Caso Battisti: loro esultano

di Alberto Bullado.

L’hanno liberato, contenti? Mi riferisco a coloro che hanno voluto trasformare Battisti nel nuovo caso Dreyfus, ovvero l’occasione per una certa intellighenzia di prendere le difese dell’ennesimo scomodo “innocente” in nome di principi che sfuggono, anzi, che inquietano. Parliamo di un vizio di vecchia data e che ultimamente ha trovato in Roman Polansky, Armando Verdiglione e persino in Strauss-Kahn, dei poveri Cristi da salvare. Come se lo scopo di intellettuali e scrittori fosse unicamente quello di preservare le sorti di qualsiasi disgraziato con una qualche telecamera puntata in odore di diatriba morale o complotto politico. Povero me che pensavo che la cultura fosse un’altra cosa. Soprattutto quando in ballo vi è un certo impegno basato su diritti umani e principi etici. Mi sbagliavo, perché c’è sempre l’ideologia di mezzo, quella viene prima di tutto, a costo di accecare anche gli animi più nobili e le menti più affilate dell’universo.

Come avviene anche in questo caso. Infatti, che la solidarietà elargita da certi salotti e parrocchie nei confronti di Cesare Battisti sia di matrice ideologica, non è solamente un semplice sospetto. Altrimenti non si spiegherebbe la mobilitazione e l’appoggio che in passato ha goduto il latitante, oltre che l’esultanza recente di Carmilla Online, che dopo petizioni, raccolte firme, sensibilizzazioni e propagande per mezzo stampa e via web in favore dell’ex militante dei PAC ora può finalmente abbandonarsi in un liberatorio e festante trenino. Un lungo biscione di almeno 1500 persone, stando a quanto riportato dal sito, ovvero il numero di firmatari della causa pro Battisti risalente al 2004. Dentro ci trovi di tutto: da Genna a Vauro, da Scarpa alla Lipperini, dai Wu Ming a Dazieri. Fino a qualche tempo fa ci avresti potuto trovare persino Saviano, che però ha ritirato la sua firma[1] e che ora subisce tutto il risentimento di quella certa gauche anche per altre questioni di cui abbiamo già parlato. In questo caso, come si è potuto vedere, abbiamo a che fare con fior fior di artisti, intellettuali e scrittori (ma aggiungici anche politici, militanti, attivisti, docenti e cittadini comuni) che si sono prestati al medesimo giochetto, a cominciare da Valerio Evangelisti, fondatore di Carmilla, nonché la mente che sta dietro all’iniziativa. Sto parlando di un intellettuale e romanziere che tuttora amo, stimo e rispetto, e la stessa cosa vale per molti altri suoi sodali amici (che a causa di queste loro discutibili simpatie hanno rischiato il “rogo” delle proprie opere, un espediente ignobile e ridicolo minacciato dalle istituzioni, in realtà più millantato che altro). Ma il Battisti fan club si estende anche all’estero, specie in Francia, nazione che per anni ha dato asilo all’ex latitante, dove troviamo il solito Henry Lévy, o la Vargas, che peraltro sostenne economicamente il latitante, o ancora Quadruppani, Pennac, fino ad arrivare al Nobel per la letteratura Gabriel García Màrquez. Da quel che si legge, basterebbero i pedigree culturali di quest’ultimi a garantire non solo l’innocenza di Battisti, ma anche la sua encomiabile bontà intellettuale. A quando il Nobel per l’ex militante dei PAC?

Ma la domanda che noi tutti ci poniamo è: perché tutte queste eminenti personalità hanno speso almeno cinque minuti della loro esistenza nell’entrare entusiasticamente a far parte di un simile fan club? Nell’appello dell’11 febbraio 2004 si legge: «[perché Battisti] è un intellettuale vero», anzi, «un uomo onesto, arguto, profondo, anticonformista nel rimettere in gioco fino in fondo se stesso e la storia che ha vissuto», «Cesare Battisti si è dedicato a un’intensa attività letteraria, centrata sul ripensamento dell’esperienza di antagonismo radicale che vide coinvolti centinaia di migliaia di giovani italiani e che spesso sfociò nella lotta armata[2]. La sua opera è nel suo assieme una straordinaria e ineguagliata riflessione sugli anni ’70». E ancora: «La vita di Cesare Battisti in Francia è stata modesta, piena di difficoltà e di sacrifici, retta da una eccezionale forza intellettuale». Insomma, Cesare Battisti non si tocca perché «E’ riuscito ad attirarsi la stima del mondo della cultura e l’amore di una schiera enorme di lettori». Sticazzi.

