Diventa anche tu Luther Blissett

di Giulia Cupani.

Dalla metà degli anni Novanta, uno spettro si aggira per l’Europa – un nome, una faccia sbiadita dal tempo, una firma in fondo a rivendicazioni, molte tracce disseminate nella rete, ma confuse, contraddittorie, segnali che conducono a binari morti, dritti in un vicolo cieco di leggende avvolte da cumuli di altre leggende, in cui realtà e finzione si confondono in un paradosso inestricabile che si nutre delle domande di coloro che vorrebbero mettere fine alle ambiguità. Ha un nome, questo spettro, ha una faccia collettiva e un corpo multiforme dai confini difficili da tracciare. Si chiama Luther Blissett, e non è nessuno, proprio perchè chiunque può essere lui.

Tracciare un quadro storico della vita di uno spettro è, per definizione, un’operazione destinata a concludersi con un fallimento, e Luther non fa eccezione: inafferrabile per costituzione, indefinibile per volontà, si è da sempre posto come obiettivo primario confondere vero e falso, lavorare sull’ambiguità come specchio del mondo in cui ci troviamo a vivere, rifiutare le etichette non solo come gesto di rivolta al sistema ma come tattica di sopravvivenza per portare al suo interno il germe che potrebbe deflagrare in una malattia. Nessuno sa chi sia Luther, nessuno può attribuirgli questa o quell’azione, le sue stesse rivendicazioni potrebbero essere false, montature create per smascherare altre montature, per generare vortici di polvere dentro cui continuare a inabissarsi e sparire.

Cosa sia Luther Blissett, in fondo, non si può davvero dire se non servendosi di perifrasi  poco convincenti, a cui però si è inevitabilmente costretti a ricorrere, pur consapevoli di ridurre un progetto che per sua natura non può essere afferrato a poco più della sua ombra. Per trovare quantomeno un punto di partenza, potremmo definire Luther Blissett un gruppo di artisti e scrittori che, a metà anni ’90, ha deciso di adottare una sola identità per portare avanti, in una sorta di volontaria e autoimposta clandestinità, azioni di rivolta nei confronti del mondo culturale e dell’informazione. Il principio era in fondo semplice: prendere un nome e un’identità reali, quelli di un calciatore giamaicano degli anni ’70, svuotarli di qualsiasi caratterizzazione personale e trasformarli in qualcosa di totalmente immaginario, virtuale, multiforme, che però fosse in grado di realizzare, grazie ai gesti di ogni singolo aderente al progetto, quelle che vengono definite «azioni di spiazzamento e caos artistico, informativo, mediatico, culturale, che abbiano ricadute reali sul mondo». E, in effetti, negli anni della sua attività Luther Blissett ha cercato di fare esattamente questo: intervenire nel mondo mettendo le azioni al primo posto, sommergendo di contro la propria identità personale come elemento che potrebbe solo disturbare, distrarre l’attenzione dal vero nucleo dell’azione di rivolta e protesta.

Uno degli elementi che è fondamentale mettere a fuoco per capire Luther Blissett, chiunque sia e qualsiasi cosa si nasconda dietro il suo nome, è il suo essere un movimento nato spontaneamente negli anni in cui la rete esplodeva diventando un fenomeno mondiale e in cui l’Occidente completava la sua trasformazione in un universo dominato dai media. In questo contesto, i membri del Luther Blissett Project si sono trovati a lavorare partendo da un dato di fatto chiaro: nella nostra società non è possibile promuovere e proporre l’arte prescindendo da un sistema mediatico falsato, miope e manovrabile, sempre più lontano dalla realtà vera delle cose ma contemporaneamente tanto potente da essere diventato lui stesso una nuova realtà. È una posizione estrema e forse discutibile, ma che ha condotto i membri del progetto a una serie di azioni coerenti con questo principio: se non c’è realtà al di là della finzione mediatica, allora la rivolta deve avere come obiettivo scardinare il sistema. Dimostrare che la realtà mediatica è facilmente manipolabile, che è fin troppo facile creare a parole, senza nemmeno sporcarsi le mani con i gesti, le cose del mondo che ci circonda.

