GRAND THEFT AUTO PADOVA

di Antonio Lauriola.

Generalmente, durante la settimana, pigrizia o impegni mi impediscono di leggere, se non di sfuggita, la stampa locale e sono mio malgrado inghiottito dall’eterna soap politica del Presidente del Consiglio, dalla costante occupazione mediatica del signor Berlusconi – che fraintende imprenditoria e istituzioni pubbliche –, dai rituali mediatici di certa (tutta?) classe dirigente italiana. Si aggiunga l’inevitabile sensazione di nausea di fronte alla cronaca nera e ai casi di dolore umano che il giornalista medio si è abituato a somministrare tra pagine di giornale e servizi tv, e diventa comprensibile la causa di questo breve commento.

Qualche giorno fa è morto Guido Petter, uno dei professori che ha fatto la storia dell’Università di Padova, ex partigiano, “Medaglia d’Oro  della RI per i Benemeriti della cultura e dell’arte”, divulgatore e curatore dell’opera di Piaget in Italia, ecc.: uno di quelli, insomma, a cui riferirsi quando ci si vuole inorgoglire di questa università. Ieri ci sono stati i funerali così, questa mattina, ho dato un’occhiata alla pagina di Padova di www.gazzettino.it  per leggerne un po’. Cercando qualcosa in merito, però, mi sono imbattuto in una lista di titoli che, con brutale impatto, hanno ridimensionato l’orgoglio sprofondandolo nella palude padana. La riporto per esteso:

«Padova. Neonata muore a quattro giorni dal parto cesareo: indagini nella clinica»

«Padova. Offesa una giovane musulmana con il velo: “Toglitelo, sei sottomessa”»

«Padova. Giovane operaio-musicista muore nello schianto contro un muro»

«Padova. Creava 22 milioni di crediti fasulli e ripuliva i soldi in banche di San Marino»

«Padova. Depositi alimentari saccheggiati per rivendere la merce a un ristoratore»

«Padova. Uccisero un anziano dopo averlo legato e imbavagliato in casa: due arresti»

«Padova. Inala gas, sviene, batte la testa e muore: un altro decesso in carcere»

«Padova. Studente 24enne si toglie la vita. Era disperato per la morte dei genitori»

«Padova. Dalle acque del canale emerge un cadavere: è un marocchino di 24 anni»

«Padova. Scandalo alla casa di accoglienza: condannato a 11 anni l’educatore pedofilo»

Tutto questo in soli quattro giorni (mi sono fermato alle notizie del 24 maggio), soltanto ciò che una redazione ha ritenuto opportuno presentare. E sono tutti in sequenza (ho tolto solo quello relativo alla morte del professor Petter).

Con i suoi duecentomila abitanti, Padova inganna mostrandosi più piccola di quanto non sia la vita che contiene, la varietà di genti e i le bassezze che la sua quotidianità raggiunge. Dietro la patina snob-borghese del centro, le vetrine di via S. Fermo, i proclami di neo-fascisti giustizialisti leghisti e benpensanti, si nasconde – ma solo agli occhi di chi guarda dallo spioncino della propria dimora – la “dura realtà” che ci si aspetterebbe solo nelle metropoli o nelle avventure di Jessica Fletcher.

Una dose anestetica di indifferenza o, forse, cinismo è comprensibile. L’assuefazione alle sventure (altrui) è inevitabile. Lo scetticismo di fronte al cambiamento è fondato. Ma vale la pena, almeno, provare un po’ di sdegno e mettere da parte SUV e snobismi osservando la partecipazione multirazziale, multiculturale e sociale che contribuisce alla creazione di tanta spazzatura. Per non stupirsi quando Padova diventerà la location di un nuovo episodio di GTA.

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