Bin Laden è morto. Hanno ammazzato il ba-bau. Brutti bastardi

di Alberto Bullado.

THE DAY AFTER. Bin Laden è morto. Hanno ammazzato il ba-bau. La vulgata giornalistica dice che tutto il mondo deve essere riconoscente ad una specie di commando dei G.I Joe. Obama annuncia che «giustizia è stata fatta», il popolo americano scende in piazza a festeggiare la loro personale Coppa del Mondo dell’orgoglio, la diplomazia estera tira un sospiro di sollievo, ad eccezione dei Russi, in po’ più tiepidi e meno entusiastici. In Italia Berlusconi commenta all’uscita dal Tribunale di Milano (“anch’io un perseguitato”), una deputata del Pdl afferma che la morte di Osama Bin Laden è l’ultimo miracolo di papa Wojtyla, e Giuliano Ferrara apre la sua striscia televisiva, Radio Londra, con uno sguardo minaccioso, accompagnato da eroiche fanfare. Tutto questo per rendere edotti gli italiani del valore del popolo e della retorica americani.
Fin qui il circo mediatico da “day after”. Naturalmente ne vedremo ancora delle belle, perché è molto presto per chiudere il capitolo “morte-di-Bin-Laden”. Ci attendiamo editoriali infuocati, articoli sospettosi, teorie complottistiche, speciali, dossier, approfondimenti, sparate, gaffe, tormentoni da internauti. Per ora ci limitiamo ad altri appetitosi retroscena. E qualche considerazione un po’ più seria.

IL CORPO DEL REATO. Come dice il proverbio: siamo tutti dei San Tommaso, non ci crediamo finché non ci ficchiamo il naso. Alla notizia della morte di Bin Laden sorge infatti l’unanime quesito: il suo corpo? Sepolto in fondo al mare. In un luogo segreto ed irraggiungibile nell’Oceano Indiano. Questo il passaparola, poi confermato dai media, poi avvallato dal Presidente degli Stati Uniti, dai vertici dell’esercito e da altri capi di Stato. Verrebbe da dire: non può essere, è uno scherzo. E invece no: questa è la versione ufficiale. Osama Bin Laden viene ammazzato in uno scontro a fuoco a 60 miglia a nord da Islamabad, Pakistan. Poi viene tumulato in fondo all’oceano, 12 ore dopo la sua morte, senza che si potesse confermare l’identità del cadavere agli occhi del mondo. Certo, attendiamo le analisi del dna, ma non era molto meglio un flash o qualche video clamorosamente inoppugnabile da mettere in heavy rotation per le televisioni di mezzo mondo? Tutto sarebbe stato più dannatamente veloce e fottutamente risolutivo. E invece no. Attendiamo con ansia il responso insindacabile degli americani. Sì, so a cosa state pensando…
Nel frattempo Bin Laden è in mezzo ai pesci, irrecuperabile. Non rimane che chiederci, perché? A) C’è una tradizione islamica da rispettare. B) In questo modo si è evitato di creare una controversa meta di pellegrinaggio. C) Perché noi tutti c’abbiamo scritto “giocondo” in faccia. In realtà A) non c’è nessuna tradizione islamica da rispettare come smentito qualche ora dopo le dichiarazioni del governo americano dall’università del Cairo Al-Azhar, la più prestigiosa istituzione religiosa sunnita, e da altre fonti di area islamica. B) Perché proprio in fondo all’oceano? Perché non imbalsamarlo accanto alla scrivania del Presidente degli Stati Uniti? O sarebbe stato più fine impagliarne la testa sopra il caminetto della Casa Bianca? C) Gli americani se le cercano le teorie del complotto…
Ma poi, chi lo sa, magari le cose stanno veramente così. E la realtà è stata ancora una volta in grado di stravolgere le sceneggiature di Hollywood. Nel frattempo l’unica cosa certa è che la foto del cadavere diffusa dalla stampa è una patacca. Senza star a rettificare a proposito di perizie grafiche da photoshoppari della domenica, basta semplicemente dare un veloce ed assennato colpo d’occhio alle immagini.

