Bret Easton Ellis – Imperial Bedrooms

di Tommaso De Beni.

L’anno scorso è uscito presso Einaudi Imperial Bedrooms, l’ultimo romanzo dell’acclamato scrittore statunitense Bret Easton Ellis, puntualmente presentato ed ovviamente incensato da Fabio Fazio in Che tempo che fa. A parte l’ironia che si può fare sul noto conduttore (ogni scrittore, ogni regista, ogni cantante che lui ospita è sempre il suo preferito, è sempre il più grande scrittore, regista o cantante), lo scrittore americano è veramente considerato quasi all’unanimità uno dei più grandi e rappresentativi scrittori americani contemporanei, accanto a maestri indiscussi come De Lillo e Roth. Insomma, è uno che dovresti conoscere. Magari non di persona, se nella vita ha le stesse cattive abitudini di molti suoi personaggi. Scherzi a parte, a me Easton Ellis non piace, cioè non trovo che sia un grande scrittore e che meriti la fama che ha. Ma facciamo un passo alla volta.  L’esordio è fulminante: dopo un corso di scrittura creativa tenuto nientemeno che da Raymond Carver, profeta del minimalismo americano, Easton Ellis pubblica, poco più che ventenne, Less than zero, il suo primo romanzo dal successo immediato. Il termine minimalismo è preso a prestito dalle arti figurative ed indica un movimento letterario affermatosi negli anni ’80 negli Stati Uniti caratterizzato dalla tendenza a raccontare in stile scarno e immediato piccole storie di vita quotidiana. Il problema è che le piccole storie, nel caso di Easton Ellis, sono storie di sesso e droga e violenza di quattro studenti universitari dell’alta borghesia americana; qui scatta lo scandalo, da un lato i genitori che si chiedono se le storie raccontate sono vere, dall’altro i critici che parlano subito di denuncia sociale. La bisessualità, l’omosessualità, il nichilismo autodistruttivo, l’uso smodato di alcool e droga, la violenza, non sono spiegati, né giustificati, lo stile è asettico, registra semplicemente ciò che c’è nel mondo e descrive ambienti e comportamenti in maniera stilizzata. Altre opere dello scrittore sono American Psycho, Le regole dell’attrazione, dai quali sono stati tratti gli omonimi film, e la raccolta di racconti Lunar Park, del 2005.

Imperial bedrooms, scritto circa 25 anni dopo Less than zero, racconta le vicende degli stessi personaggi (Blair, Trent, Julian e Rip) anche loro, come lo scrittore e la società americana, invecchiati di un quarto di secolo. Nel frattempo è stato fatto un film ispirato alle loro vicende (nel 1987, a due anni dall’uscita del libro, è stato effettivamente realizzato un film, con protagonista l’attore Robert Downing Jr.), in cui uno di loro, Julian, moriva di overdose in un finale strappalacrime. Nel nuovo romanzo Julian muore veramente, ma non di overdose, viene barbaramente ucciso in circostanze che per tutto il romanzo restano misteriose. Il protagonista, Clay, è diventato un mediocre sceneggiatore di Hollywood che chiede ad attori ed attrici favori sessuali in cambio di ruoli nei suoi film. Nel corso del romanzo, ritroverà, tra Los Angeles e New York, tutti i vecchi amici di un tempo. Il finale assume aspetti agghiaccianti che ricordano American psycho. L’ambiente cinematografico e le tonalità cupe da thriller, unite all’osmosi tra realtà e finzione, sono a mio avviso gli aspetti più interessanti del breve romanzo. Per il resto, lo stile e il linguaggio, pur nella pregevole traduzione di Giuseppe Culicchia, anche lui scrittore, mi risultano troppo neutri, troppo freddi. Non escludo che l’industria cinematografica trarrà ancora una volta spunto da un’opera di easton Ellis per un film, e farebbe bene, perché gli spunti e le idee ci sono, guarderei volentieri il film di Imperial bedrooms; ma non lo guarderei con l’aspettativa di replicare il piacere provato durante la lettura o con la curiosità di vedere quello che mi ero immaginato, perché ho già “visto” tutto nel libro. Guarderei il film tratto da questo libro con la consapevolezza che lo migliorerebbe. In questo secondo me è già illustrato il problema: un conto è immaginarsi scene e personaggi durante la lettura di un libro, ma una scrittura narrativa che sembra fatta apposta per la trasposizione cinematografica e che fa sue le tecniche della sceneggiatura finisce col raggiungere l’antiletterarietà. Un film raccontato a parole non è un romanzo. E un prodotto non letterario non può essere uno dei massimi esempi di buona scrittura e di grande narrativa contemporanee. Se Fernanda Pivano a proposito di Less than zero (questo sì veramente insopportabile per uno stile a metà strada tra il logorroico e il documentaristico) richiamò la gioventù arrabbiata dell’America anni ’50, confrontando il romanzo con Il giovane Holden, e propose una lettura sociologica di denuncia dell’indifferenza e dell’individualismo degli anni ’80, in Imperial bedrooms la questione è privata, una sorta di resa dei conti con il proprio passato e con la propria anima, che arriva ad una conclusione da autoanalisi psicanalitica, che riassume bene però il carattere del protagonista (e forse riassume anche la poetica di Easton Ellis): «non ho mai voluto bene a nessuno, e le persone mi fanno paura.»

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: