La vera politica del fare

Intervista a cura di Alessandro Macciò.

MoVimento 5 Stelle e Popolo Viola sono le espressioni più recenti e innovative di “politica dal basso”. Ma le forme di partecipazione attiva alla vita politica – del Paese o del proprio territorio di appartenenza – vantano una tradizione consolidata nell’ambito dell’associazionismo. A Padova uno dei maggiori esempi di democrazia partecipativa è senz’altro quello di Legambiente: nel corso degli anni, questa associazione ha dimostrato una sorprendente capacità di mobilitare cittadini, ottenere visibilità mediatica e condizionare le decisioni della giunta comunale. Abbiamo quindi chiesto ad Andrea Ragona, presidente di Legambiente Padova, di spiegare quali sono gli obiettivi dell’associazione e le strategie elaborate per ottenerli, ma anche di esprimere la sua opinione sul difficile rapporto tra politica e cittadini.


Innanzitutto, ti chiedo una breve ricostruzione della storia di Legambiente a Padova.

Legambiente nasce a livello nazionale nel 1980 e a Padova nel 1985; rappresenta una novità nel panorama ambientalista italiano, dominato fino a quel momento da associazioni di stampo culturale come Italia Nostra. Con Legambiente nasce un ambientalismo più dinamico anche rispetto al Wwf, perché articolato in circoli locali, attraverso cui i singoli cittadini possono organizzarsi in maniera più diretta. Sostanzialmente, la grande battaglia degli anni ’80 è quella contro il nucleare, che poi porta al referendum vinto nell’87. Dopo circa 25 anni, la questione nucleare torna all’ordine del giorno, e le nostre argomentazioni per contrastarlo sono ancora più di allora: gli sviluppi dal punto di vista della sicurezza sono stati pochi, e ora ci sono molte più alternative. Ecco perché alcune contraddizioni del nucleare, che utilizza un combustibile di origine fossile ed è economicamente svantaggioso, sono ancor più evidenti: nell’85 si cominciavano appena a vedere i primi solari termici e il fotovoltaico era ancora un’ipotesi poco concreta, oggi sono cose affermate.

Qual è il ruolo di Legambiente nelle dinamiche cittadine? Vi riconoscete nella definizione “politica dal basso”? Se sì, quali sono le vostre strategie per metterla in pratica?

Credo che questa espressione voglia dire tante cose. Di solito, suggerisce una politica non strettamente legata ai partiti. Chi è che fa questo tipo di politica? I cittadini che si organizzano in comitati o associazioni. Sì, ci riconosciamo in questa definizione, ma più che “politica dal basso” la chiamiamo “partecipazione”: partecipare attivamente e cercare di influire sulle decisioni che vengono prese a livello istituzionale. Pensiamo che la democrazia partecipativa sia uno sviluppo positivo della democrazia rappresentativa, che invece si esaurisce nel momento del voto.

A proposito di partecipazione: a Padova, Legambiente sembra avere una capacità di coinvolgere la cittadinanza davvero notevole.

Ci sono due livelli: una partecipazione più istituzionale, che avviene attraverso la nomina di uditori nelle varie commissioni consiliari del Comune, oppure attraverso il percorso di Agenda 21[1]; e c’è la partecipazione più classica, per coinvolgere i cittadini negli eventi di piazza. Portando il cittadino in piazza, porti all’ordine del giorno un determinato argomento sul quale ritieni sia giusto discutere, e allo stesso tempo informi il maggior numero di persone possibile. Il salto decisivo consiste nel rendere attiva la persona che prima ascoltava passivamente, e lo si può fare in mille modi. Un esempio è la distribuzione della targhetta per le biciclette: noi fermiamo i ciclisti, gli parliamo e gli facciamo firmare il volantino; loro, esponendo la targhetta, si fanno automaticamente vettori di un messaggio che vogliamo e vogliono comunicare.

Di fronte alla classe politica come vi ponete? In base alla tua esperienza, è costruttivo avere un dialogo con chi detiene il potere?

Ogni tanto verrebbe da dire che è inutile, perché è davvero difficile ottenere ascolto; è però necessario, cerchiamo di avere più rapporti possibili con tutti e di lanciare i nostri messaggi anche ai partiti. In realtà, i partiti non ci ascoltano e possiamo soltanto affidarci a singoli esponenti. Purtroppo molte volte non c’è la volontà di ascoltare non solo Legambiente, ma i cittadini in generale. Il paradigma della giunta comunale è non ascoltare: il problema non è trovare qualcuno che ci ascolti, ma cambiare questo modo di far politica.

So che nel corso degli anni avete condotto diverse battaglie a livello locale. Una delle più significative, in tal senso, è la pedonalizzazione di via San Francesco. In questo e altri casi, come avete fatto a far pressione verso chi doveva prendere le decisioni?