L’orizzonte a cui si rivolge e in cui si è sviluppato il Luther Blissett Project è quello europeo, e il movimento nel suo complesso non avrebbe senso se non in una prospettiva che valichi i confini nazionali. Inoltre, non si può dimenticare che gran parte dei presupposti ideali, della filosofia e dei referenti culturali di Luther Blissett sono vicini a quelli del cyberpunk di stampo prettamente anglosassone, ma nonostante questo non si può non mettere in evidenza la peculiarità dell’esperienza del Luther Blissett Project italiano, peculiarità sottolineata da tutti coloro che, in Europa, fanno riferimento al progetto. Senza dubbio svolge un ruolo fondamentale in questo particolare successo dell’esperienza italiana l’enorme fortuna del romanzo Q (Torino, Einaudi, 1999), scritto da alcuni membri dalla “sezione” bolognese del LBP, l’unica finora in grado di produrre e promuovere un’opera di tale portata, ma anche al di là di questo caso particolare, il successo della filosofia LB in Italia è probabilmente collegato in maniera significativa alle peculiarità del sistema dell’informazione italiana, negli anni ’90 ormai assestato in una situazione tutto sommato simile a quella di oggi.

Ed è proprio al mondo dell’informazione che si rivolge, nel 1994, la prima beffa organizzata da alcuni membri del gruppo bolognese del LBP, all’epoca non ancora “battezzato” col suo nome ma pronto a esplodere, pochi mesi dopo, in tutta Europa: «Scrivevamo delle gran lettere al Resto del Carlino e alla redazione bolognese di Repubblica, e in queste lettere assumevamo un casino di personalità. Per esempio, scrivevamo: “… Ma in una città civile come Bologna, è pazzesco quel ch’è successo! In autobus! Linea tal dei tali, all’ora tale! Guardando sotto il sedile, c’era un cuore!, un cervello dentro un vaso!”. Non era mai successo niente del genere, ovviamente. Era tutto inventato. Però, spacciandoci per pensionati, per insegnanti di educazione fisica, annunciando ritrovamenti sempre più pazzeschi, dopo un po’ abbiamo avuto la soddisfazione di veder pubblicato un articolo che, basandosi su nessuna prova – e noi lo sapevamo perché quelle lettere le scrivevamo noi – dava la notizia dei vari ritrovamenti.», racconta molti anni dopo uno di loro. Non serve altro che un po’ di mestiere, una retorica credibile, qualche francobollo, e il gioco è fatto. La realtà finta diventa vera, e Luther Blissett, prima ancora della sua nascita ufficiale, dimostra di essere in grado di penetrare all’interno del sistema dell’informazione e di poterne modificare le direzioni. Molte delle beffe mediatiche di Luther Blissett si svilupperanno servendosi di queste modalità di azione: “agire e sparire” è uno dei motti di Luther, disseminare indizi e scappare mentre tutti cercano di interpretarli, dimostrando solo a posteriori l’inutilità di quel processo di analisi di qualcosa che non è esistito mai.

Le beffe di Luther Blisset si tengono sempre al confine tra lo sberleffo volto a smascherare le contorsioni del sistema informativo e la performance artistica estemporanea e dirompente, volta a “presentare alla società capitalistica un’angosciante immagine di se stessa”. Non si contano le beffe mediatiche di questo tipo organizzate, negli anni, dai componenti del gruppo, beffe che possono essere riassunte in uno schema che prevede una prima fase di assunzione di una falsa identità (e, d’altra parte, se Luther Blissett non è nessuno, in fondo può essere chiunque) necessaria per «abbattere barriere comunicative con il travestimento e mettere la gente di fronte a un testo o a un’azione alla quale altrimenti si sottrarrebbe fin da principio» e un secondo momento di creazione vera e propria di una falsificazione, un fake che «è un mezzo tattico che di solito non indica nessun contro-progetto e non formula nessun contro-discorso. Tuttavia esso svolge, in un certo senso, un ruolo chiarificatore: indica che qualsiasi cosa potrebbe essere anche qualcos’altro e che le strutture del linguaggio e del potere, così come compaiono dinanzi alle persone, non sono né costrittive né naturali. Il fake fa risplendere nei processi comunicativi quell’inquietante e potenzialmente opposto altro, condannato al silenzio dai discorsi dominanti a tutti i livelli, ma mai veramente occultato.». Solo quando il fake ha raggiunto il suo scopo, arriva la confessione/rivendicazione, che però a questo punto potrebbe anche essere un’altra beffa, in un gioco di specchi potenzialmente infinito che trova la sua sostanza nella fluidità dell’identità degli attori chiamati in causa e nel mezzo mediatico tramite cui tutto questo avviene, vera garanzia della sostanziale impossibilità di arrivare a scoprire veramente le carte di questo gioco.

