RE: La necessità di essere antiberlusconiani. Troppo poco, troppo comodo.

di Alberto Bullado.

Mi ritrovo per la seconda volta a controbattere ad un articolo del collega ed amico Alessandro Bampa. A questo punto qualcuno penserà che ce l’abbia contro il pensiero antiberlusconiano. Ha ragione. Qualcun altro sospetterà addirittura qualche simpatia del sottoscritto nei confronti di Berlusconi o della sua parte politica. No, qui si sbaglia alla grande. Il fatto è che ritengo l’antiberlusconismo più un vulnus che una virtù, e di conseguenza non lo considero una “necessità”. Da qui la mia di “necessità” di replicare.

Una prima osservazione. Alessandro Bampa, nel suo articolo, come in altri suoi interventi, fa riferimento a precisi fatti di cronaca giudiziaria. Tra le altre cose si parla del caso Ruby epurandolo dal gossip voyeristico e dai dibattiti estetico-morali che hanno affollato le colonne dei giornali. Riportando unicamente le implicazioni legali della vicenda si evince un semplice messaggio: non è vero che si tratta di una mera questione comportamentale. Qui, come in altri casi, Berlusconi ha infranto delle leggi e per questa ragione deve pagare. Benissimo, anche se c’è da dire che, tra tutte le accuse mosse nei confronti del Cavaliere durante i suoi numerosi processi, quelle inerenti al caso Ruby non sono di certo le più gravi. Attenzione, occorre essere chiari: parliamo di sospetti che basterebbero a distruggere qualsiasi leader politico in un qualsiasi altro stato democratico, non lo nego, ma cosa ci fa pensare che in Italia questa sia la volta buona che Berlusconi capitoli per sempre? Non dobbiamo dimenticare che il nostro bel paese è da anni scenario di un Cavaliere affetto da un latente e macroscopico conflitto d’interesse che è passato indenne a scandali dalle implicazioni altrettanto gravi. Altra questione: siamo sicuri di liberarci di tutti i mali di questo paese con la sola capitolazione di Berlusconi? (ma sono certo che Bampa non intendeva dire questo).

Inoltre il mio collega commette implicitamente un errore, una piccola gaffe. Egli scrive: «è proprio l’antiberlusconismo che può permettere di mandarlo a casa politicamente». Sbagliato. Non è l’antiberlusconismo ad avere la possibilità di “vincere la partita” ma la giustizia, il semplice, fisiologico e normalissimo esercizio della legge. Dovremmo quindi dedurre, da quanto dice l’articolo di Bampa, che la giustizia è antiberlusconiana o che la giustizia è tale solo se antiberlusconiana? Io credo proprio di no, ma questo lapsus la dice lunga sull’atteggiamento assunto dall’antiberlusconismo e che nella fattispecie viene raccolto e strumentalizzato dall’area berlusconiana come arma di propaganda (vedi retorica delle “toghe rosse”, della “cospirazione processuale”, “della persecuzione giudiziaria” ecc…). E ne ha ben donde poiché l’assioma antiberlusconiano afferma sostanzialmente che è lo stesso Berlusconi ad essere anticostituzionale o illegale e che come tale spetta alla magistratura farlo capitolare (quando invece basterebbe un’alternativa di governo decente per destituirlo dal governo). A mio parere, tra le varie colpe dell’antiberlusconismo, questa è decisamente la più grave: l’aver affibbiato alla magistratura un ruolo politico oltre a quello istituzionale, di fatto “politicizzandola” (involontariamente?…). L’antiberlusconismo ha quindi costretto una funzione pubblica, che sta alla base di una democrazia, a supplire un vuoto civile e politico, la vera anomalia di questo paese. La giustizia difatti si trova nell’imbarazzo di agire come dovrebbe, con tutte le conseguenze del caso, poiché è costretta a lavorare con il peso inopportuno di una precisa missione morale e politica sul groppone: far fuori il Cavaliere. In questo modo l’antiberlusconismo riesce nel suo più grande capolavoro: quello di dare ragione a Berlusconi malgrado abbia torto e di compromettere, tra le altre cose, la tranquillità e la credibilità di una funzione pubblica fondamentale che non deve fare altro che svolgere il proprio compito (e che per la cronaca non è quello di distruggere Silvio Berlusconi ed il suo progetto politico ma garantire i principi giuridici e di costituzionalità di uno Stato di diritto). E questo è decisamente un controsenso che sottolinea, come se ce ne fosse ancora bisogno, il parossismo di cui è schiavo questo paese.