Ci sono cose che non avvengono in breve tempo, ci sono battaglie che bisogna portare avanti per anni. In via San Francesco erano stati rilevati i livelli dell’inquinamento, del rumore, erano stati organizzati eventi per bambini: tutte iniziative che volevano mettere in evidenza un certo tipo di necessità. Per quanto riguarda le biciclette, quando abbiamo iniziato c’erano solo poche piste ciclabili, di cui praticamente nessuna in senso opposto di marcia in centro storico: qualcosa è stato fatto. Ora il vicesindaco Ivo Rossi ha affermato che verrà istituita non proprio una zona a ciclabilità diffusa come chiediamo noi, sul modello di Reggio Emilia, ma il senso opposto di marcia nelle principali vie del centro come in via San Francesco. Se lo farà, lo considereremo un nostro successo, ma per ottenerlo ci sono voluti 5-6 anni.

Non c’è il rischio che i vostri meriti non vengano riconosciuti, che l’opinione pubblica non colga tutto il lavoro che c’è dietro alle decisioni prese dalla classe politica?

Noi non facciamo battaglie per cercare di avere visibilità, cerchiamo di farle per vincerle. Se poi il politico si prenderà i meriti, noi rivendicheremo i nostri, ma l’importante è che la cosa venga fatta. Se la gente è attenta e vede che noi per sei anni chiediamo il doppio senso di marcia in via San Francesco, riconosce i meriti, si ricorderà di aver letto sul giornale le nostre rivendicazioni.

Nel corso degli anni, la vostra azione è stata all’insegna della continuità o dell’innovazione? In altre parole: quali sono state le principali novità nel modo di riunirvi, di dialogare coi partiti, di dividervi i compiti?

Sì, da 25 anni a questa parte ci sono stati dei cambiamenti. Certamente sono cambiate le strutture e le forme di azione, ma non la missione di fondo: adesso abbiamo una newsletter che arriva a 13mila persone, dieci anni fa era impossibile; l’anno scorso, in occasione del vertice di Copenhagen, abbiamo organizzato un flash-mob. D’altra parte, noi continuiamo con le iniziative un po’ più tradizionali (volantini, manifestazioni ecc.): direi che le modalità cambiano, ma non vengono stravolte.

Come giudichi la nascita di movimenti di partecipazione come i grillini e il Popolo Viola?

Quando c’è dibattito politico è sempre positivo, questo è indubbio. In entrambi i casi c’è una natura un po’ diversa dalla nostra: loro nascono per una mancanza della politica in senso stretto, perché non ci sono più i grandi partiti di massa e il cittadino ne sente la mancanza; noi nasciamo a compensazione di quello che fa il partito. I grillini si sono candidati a elezioni comunali e regionali; noi questo non lo facciamo. È possibile che alcuni nostri esponenti si candidino, com’è avvenuto e come probabilmente avverrà, ma non in un partito e non col nome dell’associazione.

Recentemente si è parlato molto del sindaco di Firenze, Matteo Renzi, e della sua intenzione di “rottamare” la classe politica. Sentendolo parlare, sembra che abbia recepito molte delle richieste avanzate dal MoVimento 5 stelle.

Renzi ha presentato da poco il progetto strutturale di Firenze: in base alle sue dichiarazioni, la grande innovazione è che ci sarà cubatura zero, ovvero non si costruirà più, con una necessaria conversione delle industrie edili dalle costruzioni all’economia energetica. Il problema è che le industrie fanno sempre quello che vogliono. Basti pensare al caso dei sacchetti di plastica nei supermercati: la finanziaria 2008, approvata nel dicembre 2007 dal governo Prodi, li ha messi al bando dal primo gennaio 2010: le aziende hanno ottenuto la proroga di un anno, quindi hanno avuto tre anni di tempo per mettersi in regola, eppure ora protestano. Manca anche un po’ la decenza, e anche nel caso di Firenze le aziende protesteranno, perché dovranno convertirsi e chiederanno di continuare a costruire. Il dato politico, comunque, è che l’esigenza della cubatura zero è stata rivendicata. E allora viene svelata la finzione con cui molto spesso, anche dalla giunta comunale di Padova, vengono attaccati i partiti che “non fanno”, la visione arbitraria e chiaramente strumentale tra i partiti del fare e i partiti del non fare. Innanzitutto, sembra che basti fare; invece noi pensiamo che si debba fare bene, non fare e basta. Cubatura zero e incentivazione energetica è fare bene; cementificare e basta, come vuole fare il Comune di Padova con l’auditorium di piazzale Boschetti e il parcheggio interrato di Prato della Valle, indica una volontà di fare male. Riguardo alle altre rivendicazioni di Renzi, io non credo che basti cambiare l’età anagrafica degli eletti per cambiare le cose. È giusto, perché bisogna dare una possibilità a tutti e perché siamo ormai un paese gerontocratico, ma non credo sia questo il punto fondamentale. Può essere un buon punto di partenza, però possiamo fare esempi di bravi amministratori 60enni e pessimi amministratori 30enni. Certo, anch’io credo sia giusto che le persone che stanno da 25 anni in parlamento e hanno di fatto fallito lascino spazio a qualcun altro.


[1] È un progetto di partecipazione formalizzato: si tratta di «individuare e condividere obiettivi di sostenibilità locale da tradurre in azioni concrete, che consentano di conseguire gli obiettivi assunti con il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati: mondo economico, singoli cittadini, associazioni no profit….». Per maggiori informazioni, si veda l’apposito link: http://www.padovanet.it/dettaglio.jsp?tasstipo=C&tassidpadre=0&tassid=1494&id=7968#par_0).

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