La necessità di essere antiberlusconiani

di Alessandro Bampa.

Questo articolo è dedicato a tutti quelli che «attaccarlo sul piano personale non serve a nulla», a quelli del «non bisogna cavalcare i suoi problemi con la giustizia», a quelli secondo cui «lo puoi sconfiggere solo sul piano politico», perché altrimenti «lo rafforzi e basta». Insomma, è scritto per tutti coloro che giudicano l’antiberlusconismo il miglior sostentamento per l’attuale presidente del Consiglio. Mai come col caso Ruby infatti tale linea risulta essere razionalmente destituita di ogni fondamento: è proprio l’antiberlusconismo che può permettere di mandarlo a casa politicamente.

Come si fa a parlare di proposte politiche quando il premier viene accusato di aver concusso i funzionari della questura milanese per coprire in primis i suoi incontri ravvicinati con bastimenti di gnocca del terzo tipo, anche minorenne? Semplicemente riaffermando l’art. 3 della Costituzione e l’uguaglianza di tutti i cittadini, anche di fronte alla legge. È infatti accettabile che un uomo dello Stato usi la minaccia data dalla sua carica pubblica per nascondere i suoi vizi quantomeno compromettenti? Politicamente parlando, Berlusconi con quella telefonata ha solo dimostrato la sua concezione oligarchica della politica: i servitori della cosa pubblica sono sottoposti in toto ai desiderata dei potenti di turno, alla facciaccia del comune cittadino, soggetto senza scampo ai vari poteri stabiliti dallo Stato. La cosa è resa ancor più evidente dal dispiegamento di ministri e sottosegretari, costretti ad assurde difese del capo satiriaco, al posto di occuparsi di ciò cui devono sovrintendere, come se il capo del Governo già non avesse i suoi portavoce e i suoi avvocati, peraltro pagati anch’essi dal contribuente. Quello che invece non vedrà mai la Gelmini, la Brambilla, Alfano o la Santanchè battersi in tv come dei leoni per i suoi miseri diritti.

Come inserire nel dibattito politico i deliri sulla giustizia di Berlusconi? Ribadendo il solito articolo 3. Qui il ragionamento è un po’ più lungo: si deve partire dalla spiegazione ai distratti cittadini italiani dell’esistenza della separazione dei poteri (artt. 101 e 104), per parlare poi dell’obbligatorietà dell’azione penale (art. 112) e dei veri casi in cui si applica l’immunità parlamentare (art. 68), passando infine a descrivere la vera funzione del tribunale dei ministri e quindi la competenza territoriale. Questo breve corso accelerato di procedura penale permetterebbe di arrivare a smontare l’assurda linea difensiva dell’indagato, quella riassumibile con la celebre frase di Raz Degan, «sono solo cazzi miei»: basterà infatti prendere l’esempio di Michele Misseri, lo zio di Sarah Scazzi che l’avrebbe uccisa nel suo garage, e chiedere ai cittadini se anche quell’omicidio alla fine non fosse una vicenda privata, scoperta solo perché i pm si sono messi a guardare dal buco della serratura, magari istituendo un parallelo tra la violenza presumibilmente perpetrata dallo zio ai danni della nipote e quella  del premier ai danni di una ragazza minorenne (anch’essa per ora solo presunta, sia chiaro). A questo punto, per distruggere definitivamente tutte le balle sull’invasione della privacy, si citerebbero gli artt. 14 e 15 della Costituzione (che, lo ricordiamo, per tutti gli altri cittadini è in vigore), riaffermando infine il punto fondamentale, l’importanza politica del solito primo comma dell’articolo 3, tanto odiato da Berlusconi: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali».

Come si può portare sul terreno politico il ruolo nella vicenda della consigliera regionale lombarda Nicole Minetti? Ricordando tranquillamente lo scandalo delle leggi elettorali – come quella lombarda con lista bloccata per 16 consiglieri su 80 e il porcellum di calderoliana memoria – che prevedono nomine al posto di elezioni e le loro conseguenze. Rammentando cioè le cooptazioni (sempre più sostenute da Berlusconi) che sono andate a sostituire le indicazioni dirette da parte del cittadino elettore, responsabili della presenza nelle stanze dei bottoni italiane di raccomandati completamente inadeguati alle funzioni che devono svolgere, incompetenti su ciò su cui sono chiamati a decidere, dunque utili al loro benefattore in altri modi, spesso non troppo chiari. Prendete l’esempio specifico citato: cosa ha a che fare con il Consiglio regionale della Lombardia una 25enne ex valletta ed igienista dentale? Già, proprio nulla. Tant’è che in quasi un anno di attività, ha firmato solo 2 proposte di legge, come l’ex fisioterapista di Berlusconi e del Milan di Sacchi, Giorgio Puricelli, anche lui cooptato nel listino blindato di Formigoni. Inutile parlare a questo punto dello svilimento della politica e del suo progressivo decadimento o ricollegarsi al tema del secondo paragrafo, la «concezione oligarchica della politica», anzi padronale. Ecco allora che i consiglieri pagati con soldi pubblici 12.000 euro al mese diventano papponi e pr per il giovane premier, facendo altro rispetto a quello per cui sono effettivamente pagati.

