e faccio marcia indietro. Continuo a credere che il petardo invece non sia solo un petardo, ma un grave errore.

La mia tesi è questa, e non fa violenza a nessuna verità; è solo un’opinione, basata su una verità comune, e si può essere d’accordo con me o meno, ma difendo con forza il mio diritto ad esprimerla, ad urlarla se necessario, e a sentirmi in ogni caso parte legittima di questa protesta.

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