Il percorso artistico e mediatico di Luther è arrivato a un punto di svolta la notte del 31 dicembre 1999, quando i componenti del vecchio collettivo Luther Blissett hanno portato a termine il loro Seppuku, il suicidio rituale del Samurai. Una consistente parte del movimento, infatti, aveva accettato di assumere l’identita Luther Blissett sulla base di un “piano quinquennale” che si proponeva di portare il progetto al di fuori dalla scena underground e di aggredire apertamente l’universo pop, prima di ritornare nell’anonimato e continuare a perseguire i propri obiettivi in altri modi, con altri mezzi. Come spiegava uno dei LB bolognesi nel 1999, però, la morte di Luther non significa nulla, dato che «Luther Blissett ci sarà ancora. Siamo noi veterani che liberiamo il personaggio virtuale dal peso della nostra reputazione, dalla laida Bologna, dai vecchi miti delle origini. […] Non si contano le recenti apparizioni di Luther Blissett in rete, nei media, in Italia e in molti altri paesi. LB non ha ancora finito di colpire, non ha ancora esaurito le sue rivendicazioni.». Non si può dire che questa profezia fosse sbagliata, se consideriamo che in effetti dal 1999 la fama del progetto, ben lungi dal dissolversi per l’usura del tempo, è andata via via crescendo, dando vita a un labirinto informativo che non è possibile ignorare non appena si comincia a cercare un punto da cui partire per districare la matassa del Luther Blissett Project. Cercando informazioni e dati in rete si cade in un’infinita voragine di contraddizioni, rimandi falsi o doppi, manifesti che non collimano, ambiguità a proposito dei nomi, dei titoli, degli anni.

Luther Blissett è pirata psico-informatico, diffidente cognitivo, cyber-pirata, terrorista mediatico, emblema della net generation, terrorista culturale, guerrigliero semiologico, seguace del caos dei media, artista-illusionista, fabbrica dei falsi scoop, performance globale, setta filosofica, calciatore giamaicano, artista di mail art inglese, autore di Q. Tutte queste etichette gli sono state attribuite, e tutte queste etichette lui ha smentito e rifiutato. Ma nessuno di questi nomi è veramente falso, tutto questo regge, tutto questo fa parte dell’enorme beffa di Luther, che negli anni continua ad agire nell’ombra, a uscire dall’oscurità quando non te l’aspetti, e che ancora adesso fa dire a qualcuno che, se tutto ciò è potuto succedere agli albori della rete, le sue attuali potenzialità sono ancora inesplorate, e potranno dar vita ad esiti ancora imprevedibili, sempre più amplificati. Perchè il Seppuku ha “ucciso” alcune persone rispetto all’identità Luther, ma fin dal suo manifesto Luther Blissett dichiarava: «io ho tutti i nomi e sono tutte le cose. Nessuno possiede i nomi. I nomi esistono per essere usati da tutti. […] L’individualità è l’ultimo e più pericoloso mito dell’occidente. Io voglio che tutti usino il mio nome. Usa questo nome perchè è il tuo. Questo nome non appartiene a nessuno. Diventa anche tu Luther Blissett.».

Coordinate:

L’intero archivio del LBP è consultabile al sito http://www.lutherblissett.net contenitore probabilmente infinito di notizie, articoli, racconti, manifesti.

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