THE HIGHLANDER. Bin Laden l’invincibile. Bin Laden l’inacciuffabile. Bin Laden l’immortale. Sfugge di mano, elude i servizi segreti di mezzo mondo, sopravvive ad attentati. Eppure, stando a quanto si è detto dall’11 settembre ad oggi, Bin Laden sarebbe morto all’incirca nove volte.
Capi di Stato, esperti di terrorismo internazionale e funzionari governativi infatti avrebbero più volte avanzato l’ipotesi della morte del ricercato n°1 al mondo, soprattutto se si tiene conto delle comprovate insufficienze renali del “povero” sceicco del terrore. Poiché può essere un problema aver bisogno di dialisi in una grotta dell’Afghanistan sottoposta a bombardamenti.

Luglio 2001. Bin Laden viene trasportato d’urgentza all’ospedale americano (!) di Dubai. Secondo i servizi segreti francesi vi si trovava un agente della CIA poi richiamato da Washington a causa della sua lingua lunga.
10 settembre 2001.
Il giorno prima dell’apocalisse newyorkese Osama Bin Laden si trova in un ospedale pakistano (pakistano, non afgano, vale la pena ribadirlo) sotto la custodia dei servizi segreti pakistani (pakistani, non talebani, vale la pena ripeterlo) da sempre in rapporti con l’intelligence americana.
Ottobre 2001.
In un videomessaggio Bin Laden appare poco in forma. Palliduccio, emaciato, sguardo opaco. È la prima volta che l’informazione di massa parla di un Bin Laden con problemi fisici.

Nel dicembre dello stesso anno un nuovo filmato: le condizioni sembrano essere peggiorate. E a quanto sembra lo sceicco del terrore non riesce nemmeno a muovere il braccio sinistro.
26 dicembre 2001
. Un regalo di natale: Fox News, riportando un resoconto del Pakistan Observer, annuncia la morte di Bin Laden risalente ai primi dello stesso mese. Secondo le fonti, il terrorista sarebbe stato sepolto 24 ore più tardi in una tomba anonima come secondo i precetti del Wahabbismo sunnita. I media internazionali titubano ma nel contempo danno atto che l’insufficienza renale di Bin Laden non poteva essere curata negli aspri promontori dell’Afghanistan/Pakistan. Senza le apparecchiature necessarie per la dialisi solo Allah avrebbe potuto salvarlo.

Anno nuovo. Nel gennaio 2002 il presidente pakistano Musharraf avverte l’Occidente di farsene una ragione: «Credo fermamente che [Bin Laden] ora sia morto».
17 luglio 2002
. Dale Watson, allora capo dell’antiterrorismo del FBI dice: «personalmente penso che [Bin Laden] non sia più con noi… [ma] non ho alcuna prova a sostegno di questo». Mannaggia…
Ottobre 2002
. Il presidente afgano Hamid Karzai dice alla CNN: «sono giunto a credere che [Bin Laden] sia probabilmente morto». Anche lui però non lo può giurare…
Novembre 2005
. Il senatore democratico Harry Reid rivela l’indiscrezione secondo la quale Osama Bin Laden sarebbe morto nel terribile terremoto che aveva colpito il Pakistan nell’ottobre dello stesso anno. Fiat voluntas dei
Settembre 2006
. I servizi segreti francesi concordano sulla possibile morte di Bin Laden in Pakistan.
2 novembre 2007
. L’ex primo ministro pakistano Benazir Bhutto, assassinata un mese più tardi, dice al celebre giornalista statunitense David Frost che Bin Laden era stato fatto fuori dallo sceicco Omar.
Marzo 2009
. Angelo Codevilla, ex ufficiale dell’intelligence statunitense e professore di relazioni internazionali alla Boston University sulla morte del n°1 di Al Qaida ci scherza su: «Tutte le prove suggeriscono che oggi sia più vivo Elvis Presley che Osama Bin Laden».

