Marcello Fois – Stirpe

di Tommaso De Beni.

 

Finalmente uno scrittore italiano delle generazioni più recenti che non è legato alla narrativa straniera e in particolare statunitense. Non che sia di per sé un male avere come retroterra culturale la narrativa di altri Paesi, anzi, il fatto sta nel produrre una letteratura che non sia l’imitazione esplicita e palesata di qualcosa d’altro, fermo restando che i libri non nascono dal nulla e che ogni parola può rimandare a un’altra e le influenze di uno scrittore possono essere infinite e impensabili; ma la rottura degli scrittori giovani a partire dagli anni ’80 e ’90 con la tradizione narrativa italiana non ha prodotto risultati notevoli, se non da un punto di vista commerciale, anzi ha comportato una frattura tra critica e scrittori. Marcello Fois scrive bene nel senso che sa creare immagini di forte impatto senza per questo adottare uno stile “visivo” da sceneggiature cinematografiche, introduce acute riflessioni filosofiche senza appesantire la narrazione e senza creare cortocircuiti tra questa e il saggio ed ha un lessico molto ampio e preciso. Non so se questo sia veramente dovuto al suo essere sardo, come sostiene qualcuno, fatto sta che la sua lingua si avvicina molto a quella lingua “media” auspicata da scrittori come Calvino e critici come Mengaldo per la narrativa italiana, cioè una lingua non eccessivamente colta, ma nemmeno totalmente neutra.

Stirpe racconta la disperata lotta per la sopravvivenza di una famiglia sarda ossessionata dal terrore di estinguersi, colpita da disgrazie storiche come la guerra o dalla violenza primordiale ed assurda dei briganti. Sullo sfondo, cinquant’anni di vicende dell’Italia, o meglio, del Continente, che trascina con sé anche la Sardegna portandola nella Storia con la guerra, ma anche con la modernizzazione, con le vetrine, i divi del cinema, etc. (per approfondire il rapporto di Fois con la propria terra d’origine si veda il fondamentale saggio In Sardegna non c’è il mare). Il libro più recente che si può associare a Stirpe, senza scomodare Il Gattopardo di Lampedusa o La miglior vita di Tomizza, con cui comunque il confronto è tutt’altro che impari, è Canale Mussolini di Pennacchi, con il quale condivide l’arco temporale e la voce esterna onnisciente, anche se dove il libro di Pennacchi è semplice e ironico, quello di Fois è complesso e serio. Mia personalissima opinione è che rievocazioni storiche attraverso vicende di famiglie semplici di questo tipo servano anche a recuperare l’idea di un’origine comune per il nostro Paese.


Marcello Fois, Stirpe, Torino, Einaudi, 2009.

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