Il nocciolo della questione infatti è proprio questo: al di là delle cazzate sesquipedali che ogni giorno ci vengono raccontate, il nocciolo del berlusconismo sta proprio nel voler usare la politica per i suoi fini che, nel caso specifico di Berlusconi, non hanno mai coinciso con la tanto vulgata «rivoluzione liberale», bensì col poter fare ciò che vuole, in barba a tutte le leggi. Ecco che infatti – al di là dello scudo fiscale e della riforma Gelmini – di questo governo e dei suoi precedenti ci sono da ricordare solo i tentativi di salvare il capo dai suoi processi con l’abrogazione subliminale dell’art. 3 (vedi lodo Alfano e legittimo impedimento, preceduti dal lodo Schifani, dalla legge sul falso in bilancio, dalla ex-Cirielli e via discorrendo). Lo conferma – oltre che le parole dello stesso Berlusconi a Enzo Biagi («Se non entro in politica mi arrestano») e di Fedele Confalonieri (25/06/00: «La verità è che se non fosse entrato in politica, se non avesse fondato Forza Italia, noi oggi saremmo sotto un ponte o in galera con l’accusa di mafia») – la nuova idea di abbassare la maggiore età, quella che potrebbe diventare la nuova emergenza nazionale come già furono il processo breve e la mannaia sulle intercettazioni. Chiaro che per poter realizzare questo vero e proprio piano politico serva un esercito di persone da sistemare nei luoghi giusti – come gli avvocati in Parlamento (i Ghedini vari ed eventuali) e i giornalisti in tv e sui giornali (i Fede e i Signorini nello specifico) –, magari garantendo loro uno stipendio pagato coi soldi di tutti per ringraziarli dei servizietti offerti e dei segreti mantenuti (ecco forse spiegato cosa ci fa la Minetti nel Consiglio della Lombardia).

Questa è l’essenza del berlusconismo: piegare la politica ai voleri del capo con un apposito sistema, in palese contrasto con la Costituzione (oltre che con la decenza). Non serve molto per capirlo, basta analizzare con tranquillità e un minimo di cognizione di causa le magagne che tale macchinazione incontra nell’unica parte ancora sana del Paese, la Carta costituzionale, lo strumento politico – necessariamente antiberlusconiano data l’allergia che il premier prova per lei – in grado di sconfiggerlo in due secondi, in quanto propugnatrice di una società (e quindi di una politica) diversa.

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Comments
9 Responses to “La necessità di essere antiberlusconiani”
  1. paba ha detto:

    ma chissene se scopa minorenni e piazza igeniste dentali in consiglio regionale! il problema è che l’Italia non cresce, i mercati finanziari ci guardano sempre peggio e i nostri rappresentanti parlano di immunità e di ruby! stiamo perdendo tempo! anche i cani sanno che per crescere bisogna investire in ricerca/università ed avere i bilanci in ordine non serve a niente se l’economia non riparte.. ne avrebbe a palate di argomenti concreti l’opposizione ma sono loro i peggiori in tutto ciò! sono sempre i soliti vecchiacci non si possono più sopportare, vorrei votare una persona con un curriculum un minimo credibile.. sono talmente disperato che spero quasi ci sia la marcegaglia alle prossime elezioni

    • conaltrimezzipd ha detto:

      ConAltriMezzi si trasferisce su http://www.conaltrimezzi.com/
      Dopo un breve periodo di transizione rimarrà in linea solamente il nostro nuovo sito come unico indirizzo web ufficialmente legato e gestito dalla redazione di ConAltriMezzi, mentre questo vecchio blog verrà eliminato. Si chiude un capitolo per aprirne immediatamente un altro. Cogliamo inoltre l’occasione per dire che ConAltriMezzi ha in serbo altri progetti per il nuovo anno: nuove uscite, nuove iniziative, nuove collaborazioni. A cominciare dalla nostra nuova casa. Perciò continuate a seguirci su CONALTRIMEZZI.COM, iscrivetevi alla newsletter e supportateci attraverso la nostra pagina di Facebook.
      Follow us! Alla prossima.

  2. ugigiancaspro ha detto:

    “Come inserire nel dibattito politico i deliri sulla giustizia di Berlusconi?”
    ahah, anch’io avevo pensato lo stesso: voglio dire si sapeva che Berlusconi sparava cazzate a raffica da tempo oramai, che quel suo sorriso fintissimo e tiratissimo non rassicurava più nessuno,ma che fosse pure uscito di senno…

  3. tommaso ha detto:

    Personalmente io sono uno di quelli che pensano che finché non ci saranno proposte politiche serie alternative Berlusconi vincerà sempre, penso anche che sia inutile insistere sui suoi problemi con la giustizia, la colpa che gli si imputa nel caso Ruby rischia di essere, agli occhi dell’opinione pubblica, il fatto che gli piace la gnocca; ovvio che non è così e che in qualsiasi altro paese sarebbe già in galera o comunque non sarebbe certo in politica, però bisogna rendersi conto della realtà italiana ancora postmoderna e legata troppo all’immaginario televisivo. Io m’immagino la prossima campagna elettorale con slogan come “w la figa” , penso che serva non una rivoluzione politica ma una rivoluzione culturale e antropologica. Adorno scriveva: “In una società comunista la gente non sente il bisogno dell’industria culturale”, è questo il punto: non arrestare Berlusconi quanto piuttosto spegnere per sempre la Tv.

    • ugigiancaspro ha detto:

      mah… io arresterei berlusconi dopo aver spento la tv. E cmq non c’è molto da dibattare. Uno commette un reato, punto. la legge è uguale per tutti, punto. Che le cose si facciano senza fare troppo rumore. Anche perchè insieme all’immagine del nostro premier si sporca anche quella del nostro paese. Chissenefrega? beh, un po’ mi frega.

      l’alternativa a berlusconi non c’è? Le cose non cambieranno? staremo peggio, staremo meglio? Questo è un altro discorso, il punto è che un uomo ha commesso un reato, probabilmente, quindi che si indaghi e che sconti la sua pene,ops pena. Utopistico? Cazzo, è la Costituzione!

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