Una lezione di vita

di Alessandro Bampa.

La prima vera mazzata psicologica arriva dopo circa mezzora dall’inizio dell’incontro: «Mio fratello è sempre stato convinto che l’illegalità finirà solo quando cesserà il consenso delle nuove generazioni: vi ha passato il testimone». La seconda invece arriva praticamente in chiusura: «Grazie a Paolo e al suo sacrificio, ho avuto il privilegio di girare per il Paese e potere così incontrare l’Italia che prova a costruirsi un futuro. Vi invito a non rassegnarvi mai, è un debito nei confronti dei nostri morti». Due frasi pesantissime quelle di Rita Borsellino, che per tutti i presenti al colloquio pubblico tenutosi al Liviano in aula N giovedì sono significate solo una cosa: l’invito all’assunzione di un’incredibile responsabilità. Come è giusto che sia, aggiungiamo.

Si può partire dall’assalto ai diritti dei lavoratori  e degli studenti portato avanti dall’accordo di Mirafiori e dal ddl Gelmini; oppure si può passare attraverso l’invito esplicito a non allontanarsi dalla politica vera, «il “dono più grande” – secondo il maestro di Paolo e di Giovanni Falcone,  Antonino Caponnetto – che è altra cosa rispetto a quella in cui l’hanno trasformata gli attuali partiti»; anche l’analisi del fenomeno ormai internazionale della mafia visto dall’Europa può essere un buon inizio per parlare con lei: tanto il centro di tutto il discorso dell’europarlamentare è incentrato sempre e solo su un argomento, il futuro. Quello della «prima generazione che avrà meno diritti di quella che l’ha preceduta» e quello delle coscienze, «da zittire per provocare la caduta culturale che annulla l’autodeterminazione dei cittadini». Un vero e proprio chiodo fisso quello dell’«assalto al futuro» basato sull’«attacco continuo alle altre istituzioni» e a quello «ai diritti di alcuni, contrapposti così a quelli di altri». Fatti (e non opinioni) che «dovrebbero farci capire come la democrazia stessa sia in pericolo», nonostante l’esistenza della Costituzione, «la garanzia della libertà».

La Borsellino lancia un allarme chiaro: è in atto «un tentativo di annullare il passato, di negare il presente e pregiudicare quindi il futuro». La realtà del presente viene nascosta («Per quanto tempo il nostro governo ha negato la crisi economica?»), il passato appare sempre più costellato da «buchi neri» assurdi – come quelli degli omicidi eccellenti e delle cosiddette stragi di Stato – distruggendo così il futuro, «basato solo su una analisi delle radici storiche della realtà». L’ansia e il grido accorato si accompagnano – come è giusto – da un’autodenuncia: «La nostra generazione si è lasciata ingenuamente condizionare da troppi potenti, spesso troppo potenti», da sola non ce l’ha fatta, anzi. «Ma i valori, quelli sì, ve li abbiamo trasmessi». Ecco perché allora è possibile chiedere il nostro aiuto, quello delle nuove generazioni, «libere da pregiudizi, in grado di iniziare nuovi percorsi». La sorella del magistrato lancia da queste premesse la sua semplice ricetta: «Bisogna pretendere la verità per ritrovare la dignità del Paese, bisogna che conosciate i fatti».

Già, i fatti. Ad esempio la storia della legge sull’uso dei beni confiscati alla mafia e ai corrotti portata avanti da Rita e da Libera, approvata in Italia nel ’95 (all’unanimità, con l’eccezione dell’allarmante astensione della Lega), ma monca della parte riguardante i corrotti, riproposta oggi all’Europarlamento dalla sorella del magistrato antimafia; ad esempio la storia dell’ascesa della ‘Ndrangheta grazie agli errori nel traffico di droga da parte della Cosa nostra di Riina, troppo impegnata nelle stragi per concentrarsi sul traffico internazionale di stupefacenti; ad esempio la storia dell’«immersione» delle mafie, meno appariscenti rispetto al passato col cessare delle stragi ma molto più potenti grazie all’ingresso aiutato dalla politica nel mercato economico internazionale: tutti fatti esaustivamente spiegati da Rita Borsellino nell’ora e un quarto dell’incontro.

Accanto a questi temi trattati semplicemente alla perfezione iniziano gli accenni, quelle allusioni rapide ad eventi che si danno giustamente per scontati, che si pensa che tutti conoscano almeno per sommi capi. Come il tema dei «buchi neri» di cui sopra: Rita per questioni di tempo può solo citare Portella della Ginestra, l’agenda rossa del fratello Paolo, gli scritti di Aldo Moro, il computer di Falcone, la perquisizione del Covo di Riina, la trattativa e infine le stragi di Ustica, piazza Fontana e piazza della Loggia. È ascoltando quel rapido elenco che inizi a chiederti quanto ne sapete tu e la tua generazione di queste cose; è ascoltando quel rapido elenco che ti rendi conto di quante cose terribili e ancora senza una verità siano avvenute nel tuo Paese; è ascoltando quel rapido elenco che capisci cosa voglia dire assumersi la responsabilità che ti viene lasciata col «Paolo vi ha passato il testimone» e col «debito nei confronti nostri morti», due frasi che richiamano la ricerca della verità, imprescindibile per «iniziare nuovi percorsi» e pensare quindi veramente al futuro.

Per fortuna hai la forza di guardarti intorno mentre pensi all’abisso dell’«È tutto una merda, la verità non verrà mai a galla, è inutile sporcarsi le mani, lascia perdere»: vedi davanti a te la sorella del magistrato saltato per aria con la scorta in via d’Amelio a neanche due mesi dal «botto» di Capaci, lì, pronta a parlarti di qualsiasi cosa, convinta a tal punto della possibilità di un futuro nonostante quello che è successo a suo fratello da girare per l’Italia e l’Europa per illustrare il suo testamento spirituale; vedi intorno a te un’aula N strapiena come durante il primo incontro dopo il magnifico corteo del 30 novembre – quello dei 5.000 in stazione per respingere il ddl Gelmini (inutile? Sì, è vero. Però, cazzo, che dimostrazione di potenziale forza da parte di un’intera generazione) –, con le facce di tutti i presenti attoniti, esattamente come te. È allora che l’abisso ti pare lontano, perché siamo tutti lì, tutti assieme, tutti con una lezione di vita tenuta in un’ora e quindici minuti, semplice semplice: analizzare il passato per vivere il presente e programmare il futuro, l’unica cosa da fare. Grazie Rita.

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