Alessandro Piperno- Persecuzione

di Alessandro Macciò.

Nel racconto La favola della vita vera (2007), Alessandro Piperno narrava le vicende di un ragazzo ebreo (Tati), afflitto da una malattia al sistema immunitario e dall’opprimente sorveglianza della madre. Questi temi, variamente disposti e sviluppati, ritornano anche nel romanzo Persecuzione: i coniugi Pontecorvo sono ebrei e provengono da famiglie soffocanti; Leo, in particolare, è un oncologo infantile che cura con grande solerzia e professionalità i suoi piccoli malati. Tali somiglianze aiutano a circoscrivere gli ambiti d’interesse di Piperno, ma per il resto la narrazione si svolge in maniera opposta: tanto era delicata, favolosa e descrittiva la storia di Tati, tanto è cruda, ironicamente beffarda e riflessivamente analettica la vicenda umana di Leo.

La cronaca in presa diretta si svolge a Roma, dal luglio 1986 alla fine dell’estate 1987. In realtà, sono ben pochi gli eventi che scandiscono questo lasso di tempo: Leo, stimato professionista e padre di famiglia, è accusato dello stupro di una dodicenne; vittima del conseguente attacco mediatico, si rinchiude nello scantinato di casa, tagliando ogni legame col mondo esterno (anche con la moglie e i due figli), e precipita nel baratro della follia. Ciò che rende interessante la storia e ne svela le cause sono i ricordi: nella prima parte, il “Narratore” ricostruisce la giovinezza di Rachel e Leo, il loro matrimonio e la loro amicizia con i coniugi Albertazzi, descrivendo il contesto altoborghese in cui vivono; la seconda parte ricorda la vacanza invernale nel paese svizzero di Anzère, in cui avviene lo scambio di lettere fra Leo e Camilla, la fidanzatina di suo figlio Samuel; nella terza parte, Leo rievoca l’adolescenza condivisa col suo miglior amico Herrera, chiamato ora a difenderlo nel processo in cui è imputato; la quarta e ultima parte fa luce su alcuni episodi di vita domestica e su un viaggio a Londra che evidenzia come, nel rapporto fra Leo e i suoi due figli, qualcosa si fosse rotto già prima degli scandali giudiziari.

Insomma, non è un caso se il libro è il primo episodio di un dittico complessivamente  intitolato “Il fuoco amico dei ricordi”: il lettore assiste a una continua (e meravigliata) presa di coscienza retroattiva da parte dei personaggi, che individuano in alcuni episodi del passato le cause della loro infelice condizione. In questo percorso, i personaggi sono presi per mano da un “Narratore” di manzoniana memoria, che manipola con sapienza la successione degli eventi e stabilisce un dialogo continuo fra passato e presente: la sua voce interrompe i dialoghi con digressioni più o meno ampie; anticipa la soluzione di un evento o ne lascia in sospeso la spiegazione, posticipandola; assume la prospettiva di diversi personaggi, in un continuo dialogo segnato da impercettibili slittamenti di narratario; soprattutto, dice di aver personalmente disposto i disegni che corredano il testo, svelando una partecipazione materiale alla pubblicazione dell’opera (il cui motivo non è chiarito). Del resto Persecuzione, che pure descrive una vicenda perfettamente credibile e uno scenario fedele alla realtà degli anni ’80, non è privo di episodi interlocutori: la consegna dei disegni a Leo e la sparizione della prima domestica dei Pontecorvo (Carmen), appena accennata, rimangono avvolte nel mistero; più in generale, la veridicità dei ricordi è sovente messa in dubbio dall’incertezza e dal turbamento interiore di Leo.

Come s’è visto, Piperno conduce la narrazione in maniera assai originale, e lo fa con una certa noncuranza, senza sentirsi in dovere di darne conto al lettore. Egli non si fa problemi ad anticipare (o per lo meno far intuire) l’epilogo delle vicende narrate: come in un giallo, l’importante non è la soluzione ma la ricostruzione, cioè la catena di cause e concause che la provocano e, implicitamente, la spiegano. Ciò si riflette anche sullo stile di scrittura: spesso Piperno cita en passant dati fondamentali della storia e si dilunga su dettagli (apparentemente) marginali, oppure introduce una vicenda, la sviscera e poi dà conto del suo esito in poche righe, mettendo a dura prova l’attenzione del lettore. Il linguaggio, nel complesso abbastanza uniforme, registra alcuni sbalzi improvvisi: in particolare quando il narratore riporta i pensieri dei personaggi con la tecnica del discorso indiretto libero, quando affronta argomenti sessuali, o ancora quando ricorre al sarcasmo di fronte a vicende particolarmente incresciose. Questa varietà di situazioni trova riscontro nella figura di Leo, vittima, per così dire, di un doppio sdoppiamento: il primo, “sincronico”, riguarda il contrasto fra successi professionali e incapacità di gestione famigliare; il secondo, “diacronico”, riguarda il contrasto fra ciò che Leo è diventato e ciò che Leo è stato in passato. Questo secondo sdoppiamento acuisce la nostalgia di Leo e provoca la sua reazione, che si risolve nell’isolamento volontario (tema affrontato anche da Niccolò Ammaniti nel recente Io e te) e in una schizofrenica alternanza di rabbia e rassegnazione, descritta con sorprendente capacità di penetrazione psicologica da Piperno.

Alessandro Piperno, Persecuzione, Mondadori, 2010

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