Rai e Santoro: chi vince e chi perde

di Tommaso De Beni.

La notizia è da prima pagina, soprattutto in un Paese come il nostro, dove il corto circuito tra giornalismo e politica raggiunge proporzioni inimmaginabili in qualsiasi altra parte del mondo. La notizia è che Michele Santoro l’anno prossimo non sarà più un dipendente della Rai radio televisione italiana, quindi giovedì 9 giugno 2011 andrà in onda in prima serata su Rai2 l’ultima puntata in assoluto della trasmissione Annozero. Ciò ovviamente non significa che la carriera giornalistica e televisiva di Santoro sia finita per sempre, anzi sono personalmente convinto che per lui inizi una nuova primavera lavorativa (beato lui!). Ma perché è una notizia? Perché avviene al termine di una stagione televisiva molto travagliata, segnata da continue liti tra il conduttore e il direttore generale Masi e da telefonate del Presidente del Consiglio allo stesso Masi e ad altri dirigenti e rappresentanti della Rai o dell’Agcom. Telefonate che sono state intercettate, analizzate dalla magistratura e rese pubbliche, in cui il Presidente del Consiglio intimava chi di dovere a prendere provvedimenti contro  Annozero, cioè in poche parole chiudere la trasmissione o cacciare Santoro sostituendolo magari con Ferrara o con Sgarbi, oppure affiancando al conduttore (è stato veramente proposto) un contro-conduttore che negasse e obiettasse qualsiasi cosa da lui detta.

Il peccato originale in tutto ciò è ben noto e ormai quasi atavico, tanto che gli italiani ci hanno fatto il callo e anche le opposizioni si sono adattate: si chiama conflitto di interessi, cioè non è democratico (ed è anticostituzionale) che un politico, tanto più se eletto premier, sia il proprietario di giornali e televisioni private nazionali. Oltretutto secondo una sciagurata legge approvata da tutti, il Presidente del Consiglio esercita un certo controllo  e influenza anche sui vertici dell’azienda pubblica Rai. Quindi dietro a tutto ciò c’è una forte questione che riguarda il rapporto tra pubblico e privato e che se volete sta alla base anche del referendum sull’acqua pubblica che si terrà domenica 12 e lunedì 13 giugno prossimi (vuoi vedere che dopo l’acqua si chiederà di privatizzare anche la Rai?). E poi c’è la questione del conflitto di interessi e dell’ingerenza arrogante e asfissiante dei partiti (tutti) nella televisione di Stato.

Ma quello che interessa a me ora, è entrare nel merito della notizia, della vera notizia, perché i giornali, sia di destra che di sinistra, oggi vi offrono dei titoli che strumentalizzano la vicenda e che offendono l’intelligenza e la verità. Da una parte si dice: «Ha vinto Masi», anche se il direttore generale adesso è una Lei, si grida allo scandalo, si critica Berlusconi, la cui accusa ad Annozero di aver influenzato i recenti risultati elettorali a Milano e a Napoli è patetica, più che liberticida. Da questa parte («Il fatto quotidiano», «Il Manifesto», etc.) si denuncia insomma uno scacco alla libertà di stampa e di espressione, sbagliando. Perché Santoro non è stato cacciato, come si legge in questi giornali, ma ha deciso di non rinnovare il suo contratto con l’azienda, che scadeva in estate (un po’ come Pirlo) e quindi è ora libero di accasarsi in altre aziende. E secondo me il divorzio lo aveva ripetutamente annunciato lo stesso Santoro diverse volte, per esempio in seguito all’esperienza di Raiperunanotte, una puntata speciale trasmessa su internet e da reti indipendenti, come quella di Al Gore. Il conduttore aveva esplicitato il bisogno di chiarirsi con l’azienda e anche la voglia di fare qualcosa di diverso da Annozero, invece c’è stata un’altra stagione in cui si voleva che il giornalista andasse in onda, ma con dei limiti. Quindi da questo punto di vista la notizia riguarda un professionista che decide di cambiare aria, e non ci vedo nulla di eclatante. Da telespettatore sono anche tranquillo perché so che probabilmente l’anno prossimo avrò comunque la possibilità di vedere una trasmissione del giornalista salernitano (si parla di un suo imminente accordo con La7)

Dall’altra parte della stampa invece («Il giornale» e «Libero», per esempio) arrivano commenti che trattengono a stento l’entusiasmo e che allo stesso tempo nulla hanno a che vedere con il giornalismo, giacché non solo riportano commenti da bar Sport, ma fanno vera e propria disinformazione e distorsione della realtà. «Libero», sulla scia del tormentone per cui Santoro è pagato con i soldi di tutti e quindi non è giusto che si schieri da una sola parte politica, titola così:  «Adesso Santoro è gratis. Il giornalista continuerà a lavorare, ma non lo pagheremo più noi.». È un’offesa all’intelligenza rispondere a commenti del genere, però d’altro canto non si può neanche più permettere che certi stupri del buon senso si radichino talmente a fondo nella testa delle persone da diventare opinione comune. Innanzi tutto i soldi del canone (che non tutti pagano) servono solo in parte a pagare lo stipendio ai giornalisti, il resto lo si ricava dagli introiti pubblicitari che, dati gli ottimi ascolti di Annozero, sono (giustamente) cospicui. In secondo luogo Feltri e Belpietro dovrebbero spiegare a me e a tutti gli italiani perché è scandaloso che Santoro che fa il record di share sia un dipendente pubblico lautamente retribuito mentre invece Giuliano Ferrara e Augusto Minzolini che su Rai1 fanno da portavoce aggiunti della Presidenza del Consiglio e da propaganda al Pdl debbano essere altrettanto lautamente retribuiti (sempre con i soldi nostri) senza che nessuno batta ciglio. Tra parentesi occorre anche dire che il fatto che Annozero sia una trasmissione schierata con una parte politica contro un’altra è tutto da dimostrare, soprattutto se la parte di Santoro si pensa sia il Pd o l’Idv o il Sel, dato che gli editoriali di Travaglio  non risparmiano critiche anche a questi partiti e dato che Santoro spesso ospita i monologhi di Grillo che impreca contro tutta la classe politica. Non basta nemmeno ricordare che il programma di Sgarbi è stato soppresso subito; per quanto mi riguarda avrebbe anche potuto continuare (magari non in prima serata), il fatto è che non l’ha guardato nessuno e sarebbe stato troppo sfacciato continuare a spendere soldi (di tutti) per un programma che non fa ascolti solo perché piace a Berlusconi. Non si parla mai, inoltre, dei soldi che la Rai ha speso per comprare i diritti del film di Nanni Moretti Il caimano (che scadono l’anno prossimo), film finora mai trasmesso; e nemmeno si accenna allo scandalo che ha coinvolto l’ex-ministro Sandro Bondi, che a Venezia si è inventato un premio appositamente per premiare una regista ungherese amica sua (o di Berlusconi?) convincendo la Rai a sborsare denaro pubblico per finanziare un suo film, flop al botteghino. Quindi da questo punto di vista la retorica degli stipendi alti dei dipendenti della Tv pubblica (già usata con Enzo Biagi e con Fabio Fazio) che toglierebbero soldi dalle «tasche degli italiani» è facilmente decostruibile ed auspico che possa non essere più usata.

A questo punto la questione non riguarda più il rapporto complesso e più che ventennale di amore e odio (e guadagno e voto) tra Santoro e Berlusconi, ma più semplicemente il destino della Rai. Chi vuole il bene dell’azienda infatti dovrebbe gioire di trasmissioni che ottengono grandi ascolti, e non funestarle ed ostacolarle per paura di dar fastidio ai potenti. Dato che per la prossima stagione televisiva altre trasmissioni molto seguite come Ballarò, Report, Che tempo che fa, Vieni via con me, Parla con me sono messe in discussione e non si sa se andranno in onda o no, la prospettiva rischia di essere quella di una Rai fotocopia di Mediaset con programmi idioti di puro svago e intrattenimento, un’informazione pubblica totalmente asservita alla politica (e in particolare al Presidente del Consiglio) e una perdita economica immensa a vantaggio di Mediaset, La7 e Sky. Basteranno i nuovi canali introdotti con il passaggio al digitale terrestre a giustificare il canone? E sarà giusto pagare il canone per delle trasmissioni che non ci piacciono? A meno che non esistano in Italia milioni di seguaci di Sgarbi, Vespa, Ferrara , Antonella Clerici, Simona Ventura e Minzolini, le casse della Rai sono sull’orlo della catastrofe e potrebbe esserci un’epidemia di disdette dall’abbonamento.

La questione, in definitiva, va oltre il gioco del “chi vince e chi perde”, e riguarda il futuro dell’informazione e della televisione.

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