Il testamento di Mario

di Tommaso De Beni.

Ho spergiurato su Dio e sul mio onore e no, non ne provo dolore. […]
L’invidia di ieri non è già finita: stasera vi invidio la vita.
Fabrizio De André.

Lunedì sera, durante Vieni via con me, Fabio Fazio ha dato la notizia della morte del grande regista Mario Monicelli. È stata la prima mazzata. Poi il programma è proseguito ed ho cercato di non pensarci più, ma la mattina dopo, durante la protesta studentesca, nel gelo di fine novembre, parlando con alcuni compagni (o colleghi, se preferite l’espressione da colletti bianchi), è arrivata la seconda mazzata, cioè la notizia che il maestro si è suicidato. Ora io vorrei parlare di cinema, del suo cinema, e invece , un po’ per colpa della nostra benemerita classe politica, un po’ per rispondere all’articolo Il suicidio di un vecchio del collega Bullado, devo intervenire sulla polemica “suicidio sì- suicidio no, eutanasia sì- eutanasia no”. Innanzitutto devo dire che la parlamentare radicale (eletta nel PD) Paola Bernardini, che ha invitato la classe politica a riflettere sul caso Monicelli e sul tema della cosiddetta “dolce morte” (cioè l’eutanasia) ha sbagliato due volte: in primo luogo perché ha associato due comportamenti, due problemi, che secondo me vanno distinti, cioè il suicido e l’eutanasia, in secondo luogo perché ha offerto un assist clamoroso alla solita Binetti che ha sfoderato la solita retorica bigotta della difesa della vita, uscendo tra l’altro vincitrice nella disputa, dato che in Italia chi alza la voce ha sempre ragione. Non mi interessa se quello che ho detto e che dirò viene considerato retorico, per me la vera retorica è parlare di “family day” e “pro-life”: la vita va difesa sempre, va bene, ditelo alla mafia che la vita va difesa sempre. È la stessa retorica del “governo del fare”, a me non interessa il fare, mi interessa semmai il “fare bene”, lo stesso vale per la vita, è importante essere capaci di apprezzarla fino in fondo, nel bene e nel male, ma è importante anche avere la possibilità di viverla nel miglior modo possibile, se questa possibilità non c’è non mi sento di giudicare certe scelte, l’importante è che almeno ci sia la possibilità di scelta. Per quanto riguarda il gesto di Monicelli, a me piace pensare che invece di morire lentamente abbia preferito andarsene sbattendo la porta, come ultima supercazzola ai danni di un’umanità sempre troppo bischera. Io non parlo bene di lui perché è morto e nemmeno per il suo gesto, parlo bene di lui per la sua filmografia, perché ammiravo la sua personalità forte, autoritaria (autoritarismo di sinistra, però), la sua coerenza, il suo coraggio, la sua lucidità, il fatto che era una di quelle persone che si vorrebbe non morissero mai, come Gaber o De André e soprattutto per la sua giovinezza mentale che mi impedisce di pensare che se ne sia andato un vecchio.

Il suo amico e collega Dino Risi diceva che per legge bisognerebbe non andare oltre agli 80 anni, lui invece a 80 e anche 90 anni (Le rose del deserto è del 2006)  ha continuato a sfornare dei grandissimi film, lui amava la vita e dichiarava sempre di aver paura della morte perché era certo che dopo non ci fosse nulla; se avesse potuto avrebbe vissuto e fatto cinema fino a 150 anni, o almeno mi piace pensarla così. E mi piace pensare, inoltre, che non sia un caso che la notizia della sua morte si sia fusa con quella della protesta studentesca in tutta Italia, dato che egli non esitava a considerarsi ancora comunista e dato che nelle sue ultime interviste si lamentava del fatto che gli italiani non sappiano fare la rivoluzione e incitava i giovani e il mondo della cultura a ribellarsi. Questi sono i motivi per cui dovrebbe essere ricordato, secondo me, oltre che ovviamente per i suoi film. Come La Grande Guerra (1959), in cui i due protagonisti, dopo aver cercato per tutto il film di evitare i combattimenti, vengono fucilati dal nemico morendo da eroi da un lato casualmente, dall’altro però accettando «il caso e il destino» (per dirla alla Musil o alla Luperini); o come  Amici miei (1975 e 1982), in cui i protagonisti organizzano scherzi per fuggire alla miseria esistenziale (e forse alla vecchiaia) e quando uno di loro (il Perozzi) muore, gli altri si sentono in qualche modo traditi, ma non rinunciano agli scherzi e al riso nemmeno al suo funerale. E, sempre in Amici miei (considero Atto primo e Atto secondo come un unico film), non si può non ricordare la scena in cui la moglie del conte Mascetti tenta il suicidio suo e l’omicidio di consorte e figlio aprendo il gas e lasciandolo aperto per tutta la notte, ma fallisce poiché hanno tagliato il gas e il marito si sveglia la mattina come nulla fosse e non sa e non saprà mai del gesto tragico della moglie.

O ancora, tanto per citare alcuni film in cui si può trovare il tema del caso e della morte e in cui l’amara ironia colpisce come una sberla, ne Un borghese piccolo piccolo (1978), quando il figlio viene ammazzato durante una sparatoria, colpito per sbaglio, proprio mentre la madre, a casa, prega perché il colloquio di lavoro vada a buon fine e lui venga assunto. Ed infine (ma credo che l’elenco potrebbe continuare a lungo), in Parenti serpenti (1992) segnalo la tragica fine dei due anziani genitori morti in un incendio in seguito all’esplosione di una stufa che i figli non avevano voluto cambiare per risparmiare soldi, anzi, se non ricordo male la stufa a gas era stata volutamente manomessa dai figli, di tacito accordo, per sbarazzarsi degli ingombranti genitori in prossimità di Capodanno.

Se c’è una cosa che il cinema di Monicelli dovrebbe averci insegnato è il senso del tragico, che va compreso, assimilato, magari anche combattuto (o solo celato?) col riso, comprendere la tragedia umana che ci può essere dietro a cose apparentemente buffe, come ci aveva già detto Pirandello nel saggio Lumorismo. In fin dei conti, forse il segreto è di non prendersi troppo sul serio, di non prendere troppo sul serio nemmeno la morte.

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Comments
3 Responses to “Il testamento di Mario”
  1. Marco Monicelli ha detto:

    Lasciatemi in pace!
    Non avete la minima idea di come stanno qui “le cose”…

    • Tommaso ha detto:

      commento di pessimo gusto…

    • conaltrimezzipd ha detto:

      ConAltriMezzi si trasferisce su http://www.conaltrimezzi.com/
      Dopo un breve periodo di transizione rimarrà in linea solamente il nostro nuovo sito come unico indirizzo web ufficialmente legato e gestito dalla redazione di ConAltriMezzi, mentre questo vecchio blog verrà eliminato. Si chiude un capitolo per aprirne immediatamente un altro. Cogliamo inoltre l’occasione per dire che ConAltriMezzi ha in serbo altri progetti per il nuovo anno: nuove uscite, nuove iniziative, nuove collaborazioni. A cominciare dalla nostra nuova casa. Perciò continuate a seguirci su CONALTRIMEZZI.COM, iscrivetevi alla newsletter e supportateci attraverso la nostra pagina di Facebook.
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