Nicola Lagioia – Riportando tutto a casa

di Tommaso De Beni.

Tre ragazzi di quattordici e quindici anni si conoscono al primo anno di Liceo, nella Bari degli anni ’80, incrociando le storie delle loro famiglie e della loro adolescenza. Dopo venti anni, da adulti, come in IT di Stephen King devono incontrarsi di nuovo, solo che qui non ci sono mostri da abbattere, ma solo una memoria storica e individuale e verità intime da recuperare.x
Sogni, delusioni e amori adolescenziali, fino alla discesa agli inferi finale dei ragazzi con la droga e dei loro genitori con il capitalismo selvaggio e con l’illegalità, si svolgono sullo sfondo storico degli anni ’80, periodo da cui sembra difficile, per diversi motivi, liberarsi («non si esce vivi dagli anni ’80», direbbero gli Afterhours), ma che può anche essere visto da diversi punti di vista, cogliendone per esempio i lati oscuri o i punti cruciali di svolta. A differenza di Bret Easton Ellis, cantore statunitense dello stesso periodo storico, lo scopo di Lagioia non è (o almeno, non è l’unico) sconvolgerci con la notizia che a Los Angeles (o a Bari) si fa tanto sesso e circola cocaina, quanto piuttosto dare un’identità ad una generazione amorfa, che non ha vissuto particolari catastrofi storiche, cercando allo stesso tempo di inquadrare un periodo di storia italiana visto da una metropoli del Sud. Diverso da Easton Ellis è anche lo stile, che non è certo minimalista, gli aggettivi infatti abbondano e non mancano descrizioni dettagliate o metafore ardite che comportano un effetto oscillante tra iper-realismo e realismo onirico (non è un caso, dunque, che questo romanzo abbia vinto il premio Volponi), anche se qualche frase fatta in meno non guasterebbe. Il limite di questo romanzo è forse non aver del tutto abbandonato il carattere riflessivo – saggistico dei libri precedenti (Tre sistemi per sbarazzarsi di Tolstoj e Occidente per principianti) con il risultato che la narrazione rischia di risultare appesantita e inverosimile a causa di termini colti e riflessioni gnomiche che convivono con termini bassi e gergali e impediscono ai personaggi e agli oggetti di parlare da soli riproponendo quindi l’asfissiante problematica dell’opposizione tra fiction e non fiction. Il merito è quello di tenere più o meno implicitamente conto della tradizione senza cadere nel citazionismo e di tentare di fondere il serbatoio culturale tradizionale con la nuova cultura dei fumetti, della musica e della televisione in modo da poter proporre una letteratura giovane (Lagioia è del ’73) che non sia più postmoderna e che possa riavvicinarsi agli esempi recenti della nostra tradizione (Pasolini e Volponi, per esempio) in maniera libera e originale.

Nicola Lagioia, Riportando tutto a casa, Torino, Einaudi, 2009.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: