“Memento Mori” – Racconto

di Tommaso De Beni.

She was a phantom of delight
when first she gleamed upon my sight…
Wordsworth

Il giorno in cui sono morto me lo ricordo bene. Sì, non si può certo dimenticare un’esperienza del genere. Una di quelle che…come disse il Gran Pelato? ah sì, un’esperienza dopo la quale la tua vita non è più la stessa. Il giorno in cui sono morto era lunedì e pioveva. Era buio, era notte. Ricordo un grande albero frondoso ondeggiante. E il finestrone. E l’ampia sala. E il divano rosso. E il drappo nero. E poi lei, vestita di nuovo per l’occasione. Ma forse è meglio battere cassa dai precordi, primitivizzare la storia, cioè a dire spiegare il pregresso. Da dove posso iniziare? Quando sono nato, di sabato sera, non c’era il sole perché era di sera, ma sicuramente non pioveva ed era una bella serata, o nottata. No, sarebbe troppo lungo partire dall’inizio. Che poi, sarà proprio vero che il nostro inizio è il giorno in cui siamo nati, eh? E non ancora prima? E poi io non sono uno di quelli che cercano di giustificare quello che sono o che fanno (o non fanno) facendo risalire tutto all’infanzia e ai genitori. Insomma, domenica mattina mi chiama Nikki Lista e mi dice: “ Abbiamo un appuntamento con Lady Biedermeier tra un’ora al Blumensfield”. Io ero ancora intontito per la notte travagliata e balbettai qualcosa in risposta, ma sotto casa mia c’era già la carrozza che mi attendeva. Sì, lo so che sono passato dal presente (storico, eh!) al passato (prossimo, trapassato, remoto o straperforato che sia) così senza preavviso, ma me ne infischio. Durante il viaggio inaspettato cercai di svegliarmi stropicciandomi gli occhi e non mi brigai nemmeno di chiedere al mio accompagnatore chi diavolo fosse questa mentovata minzionata Lady Biedermeier. Poi, una volta giunti e scesi, come a leggermi nel pensiero, “È la donna dei tuoi sogni, vedrai” disse il mio unto amico adiposo occhialuto e fastidiosamente esaltato “Vedrai, sarà perfetta per te, e tu per lei, devi soltanto fare il bravo.” Attraversammo così, lui tutto impettito e ben vestito, io ancora barcollante e in abiti da camera, il parco di Blumensfield. Poi ci infilammo in un vicolo e percorremmo viottoli tortuosi e stradine seminascoste finché ci si parò davanti un’immensa villa di legno e mattoni, alla maniera antica. Era circondata e protetta da un verdeggiante giardino ricolmo di piante frondose ondeggianti e la prima cosa che notai fu l’ampio finestrone che lasciava intravedere parte di un’ancor più ampia sala o salotto più che borghese, quasi aristocratico, con tanto di drappi vellutati, tappeti pregiati, immenso focolare, teste d’uomini sui mobili e d’animali alle pareti.
“Allora che fai, non entri?” mi incalzò il mio amico, ed io in quel momento iniziai a ricordarmi certe cose che ci eravamo detti tempo addietro e che potevano almeno in parte giustificare quella situazione.
“Tu non sei l’Anticristo, tu sei un cristofante. Tu vieni dopo.” diceva una voce nella mia testa ed io arretrai d’un passo cercando di tirarmi indietro e pensai che avevo bisogno di dormire, ma ormai era tardi ed io ero troppo grande per non capire che quel che è fatto è fatto e che le cose o non si fanno proprio, oppure, quando le si inizia, è sempre meglio portarle a termine. Entrai nella casa sporgendo una voce “Permesso?” e alle mie spalle Nikki il grassoccio dandy e sempre elegantissimo rideva di me.