Un mese dopo, maggio 2009. Il presidente pakistano Asif Ali Zardari conferma la teoria della morte di Bin Laden.
2 maggio 2011
. Barak Obama dice che Bin Laden l’hanno ammazzato i suoi cow boys. Parola di Presidente degli Stati Uniti d’America, che Dio li benedica.

MAH… Che le parole del presidente americano più cool degli ultimi mandati siano vere rispetto alle precedenti insinuazioni nessuno può dircelo. In suo soccorso vi sono una foto taroccata ed un tomba irraggiungibile in fondo all’oceano. Sia ben chiaro che fino a prova contraria nessuna delle indiscrezioni riportate qui sopra hanno mai trovato conferma e che nei prossimi giorni il governo americano potrebbe esibire le prove inconfutabili della morte di Bin Laden. Tuttavia il buon senso, almeno in questo caso, non sembrerebbe parteggiare per l’avventurosa versione della Casa Bianca. Attendiamo. E mentre ci giriamo i pollici, la viscerale fantasia di milioni di persone ha già creato ad hoc una vera e propria fabbrica di fantasy internettiano, tra ricostruzioni mirabolanti, cospirazioni internazionali ed intrighi degni di un romanzo di Ian Fleming. Del resto il complottismo mediatico, come ama ribadire il blog di Panorama, è un vero e proprio genere di fiction, al quale si rifà, sempre di più, un altro celeberrimo genere di fiction: il giornalismo.
Tra bufale e propaganda, dichiarazioni e fregnacce, l’opinione pubblica galleggia sopra uno stagno di formicolante fantasia. E nel contempo si dà alle proprie istintuali reazioni.

Dico, le avete viste le immagini provenienti dagli Stati uniti? I roboanti festeggiamenti degli americani fanno riflettere. Che c’avranno mai da festeggiare? La fine di una minaccia o piuttosto il termine di una stagione del terrore intima, endemica, virale, spesso autoalimentata? La morte di Bin Laden probabilmente significa poco sul piano della sicurezza. Altro che sospiro di sollievo. C’è invece da pensare il contrario e cioè ad una possibile violenta ritorsione di Al Qaida (sempre se sia ancora così pericolosa come dicono). Del resto i media è da dieci anni che ci informano di come le cellule terroristiche possano agire autonomamente, in qualità di gruppetti spontanei, poiché non rispondono necessariamente ad un ordine gerarchico. Secondo quanto detto ci si chiede se fosse necessario festeggiare la morte di Bin Laden in quel modo. Sarà il nostro sguardo da europei, ma siamo in molti ad esser rimasti perplessi di fronte a tutto ciò, con una scomoda ma ovvia convinzione in tasca: solo in una nazione come gli Stati Uniti la morte (inutile?) di Osama Bin Laden avrebbe potuto riscuotere un tale successo. E non lo dico sottintendendo la straripante idiozia di un popolo che in molte occasioni ha ostentato poca lungimiranza. Faccio piuttosto riferimento al pathos collettivo ed al clima che si è respirato per anni in quella nazione (War on Terror docet). Prevedibile, anzi, fisiologica, una sorta di reazione positiva e di sentimento di sgravio. Senza contare il proverbiale spirito nazionalistico, tenace e coriaceo, che in una nazione come gli Stati Uniti gioca un ruolo fondamentale nella mozione di massa, che di riffa e di raffa è riuscita a sostenere/sopportare una guerra decennale malgrado insuccessi, sprechi finanziari e inimmaginabili perdite umane.

L’UOMO “NERO”. E che dire della figura di Barak Obama? Passerà alla storia quel suo: «giustizia è fatta». Una giustizia che in realtà è una vendetta (e magari posticcia). Anzi, una vendetta che viene recepita come giustizia, tale è la forma mentis di quell’Occidente che l’America è tornata a tenere per le briglie. Una dimostrazione di forza esemplare, più efficace di qualsiasi bomba intelligente, più rappresentativa di qualsiasi vittima, più forte di qualsiasi crisi economica. Le parole del primo presidente nero degli Stati Uniti sono in questo caso esemplari:

La morte di Osama Bin Laden «dovrebbe essere salutata da chiunque abbia a cuore la dignità umana e la pace nel mondo». Ha detto proprio così: “pace nel mondo”, il Presidente degli Stati Uniti d’America. E ancora: «E’ la testimonianza che verrà tramandata ai posteri della grandezza della nazione e della determinazione del popolo americano».

Non esattamente le parole di un premio Nobel per la pace, ma che più si addicono alla bocca di uno zelante giustiziere. Un cow boy algido, ma oscuro, dalla retorica secca e marmorea tipica di tutti gli altri predecessori della Casa Bianca.
È questo l’aspetto in un certo senso più inquietante di tutta la faccenda, e cioè questo volto, poi neanche così tanto nascosto, che sembra appartenere alla cultura americana a prescindere dal tempo e dai mutamenti. Eppure Obama era stato salutato come l’uomo nuovo, il Presidente del “cambiamento”. Strano destino il suo: passerà invece alla storia come colui che protrasse la guerra più lunga e sanguisuga del dopoguerra americano e ne inaugurò una seconda, ancora da vincere ed altrettanto controvers, oltre che essere ricordato come il vendicatore della più grande tragedia americana dell’epoca moderna. Del resto fa tutto parte del dna degli Stati Uniti. Occhio per occhio, dente per dente. Da Hiroshima ad Osama Bin Laden.

THE END. E se Bin Laden non fosse altro che un asso nella manica custodito da anni? Necro-fantascienza? Fantapolitica? Qualcuno parla già di ritorno di immagine, di un tornado stelle e strisce pronto a spazzare via mesi di sondaggi negativi. Ma se la morte del n°1 di Al Qaida, vera o meno che sia, non è altro che uno stratagemma mediatico in mano al governo, c’è da dire che gli Stati Uniti ed Obama erano/sono messi proprio male. Mala tempora currunt…E se Bin Laden è davvero morto come sembra, sotto le montagne del Pakistan o sul fondo dell’oceano, allora occorre dire ciò che nessun capo di Stato o anchor man televisivo avrebbero mai il coraggio di affermare davanti alle telecamere: “Bin Laden è morto ed un po’ ci dispiace”. Proprio così, lo dico come una provocazione. Ci sentiremo orfani di lui, della sua ombra mefistofelica e dell’intrinseca stabilità che aveva comportato la minaccia di quel volto, di quell’icona pronta ad entrare nell’Olimpo dell’arte pop. Vi è un sentimento di perdita che va oltre la morte del cattivone di turno a cui qualche screanzato o bastian contrario si era pure affezionato, e cioè un motivo, una ragione, per quanto farlocca, fumosa o sacrosanta che fosse, dietro alle sanguinolente azioni militari dei nostri governi. Ora senza il centro di gravità permanente della nostra (cattiva?) coscienza, ci sentiamo vuoti, persi, un po’ più soli. Un retrogusto amaro ci pizzica il palato alla stregua di uno scomodo interrogativo: senza il Diavolo saremo ancora in grado di riconoscerci come angeli?
Nel frattempo abbiamo creato l’Elvis Presley della jihad islamica. Grazie America. Assange aiutaci tu.

APPROFONDIMENTI:


  1. Nel lontano 1998…
  2. … il Mullah Omar ci stava a consegnare Bin Laden…
  3. … lo dice pure Travaglio.
  4. Nel lontano 2006…
  5. Cosa dicono gli Usa.
  6. Possibili ritorsioni? E mo sso cazzi?
  7. La Cia lo sapeva.
  8. Il video dell’incursione nella casa bunker.
  9. Cosa rischia l’America?
  10. Il corpo è di Bin Laden al 100%. Così dicono i test del DNA.
  11. Le reazioni internazionali.
  12. Cosa dice il Vaticano?
  13. Il corpo seppellito in mare. Gli islamici dicono che non si fa così.

To be continued?…

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