Purtroppo non è finita qui. Spesso l’antiberlusconismo si autoprofessa e si autodeclama come un vero e proprio “dovere”. Al di là dell’arrogante sicumera di un’imposizione politica che si ancora su ortodossi principi etici e morali inalienabili e probabilmente imprescindibili, possiamo anche convergere su alcuni principi. Sì, in un certo senso è “doveroso” non abbracciare le logiche del berlusconismo. Tuttavia l’antiberlusconismo si è ultimamente evoluto in un qualcosa di diverso, di ulteriore, ed oserei dire di più bieco ed integralista, proprio in nome dell’insofferenza. Del resto sedici anni in politica di Silvio Berlusconi iniziano ad essere tanti se non troppi per chiunque. Un paese sano ed istituzionalmente integro avrebbe già opportunamente biodegradato il Cavaliere nel giro di una legislatura, ma non in Italia, proprio perché non si tratta di un paese sano ed istituzionalmente integro (a cominciare, perché no, anche dalla magistratura). Ed è questo passaggio, ma non è il solo, che alle volte manca alla disamina dell’antiberlusconismo. Tuttavia rimane l’esasperazione. Gli italiani, ma soprattutto gli antiberlusconiani, non ce la fanno più. Ecco perché, ora come ora, la dipartita politica di Berlusconi viene recepita come una necessità, ossigeno civile, una condicio sine qua non. Parafrasando: non è umanamente concepibile un futuro per l’Italia con Silvio Berlusconi alla guida del governo (o semplicemente in politica). Ma si tratterebbe di un ragionamento corretto solamente se ci fosse un’alternativa a Berlusconi. E non solo: un’alternativa all’altezza di un paese civile. Domanda: esiste questa alternativa? Io credo proprio di no. Ed in fondo, nella loro atavica frustrazione, lo sanno anche gli antiberlusconiani.

Ecco perché, senza un’alternativa di governo valida, cade il palco dell’antiberlusconismo. La storia del movimento ha infatti assunto negli anni l’aspetto di una vera e propria Antiberlusconeide, ovvero una tragedia che ha dell’epico, la cui narrazione coincide con un’epopea della cilecca. Di qui l’ennesimo comico controsenso. L’antiberlusconismo non fa altro che reiterare il seguente refrain: “quello berlusconiano è il governo peggiore delle democrazie occidentali”. Di conseguenza l’antiberlusconismo, incapace di ribaltare un simile status quo, è il peggior antagonismo civile delle democrazie occidentali. Vale a dire un’ammissione di colpa. Io credo che questo corrisponda sostanzialmente al vero: l’anomalia italiana non coinvolge solamente la corruzione ed il degrado della classe politica ma anche l’entropia, l’autoreferenzialità e l’inefficacia dell’antagonismo civile.

L’antiberlusconismo a mio modo di vedere viene infatti interpretato come la via di riscatto più semplice, diretta e pressappochista da una consistente parte sociale (un punto in comune con le logiche avanzate da soggetti politici populistici come la Lega) cavalcata, tra le altre cose, oltre che da fremiti ideologici non esattamente ottimi (sinistra antiberlusconiana), da cordate di potere che si servono volontariamente dell’antiberlusconismo come di un vero e proprio ariete politico. Un ariete scornato se è vero come sembra che i medesimi intruppamenti hanno portato l’antiberlusconismo a scontrarsi contro un’amara verità: con questi mezzi e con queste premesse non si può, perché non si riesce, a sconfiggere Berlusconi. A tal fine ci si è spesso vaccinati con l’alibi del regime (che trova il tempo che trova data la consistente dimensione dell’industria culturale e massmediatica dell’antiberlusconismo) anziché apprendere l’unica dolorosa lezione dalle medesime docce fredde: le alternative politiche finora messe in campo non sono migliori del re da ghigliottinare. Tant’è vero che in questi ultimi anni, in seguito alle delusioni ed alle macroscopiche falle politiche dell’opposizione, l’antiberlusconismo si è finalmente smarcato da certi respiri politici divenendo un vero e proprio movimento trasversale a se stante (vedi la nascita del Popolo Viola). Ora come ora, l’unico vero partito con uno statuto antiberlusconiano rimane quindi l’Italia dei Valori, espressione diretta di quanto si è detto prima: la magistratura che supplisce il vuoto civile e politico di un paese politicamente incivile (tant’è vero che si tratta di un partito che oltre che vivere dell’ombra di Berlusconi si ciba quasi esclusivamente di una personalità come Antonio Di Pietro e di un probabile subentrante come Luigi De Magistris). Peccato che l’Italia dei Valori, così come altri soggetti politici, con il tempo è entrata a far parte del vulnus antiberlusconiano e nello stesso tempo si è profilata come l’ennesima percentuale di elettorato alla mercè prostituente della partitocrazia italiana.

Ma l’antiberlusconismo ha anche altre colpe. A) Fornisce una retorica autoassolutoria e deresponsabilizzante ad un popolo, come quello italiano, patologicamente entusiasta nell’incolpare terzi della propria inerzia civile. In questo caso l’antiberlusconismo si converte a religione laica, un  rito collettivo da espletare senza essere in grado di produrre un vero e proprio esorcismo. B) Dal punto di vista comunicativo ha contribuito a regredire, assieme ad altri sommovimenti ideologici (berlusconismo, leghismo ecc…), la comunicazione politica, uniformandola ad un linguaggio da tifoseria. C) Intellettualmente parlando l’antiberlusconismo è un assioma insufficiente, incompleto ma soprattutto conformista. Converte perciò l’antagonismo civile in un conformismo alternativo ma ugualmente entropico che alle volte replica i medesimi malcostumi della controparte. D) L’antiberlusconismo riproduce un’ideologia dualistica solo apparentemente antitetica a quella berlusconiana: bene-male, odio-amore, progresso-regresso, legalità-illegalità, civiltà-inciviltà. In questo modo si riduce la disamina del reale in un manicheismo d’etichetta strumentale, banalizzante ed infantile. E) Dal punto di vista logico ed ontologico l’antiberlusconismo, che appare in tutto e per tutto come un sottoprodotto del berlusconismo, non ha finora sortito alcun effetto  determinante. Allo stato attuale delle cose c’hanno guadagnato solo i cantori dell’antiberlusconismo ed il loro bersaglio prediletto. A discapito di chi? Degli antiberlusconiani, si capisce, e di tutti gli italiani. Touché.

In poche parole l’antiberlusconismo fa proprie delle premesse più che condivisibili convogliandole in atteggiamenti e pratiche scorrette e fuorvianti. Ritornando all’articolo di Bampa, se esiste una “necessità” è quella, senza dubbio, di essere “deberlusconizzati”, che è cosa diversa dall’essere “antiberlusconiani”, e cioè evadere dal berlusconismo ideologico, sociale, comunicativo e comportamentale, per poi approdare a contemplazioni alternative, autonome e complete. Invece l’antiberlusconismo appare per lo più come un atteggiamento incompleto per se stesso, scorretto, miope, alle volte addirittura sleale e per tutte queste ragioni controproducente. L’antiberlusconismo, sia come movimento, sia come pratica intellettuale che prassi politica, è un’arma spuntata, logora, inefficace che se riuscisse a colpire a morte i gangli vitali del berlusconismo (secondo me non solo mediante  i processi ma con la rottura delle alleanze politiche: su tutte l’asse di ferro Pdl-Lega) esporrebbe l’Italia ad un pericoloso ed oscuro post berlusconismo a scatola chiusa. A fronte di tutto ciò verrà quindi da chiederci: una volta “morto” Berlusconi, che senso avrà avuto morire antiberlusconiani?


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