“Aspetta qui” mi disse prevaricandomi sempre col sorriso sulle labbra, quindi si diresse con disinvolta sicurezza verso un minuscolo corridoio esiguo e semibuio. Io, benché non fossero nemmeno le undici o’ clock di domenica mattina e mi sentissi ancora mezzo addormentato, mi immaginai di vederlo tornare accompagnato da una bellissima donna dalla pelle di luna e bionda dappertutto e con profondi occhi azzurri come la pietra azzurra, e che indossava una vestaglia da camera che scopriva languidamente una spalla e io già mi figuravo di guardarle estasiato le caviglie e i bei piedini fin dove potevo, cioè fin dove non erano crudelmente nascosti dalle pantofole o magari da sandali in pelle. Invece mi rotolò davanti una specie di bodda occhialuta rugosa ammantata di bestie pelose (si suppone decedute) che si aggrappava ad un bastone di legno nodoso più alto di lei ed appoggiava a fatica il suo enorme ventre gelatinoso compresso e trattenuto dal vestito su due stecchetti avvizziti che erano le sue gambe e che si piantavano in due esagerate pantofole pelose forse di koala o ghiro. Gli occhiali dalle grandi lenti scure e spesse e la montatura di corallo coprivano quasi per intero il volto del quale potevo quindi notare solo la larghissima bocca da rospo volgarmente pittata di magenta. Pensai che la vecchia doveva essere veramente decrepita e “Lei è Lady Biedermeier?” chiesi con aria ingenua e incerta. La domanda mi era uscita spontanea e non l’avevo prima ben considerata nella mia mente come faccio di solito, quasi non avevo riconosciuto la mia stessa voce. E di nuovo il mio accompagnatore si mise a ridere e questa volta era fastidiosamente sguaiato e anche la vecchiaccia rideva così forte che pareva dovesse scoppiare da un momento all’altro e si teneva il ventre molle con ambo le mani. Poi avanzando verso di me allungò una mano irta e avvizzita e con gesto affatto repentino che non riuscii a prevedere mi sfiorò: aveva smesso di ridere. “Mi piacciono gli uomini con la barba” disse senza rispondermi mentre mi accarezzava una guancia  e poi me le stringeva entrambe e pareva mi bucasse ed io non so perché stavo fermo e lasciavo fare, “sempre piaciuti. Ma più ancora della barba mi piacciono i baffi. E i suoi sono stupendi, signor…” non finì la frase, tutti tacemmo e il mio nome rimase muto. Io avrei voluto che un tale apprezzamento mustacchiofilo e quasi adulatorio fosse giunto da una leggiadra fanciulla e non da una corteccia rugosa, ma la mia sensibilità intima e riposta fece sì che io lo gradissi comunque. Poi pensai amaramente che forse le uniche donne che potevo attrarre erano le brutte o le vecchie, o le vecchie brutte. Poi finalmente rispose alla mia domanda: “Lo ero, giovanotto. Molto tempo fa. Ora sono la signora Ravenous, ma non si preoccupi, un’altra Lady Biedermeier, di sicuro più confacente ai suoi gusti ed alla sua età, l’attende stasera dopo mezzanotte. Proprio qui.” e aprì in un sorriso la bocca di rospo mostrando denti squadrati e giallissimi. Ma allora perché mi fate venire qui adesso? Pensai senza dire e lei, come a cogliere il mio stato d’animo: “Intanto se vuole accomodarsi per un tè la posso intrattenere io, se non…”. Di nuovo non finì la frase, ma stavolta fui io la causa della sua interruzione, io che  quasi mi sbracciavo e preparavo con occhiate e boccacce una frase di circostanza. “…o un whiskey o qualsiasi altra cosa…” finì la vecchia e io pensai che quasi quasi, visto l’andazzo della giornata, il whiskey non era un’idea del tutto sbagliata e fuori luogo. “Devo andare” dissi invece con una certa rude fermezza, ed uscii fuori arretrando. Poi  mi resi conto che non sarei stato capace di trovare la strada del ritorno da solo e tornai dentro a recuperare il mio accompagnatore che invece si stava già intrattenendo in arzille chiacchiere con la vecchia. Lo afferrai per un braccio e lo pregai di accompagnarmi. “Lo scusi” disse lui rivolto a lei: “è ancora da svezzare” e risero e ce ne andammo.
Durante il tragitto di ritorno il compare non mi rivolse la parola, né io la cercai. Sui muri delle case che accerchiavano le piazzette campeggiavano scritte e manifesti inneggianti al P.D.d.P.d.D. (Partito Democratico delle Piaghe da Decupito) e la mia mente ribolliva di fantasmi.
Perché l’appuntamento era così tardi, addirittura dopo mezzanotte? Diavolo, non potevo certo uscire di casa così tardi, e cosa potevo fare fino a quell’ora? E perché mi avevano fatto incontrare la vecchia, se la vera Lady Biedermeier era un’altra? E chi era poi quest’ultima? E chi era la misteriosa vecchiaccia che pareva sapere tante cose su di me? Avrei potuto chiedere tutto ciò al mio amico, che tale più non era, me lo sentivo, ma stetti zitto. “Allora, hai capito? Stasera a mezzanotte. Meglio se sei in anticipo” mi disse soltanto, prima di riportarmi a casa. “Pensi di poter trovare la strada da solo?” “No” risposi. Ed era vero. Avrei dovuto trasferirmi in una città con meno dislivelli, scale e vicoli ciechi, una di quelle dove è imposssibile perdersi. “Allora aspettami in piazza alle undici e trenta. Puntuale!”. Ero stanco di tanti ordini misteriosi, allora decisi di spararmi in testa. Ma poi cambiai idea ed andai a mangiare qualcosa. Nel pomeriggio scrissi una lettera a zia Misericordia e una a nonna Speranza, per chiedere loro soldi, o asilo, o qualcos’altro. Poi mi prese un forte torpore che non capivo se fosse perché avevo dormito troppo o troppo poco. Nel dubbio mi misi a dormire e appena furono chiusi gli occhi mi vennero alla mente certi particolari del mio passato più o meno recente che avevo stranamente rimosso. Il mio amico Nikki era un massone di antica famiglia e con lui avevo fatto una specie di scommessa scaturita dai miei continui sfoghi in materia di donne. Se volevo trovare la donna perfetta per me dovevo essere pronto a sacrificare tutto: amicizie, fede, idee politiche, remore morali, legami affettivi, famiglia, eccetera eccetera. Avevo risposto ridendo che non mi sentivo di possedere nulla di tutto ciò e quindi non vedevo come avrei potuto rinunciarvi, ma che l’avrei pur fatto volentieri in cambio di una donna che mi amasse veramente (e che mi piacesse, ovviamente). La quale doveva a questo punto essere la misteriosa Lady Biedermeier, che non avevo mai visto, ma che già sentivo di amare. Si può amare un nome, una parola? Alle nove e mezza ero già in piazza a friggere d’impazienza, che cercai di raffreddare con due birre messicane ed un White Russian di cinefila memoria. Dalle chiacchiere da bar pareva imminente una rivolta, non si capiva se popolare o meno. Insomma si parlava di rivoluzione politica e colpo di Stato. Ero già un po’ brillo quando incontrai qualcuno che forse era meglio evitare. Io invece lo salutai calorosamente come se fosse mio parente o grande amico. Mi ricordavo solo che lo conoscevo, senza in quel momento alcolico distinguere tra “buoni” e “cattivi”. Era il fidanzato di una ragazza che anch’io ebbi tra le mani, anche se non ci combinai niente perché lei aveva optato per l’energumeno senza baffi che ora mi si parava innanzi con fare minaccioso. Credetti addirittura di amarla, quella…ragazza molto graziosa. “Ancora insieme, sì? Tutto a posto? Vita sessuale? Figli? Matrimonio? Eredità?”, non ricordo cosa ci dicemmo esattamente, ma il tipo doveva essere o troppo sobrio o forse reagiva all’alcol in maniera diversa dalla mia, un po’ più seria, diciamo. Invece di evitarlo devo averlo provocato ed in un attimo eravamo fuori a picchiarci. Il bastardo (in effetti nessuno sapeva chi fosse veramente suo padre) si muoveva velocemente ed al posto delle mani pareva avere due incudini. In un amen ero in terra a sputar sangue, e solo allora pensai a Lady Biedermeier ed al nostro appuntamento. Pensai di uccidere il mio rivale usando cocci aguzzi di bottiglia e svignarmela, ma ero messo peggio di quel che credevo e non riuscivo a reggermi in piedi. Lui mi lasciò lì a terra seminando parole di scherno mentre si voltava, e un cagnetto della sua compagnia mi urinò sulla camicia bianca di Lino (mio zio) senza che io potessi far niente. Quando riaprii gli occhi mi accorsi di essere svenuto per diosolosaquantotempo e corsi come un pazzo in tutte le direzioni senza nemmeno chiedere l’ora o pensare di rinunciare all’appuntamento e tornare a casa a leccarmi le ferite. Cercavo la villa della vecchia. Mi persi quattro  o cinque volte e intanto il tempo passava. Vidi un indiano che cercava di vendere una rosa finta a Mefistofele e lui ci pensava. Vidi in un vicolo poco illuminato un manifesto “Ricordati di Claudia Mori” tradotto in diverse lingue, tra cui il latino. Più in là c’era un altro manifesto, più serio: “Ricordati di Moro”, diceva. Alla