Questa la lezione morale impartita dalle cattedre di una certa cultura. Magari si tratta di rappresentanti di un pensiero un filino borderline che, seppure appare sporchiccio sotto molti punti di vista, ostenta un’alterigia etica che in realtà sfugge. Forse abbiamo persino a che fare con personaggi che oggi firmerebbero (e non è escluso che a suo tempo l’abbiano fatto) l’appello contro quel commissario Calabresi poi fatto fuori da Lotta Continua (questi signori, negli anni ’70, avrebbero esultato anche in quel caso?). Prendiamo comunque atto che a Battisti vanno garantiti comprensione, appoggio e solidarietà in quanto entrato a far parte del club degli intoccabili. Ma tutto questo, in nome di che cosa? La militanza politica oltranzista oppure il fatto di aver scritto dei libri? Da quando in qua vale l’immunità politica o di casta? Issei Sagawa, allora studente della Sorbona a Parigi, nel 1981 uccise, smembrò e divorò una studentessa di nome Renée Hartevelt. Ottenne l’estradizione e non fece nemmeno un giorno di carcere grazie all’intervento del padre, un uomo molto potente e facoltoso, e la solidarietà di qualche comitato di connazionali giapponesi, affascinati dall’aura oscura ed impenitente dell’assassino. Ora Issei Sagawa è scrittore, critico gastronomico, giornalista e pittore. Solidarietà anche per lui? No. A quanto risulta il cannibale giapponese non possiede la tessera del partito.

Se non si fosse capito, il quesito, al di là delle provocazioni, è il seguente: può l’attività culturale espiare le colpe individuali di una persona? Può la parola di uno o più dotti cancellare i capi d’accusa di un singolo individuo? Può l’apprezzamento unilaterale di una certa cricca intellettuale valere più delle richieste di giustizia dei famigliari delle vittime del terrorismo o della cittadinanza italiana? Applicando lo stesso metro adottato da Carmilla & Co si potrebbero quindi assolvere tutti quei preti o vescovi pedofili per il solo fatto di aver condotto una vita votata alla fede ed alla carità. Dopotutto si tratta del medesimo sillogismo. Ce ne rendiamo conto?
Naturalmente l’elemento politico, che solo un’ipocrita farebbe finta di non vedere, e che in questo caso è tanto lampante quanto vischioso, risulta, alla fine della fiera, un elemento decisivo che, tra le altre cose, desta più di qualche sospetto e la dice lunga sulla bontà intellettuale inchiostrata da certi personaggi. Perché la verità è che se non ci fosse stata la militanza, Battisti avrebbe ricevuto un trattamento da criminale comune qual era, senza meritarsi, di conseguenza, la solidarietà di certe anime illuminate. Vi sarete accorti che fino adesso non ho usato la parola “terrorista” o “assassino”: ebbene, non perché non consideri Battisti come tale, per come la vedo io si tratta di una questione irrilevante, ma per una ragione diversa: qui non si vuole entrare nel cuore degli anni di piombo al fine di rimestare tra cadaveri e manifesti, proiettili e proclami, collettivi e militanze (come invece fa qualcuno, manifestando un certo godimento, forse perché si tratta, dopotutto, del suo habitat naturale), ma ci si limita a rimarcare il solo ed unico dato di fatto che nemmeno i compagni duri e puri di Carmilla & Co possono negare: ovvero l’appartenenza di Cesare Battisti ai PAC. Che per chi non lo sapesse sta a significare Proletari ARMATI per il COMUNISMO. E risottolineo: ARMATI e COMUNISMO.

Quello che voglio dire è molto semplice: Cesare Battisti non è uno stinco di santo e non ci si spiega perché elevarlo addirittura ad esempio quando abbiamo a che fare con un delinquente comune che dal ’77[3] in poi ha goduto di un alibi politico tale da godere l’appoggio incondizionato, e non solo morale, di eminenti spiriti magni, associazioni, servizi segreti, eccetera, eccetera, eccetera. Lasciamo perdere le 4 imputazioni che pendono sul capo di Battisti per i 4 diversi omicidi che Carmilla contesta e destruttura, particolare per particolare, con una protervia che ancora una volta desta sospetto (i particolari snocciolati e le osservazioni inoltre non sono del tutto sacrosanti), io faccio riferimento alle azioni di copertura, al favoreggiamento, all’organizzazione, all’appartenenza di un gruppo di persone pericolose, oltre che di una fedina penale, quella di Battisti, tutt’altro che intonsa e precedente al ’77. Elementi che bastano e avanzano per tratteggiare il ritratto di un uomo che nemmeno tutti i romanzi di questo mondo o i pareri di tutti gli intellettuali del pianeta non possono cancellare, così come il suo passato e la sua supponente faccia da stronzo[4]. Il toto-pallottole lo lascio ai zuzzurelloni nostalgici, ai chiosatori rossi, ai menestrelli degli anni di piombo, superinnocentisti per patologia ed intrisi di politica fino al midollo, che pur non riuscendo a guardare al di là del proprio naso o dell’ortodossia nel loro sangue pretendono addirittura di impartire lezioni morali agli altri malgrado la loro di morale sia alquanto sfilacciata, disattenta o a corrente alternata: poiché, come vogliono farci capire, non schierarsi a favore di Battisti risulterebbe essere un «delitto». 

L’impressione è quella di avere a che fare con una cultura veterana di antichi paradossi e che pure negli anni 2000 si prodiga nel replicare la vecchia e stantia logica della guerra dei due blocchi. Da una parte la sinistra insurrezionalista ed extraparlamentare, dall’altra la destra sotterranea, massonica, plutofascista della P2 e dell’organizzazione Gladio inculattata con il potere. Quindi un’eterna lotta del “bene” contro il “male”, credo facilmente smentibile da chiunque abbia la voglia di esplorare quegli anni con un senso morale estraneo all’ideologia (non vi può essere un briciolo di verità e di giustizia in quel tipo di sinistra armata). Poi, che la storia del nostro recente passato sia tormentata da orribili fantasmi e che l’Italia non sia mai stata in grado di affrontarli di petto, questo è fuori discussione. Numerosi sono i misteri irrisolti, le verità insabbiate ed i crimini non perseguiti[5]. Tuttavia, evadendo dalla logica di cui sopra, quella ideologica, è ugualmente opportuno prendere le distanze da personalità ambigue e scorrette come Cesare Battisti, o quantomeno occorrerebbe evitare tutta quella smania umanitaristica e quell’eccesso retorico, francamente indigesto, che trasuda dalle pagina di Carmilla. Laudatorie che lasciano il tempo che trovano e che per molti versi assomigliano, per toni e stile, a certe lappate di culo care ai soliti prezzolati cortigiani alla corte di chi sappiamo.

Se il processo ai danni di Battisti desta qualche sospetto e se ci sono le prove di torture verificatesi in certi interrogatori, che si faccia un diverso appello in favore di queste vittime. Solidarizzare o addirittura favorire la fuga di Battisti è un’altra cosa. Capite che qui si verifica uno scarto non da poco. Per il resto lascio volentieri la partita di ping pong giudiziario tra giornalismo di destra e mistificazione di sinistra, a proposito di ogni singola virgola del caso Battisti, a chi ha più stomaco e tempo da perdere del sottoscritto. Nel frattempo se qualcuno ce l’ha così tanto con il Brasile suggerisco il boicottaggio dei trans verde oro, come ironizza Fulvio Abbate, intellettuale di una sinistra anarchica e libertaria sicuramente più fantasioso ed anticonformista di certi coscritti seppur dalla penna raffinata.

Concludo dicendo che qualche tempo fa il sottoscritto si era espresso a proposito del caso Battisti invocando una semplice richiesta: TENETEVELO! Dicevo questo in nome di un’umana insofferenza, con la paura che, se fosse tornato in Italia, avremmo dovuto subire il vittimismo di Battisti persino all’Isola dei Famosi, tanta era l’assuefazione in quei giorni. Senza contare i martirologi di firme prestigiose pronte a guizzare nel web o nella carta stampata. Altro che carcere: Cesare Battisti elevato a nume tutelare di un arcadico parnaso radical-intellettuale. Il mio giudizio non cambia: malgrado la mia solidarietà a Cesare Battisti stia a zero, io dico che è meglio che l’ex latitante dei PAC se ne stia lì dov’è. L’Italia non sarebbe in grado di gestire la tempesta di cazzate pronte ad esplodere come una reazione a catena. Sinceramente vorrei farne volentieri a meno. Ma ora che il governo brasiliano ha liberato Battisti, in barba a qualsiasi forma di buon senso e di  diplomazia internazionale, va detto che in questo modo ha sicuramente offeso la memoria delle vittime e la dignità dei loro famigliari. Il livore di quest’ultimi sarà più che comprensibile e giustificabile, mentre il giubilo di qualcun altro molto ma molto meno.

P.S. me ne stavo quasi dimenticando: per chi scrive Valerio Evangelisti? Per la Mondadori. Tra le migliaia di case editrici in Italia, circa 2600, è la scelta sicuramente più azzeccata. Hasta la victoria siempre.

Da Carmilla Online alla notizia della liberazione di Cesare Battisti:


[1] Anche Marco Müller ha fatto sapere di aver ritirato la propria firma: vedi qui.

[2] “Antagonismo radicale che vide coinvolti centinaia di migliaia di giovani italiani e che spesso sfociò nella lotta armata”: centinaia di migliaia di italiani SPESSO sarebbero poi confluiti nei nuclei armati? Oltre che di un delirio fine a se stesso si tratta di una contraddizione: Carmilla, in altre occasioni, ha affermato che i soli membri dei PAC non potevano essere più di 30. Touché. Il solito giochetto: allargare il bacino della colpa per diluire quella individuale di chi fece parte della militanza armata. Leggi anche alibi friabili come crackers.

[3] Anno in cui conosce Arrigo Cavallino, ideologo dei PAC, nel carcere di Udine.

[5] Marcello de Angelis ora è in Parlamento. E che dire di altri assenti ingiustificati che mancano all’appello e che conducono la bellavita altrove, vedi Delfio Zorzi, o altri piacevoli personaggi che l’Italia non si dice disponibile di estradare come Jorge Troccoli. E poi c’è Adriano Sofri

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