La notte di Marsiglia.

Il 20 marzo 1991, allo stadio Velodrome di Marsiglia, Adriano Galliani scrive una delle pagine più nere della storia del Milan, società di cui ai tempi era amministratore delegato, a cui oggi aggiunge anche la carica di vice-presidente vicario (inutile specificare vicario del Grand. Dott. Lup. Mann di fantozziana memoria).

Si sta giocando il ritorno dei quarti di finale della vecchia e mai troppo amata Coppa dei Campioni, il Milan sta perdendo 1-0 e sembra che il cammino degli uomini di Arrigo Sacchi stia giungendo al capolinea. Quando ecco la provvidenza: i riflettori dello stadio subiscono un calo di potenza che rende inagibile la ripresa del gioco per una mezz’ora scarsa, ma quando le luci tornano a splendere non c’è più niente da giocare. Il mai capelluto Adriano ha già fatto rientrare la squadra sotto le docce fregandosi le mani. Cazzo, questo è un legittimo impedimento allo svolgersi dell’incontro, dobbiamo vincere noi a tavolino! Peccato che quei comunisti dell’Uefa la pensassero diversamente: incontro assegnato a tavolino all’Olympique Marseille, squalifica di un anno per i rossoneri dalle competizioni internazionali e figura di merda colossale in eurovisione per la squadra considerata ai tempi la più forte del mondo.

Che cos’è il berlusconismo, dopo tutto? Un esiziale mix di egocentrismo, opportunismo, megalomania, complessi infantili mai del tutto superati e curati a suon di lifting facciali, lampade, tette ovunque, ostentazione di soldi e potere, puttane. E il sorriso a ogni costo come un valore irrinunciabile, con una concezione aprioristica di esso, che va al di là della ragione per cui si sorride, si piange o ci si incazza: bisogna sorridere perché è più bello che piangere. Quindi sorridi coglione!

Solo una mente intrisa, corrosa, del tutto insozzata dal contatto con questo cocktail che neanche Bukowski accetterebbe può concepire l’abbandono del campo come una vittoria. Non conosco alcun gioco al mondo dove chi si ritira dalla contesa vince. Neanche a nascondino lo scopo è nascondersi per scomparire, ma per liberare la tana.

Questo enorme e innegabile successo di mobilitazione politica è stato ottenuto grazie al messaggio “Vai a votare”, non “vai a votare sì” , e gli sconfitti hanno adottato la tattica parallela del “non votare” invece del “vota no”. È una tale distorsione della logica umana che per certi versi mi gela. In un forum da me frequentato, un forum sportivo peraltro, un astenuto ha definito “idioti” i 5% di elettori del “no”, che a mio avviso sono per certi versi i veri eroi democratici di questo avvenimento. Ma come, siamo arrivati davvero a questo svilimento dell’unico mezzo di democrazia diretta che abbiamo a disposizione?

Una cifra che a seconda del quesito ruota tra 1.000.000 e 1.200.000 italiani che hanno compiuto il loro diritto/dovere sapendo non solo di essere sconfitti senza ogni minimo dubbio in termini percentuali, ma addirittura contribuendo alla realizzazione completa della vittoria dell’altrui schieramento, facendo innalzare il quorum.

Nel lontano 1974, l’87% degli italiani aventi diritto si recò a votare per decidere se abolire o no il divorzio appena istituito, e il 59.3% di questi, ossia più di 19 milioni, dissero che NO, il divorzio doveva rimanere, perché era uno strumento utile per la società. Nel ’78 vi furono due referendum, su ordine pubblico e finanziamento ai partiti e vinse entrambe le volte il NO (nel primo con il 76%). Fino al 1995 si parlava di Si e No, queste due semplici parole con il loro suono così chiaro, secco, che non lascia spazio a fraintendimenti e ipocrisie, e che permettono un dialogo onesto e serio.
Sei d’accordo? Sì perché blablabla. No perché blablabla. Da allora, casualmente, il dialogo è stato fatto scivolare sull’opportunità dell’andare o meno a votare. Già da prima in realtà, grazie al genio di Craxi. E dopo la sua fuga tunisina a metà anni ’90 è arrivato sulla scena politica il suo grande amico e finanziatore.
Forse è ora di cominciare a pensare che SI, forse non ci liberemo mai da questi mostri che cercano di succhiare, devastare, mangiare, ingrassare e sorridere alla faccia nostra, ma NO, non possiamo perdere l’unica vera arma di difesa non violenta del popolo contro questi lanzichenecchi in doppio petto, e anzi forse dovremmo pure un po’ migliorarla.

Carlo Alberto Marazzina, milanista dal 1987.

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Comments
One Response to “La notte di Marsiglia.”
  1. conaltrimezzipd ha detto:

    Questo intervento, inviatoci da un affezionato lettore, rientra nel dibattito lanciato da Conaltrimezzi a proposito dei referendum del 12 e 13 giugno 2011.

    Per approfondire:

    https://conaltrimezzi.wordpress.com/2011/06/08/referendumfilia-democrazia-diretta-no-qui-c%E2%80%99e-puzza-di-politica/

    https://conaltrimezzi.wordpress.com/2011/06/14/non-andate-a-votare-e-inutile/

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