fine, non so come, arrivai alla villa e convinsi il cane di guardia a farmi entrare. “Eccomi, dunque” sospirai appena varcata la soglia. Io credevo di dover incontrare la fanciulla da solo, invece mi trovai di fronte uno stuolo di personaggi d’alta società che badarono a me solo per qualche secondo e poi tornarono subito a ciarlare tra loro, bere, ballare e giocare a carte. I festanti erano abbigliati ed agghindati con fogge d’altri tempi e facevano brindisi. C’erano avvocati, preti, escort, fiesta, piccoli e grandi borghesi con figli ed amanti, nobili, vescovi, pastori, presidi di scuola, presidi di facoltà, presìdi di operai, professori, mogli, nonne, zie, bambine e ballerine.C’era anche Nikki Lista, che mi guardava con aria amibigua mezzo sorpresa e mezzo schifata. Io ero sudato, sporco, lacero, insanguinato e non so quanto si sentisse in quell’atmosfera narcotizzata da fumo di sigari e profumi di donna, ma sicuramente putevo. “Siete in anticipo” mi rimproverò una voce grinzosa alle mie spalle “ed impresentabile. Venite, cercheremo di darvi una sistemata”. La vecchia mi portò via dal salotto e mi accompagnò in una sala da bagno al piano di sopra. La sala era quasi evanescente nel vapore e nel lucore malinconico e crepuscolare dei suoi marmi bianchi ed era grande come la mia casa. Sembravava più una piscina o un bagno termale, ma prima di fare anche quell’esperienza dovetti spogliarmi davanti alla vecchia. Entrai nella vasca e l’acqua bollente pareva mi dovesse penetrare nelle vene per donarmi vita nuova. La vecchia in piedi mi osservava facendo saettare la lingua sottile, ma ad un certo punto abbassai la testa per racogliere il sapone e quando la rialzai lei non c’era più. Al suo posto era apparsa una fanciulla bionda e occhiazzurrina, vestita come me l’ero immaginata la mattina, con una vestaglia che le scopriva un piccolo seno e i piedi deliziosamente nudi e rosei. Mi guardava male, con aria di superiorità, come una ricca signora snob guarderebbe un barbone ospitato malvolentieri ed io allora mi sentii maledettamente fuori posto. “Avete finito?” mi chiese senza guardarmi, e io che non avevo finito dissi “Sì” e, pur chiedendomi se avesse davvero intenzione di usare proprio la mia stessa vasca con l’acqua sporca, nonostante ce ne fossero altre nell’ampia sala, uscii senza fiatare, presi un asciugamano e lasciai quel luogo. Lei per fortuna si era voltata togliendomi dall’imbarazzo. La vecchia riapparve e mi condusse in una camera da letto per farmi rivestire con nuovi abiti. Ora ero proprio un bel damerino. Scesi alla festa, ma stavo in disparte perché quella gente mi disgustava e non si servivano alcolici, solo latte, anche se dalle gote arrossate e dagli occhi annacquati e dalle alte voci non si sarebbe detto. Dopo circa un’ora scese anche lei. Per primo notai i piedi, calzati in sandaletti di cuoio nero, col tacco; uno di loro era segnato, all’altezza della caviglia, da un tatuaggio a forma di labrena che prima non avevo notato. Ah il citrullo della berlina!… nonna Ovulo sosta da Horace… I capelli erano stirati (il termine “tecnico” credo sia piastrati), laccati e pettinati all’indietro, la fronte un po’ troppo ampia, le ciglia brune forti e severe,  gli occhi chiarissimi, la boccuccia piccola piccola piccantemente evidenziata (ma non serviva) dal rossetto. Portava un vestito nero, a pezzo unico (si dice così?), molto più moderno degli altri, che iniziava poco prima del seno e finiva poco prima delle ginocchia.
Ella pareva aver cambiato atteggiamento: sorrideva a tutti, a me in special modo, anche se lei era dentro la festa mentre io stavo ai margini. Poi avvenne quel che doveva accadere, giacché era fin troppo evidente che la festicciuola era solo un pretesto che nascondeva qualcos’altro. In un attimo di folgorante illuminazione capii che quelli dovevano essere adepti di una specie di setta, non so se a sfondo sessuale, religioso, satanico o politico. La maggior parte delle persone presenti (dovevano essere quelli già affiliati) si spostò in un’altra sala dove diede vita ad una squallida orgia (o almeno così credetti io). Rimanemmo io, quattro uomini, una donna, la vecchia e Lady Biedermeier. La vecchia come di Geenna disse che dovevamo sottoporci al rito iniziale (od iniziatico), il quale non era uguale per tutti, ma variava a seconda delle caratteristiche individuali. Fummo separati, per cui non vidi (e poi non seppi) cosa dovettero sopportare gli altri.
Non pensai minimamente di fuggire, perché ormai mi era chiaro (non so come) che amavo Lady Biedermeier. Il mio rito di iniziazione consisteva nel tagliarmi il ventre (denudato), le mani ed i polsi con un pugnale antico. Il mio sangue venne raccolto in una coppa nella quale si muovevano indolenti alcuni vermi bianchi. Poi dovetti ingollare tutto il contenuto della coppa. Eseguii senza querele. Una volta ricongiuntomi con gli altri, venni a sapere che eravamo tutti (anche la donna) spasimanti pretendenti della fanciulla-labrena che ora sembrava di nuovo noiata di noi e della situazione.
Lei non avrebbe  scelto uno di noi, dovevamo guadagnarci il suo amore ed il nostro futuro dimostrando fedeltà alla setta.
Per tutta la notte compimmo atti vandalici e furti; poi, prima dell’alba, la vecchia disse che avremmo dovuto eliminare gli altri pretendenti (ammazzarci tra noi) entro una settimana.
Dopodiché fummo dispensati e potei tornare a casa. Inutile dire che mi sembrava tutto così drammaticamente assurdo e ridicolo.
Il giorno dopo (lunedì) dormii fino a mezzogiorno ed al mio risveglio non ricordavo nulla, non solo del giorno prima, a stento sapevo dirmi chi ero. Poi qualcosa iniziò a farsi largo nella mia mente e pensai di aver avuto un incubo. Se non bastavano il dolore e le cicatrici, ci pensò il giornale a rischiarare la mia memoria: vidi, tra le notizie di cronaca nera, la foto di una donna morta ammazzata. Era lei. Lei chi? Era l’unica donna presente tra i pretendenti, la mia memoria fisiognomica era più forte della stanchezza e del dolore. Questa piccola luce bastò a squarciare le tenebre dei ricordi e, a poco a poco ed in ordine sparso, rammentai fatti parole immagini del giorno prima. Fino alle sette di sera rimasi chiuso in casa e nessuno tentò di uccidermi. Poi furono le fiamme ed il fumo. Riuscii a fuggire dalla mia dimora e corsi in strada, corsi a piedi nudi non so dove e qualcuno mi sparò.
Per fortuna mi colpirono solo alla gamba e riuscii a ragiungere la piazza dove mi attendevano (ma perché?) Nikki Lista ed uno sconosciuto che si presentò come l’ebdomadario. Mi fecero bere una qualche tisana. Mi ricordo che stavo male e che mi portarono all’ospedale, i dottori dicevano che avevo perso molto sangue e io allora pensai alle ferite che mi ero procurato da solo. Svenni.
Quando mi riebbi stavo semisdraiato su un divano antico e vellutato e molte teste mi guardavano. Riconobbi quelle teste indipendenti che avevo già visto per pochi secondi e capii di trovarmi nel salotto della villa. Infatti Lei era in piedi che mi guardava, dietro di Lei la vecchia, che mi disse che stavo morendo. Lei sembrava triste, ma la vecchia mi disse in un’orecchio: “Stai tranquillo. È così che deve andare”. Poi credo di essere morto, anche se forse ho solo dormito visto che dopo mi sono svegliato.
Ero seduto su una sedia di legno in mezzo ad un prato. Il cielo era come se avesse appena finito di piovere. Per terra c’era un giornale e davanti a me una lapide senza nome. Il giornale diceva che ero morto nell’incendio della mia casa, assieme ai miei genitori e a mio fratello. Poi lessi un trafiletto su una retata della polizia in una grande villa antica dove pare si praticassero abusivamente riti osceni e sovversivi.
“L’hanno uccisa”, disse una voce dietro di me, “l’hanno uccisa, ma non devi preoccuparti, tu sei stato bravo”. La vecchia sorrideva e io iniziai a piangere e lei disse: “Tornerà”.
La sto ancora aspettando, ma per adesso non si è fatto vivo nessuno. E io stesso non so più se sono veramente vivo, come credo di sentire. E per quanto tempo ancora potrò nascondermi in questo bugigattolo oscuro? E questa rivoluzione politica, sarà poi scoppiata? Ora bussano alla porta.


Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: