Il riso abbonda nella bocca degli stolti (2/3) – CAM#05 TRASH!

IL RISO ABBONDA NELLA BOCCA DEGLI STOLTI (2/3)
La commedia trash all’italiana dagli anni ’90 al nuovo millennio, tra cafonate, status symbols e cinepanettoni.

di Alberto Bullado.

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Risus abundat in ore stultorum
dicevano i latini. E stando a quanto dice il detto l’Italia traboccherebbe di idioti almeno dagli anni ’70 ad oggi. Poiché la cosiddetta Commedia all’Italiana, collocabile tra gli anni ’50 e ’60, possedeva tutt’altro pedigree ed interpreti, mentre quella trash, come abbiamo visto, ha tutt’altre origini. Ed è di questo filone che si parla anche oltre la seconda metà degli anni ’80, quando la commedia sexy, quella delle panze e dei mutandoni volanti, esaurisce la propria carica espressiva, muta, cambia pelle e facce, seguendo l’andamento sociale ed antropologico del proprio pubblico.

Il piccolo schermo incalza. L’avvento delle tv commerciali sconvolge il mercato degli audiovisivi. Inoltre vi sono nuovi volti che dalla tv si affacciano nel mondo del cinema, pronti a raccogliere l’eredità lasciata da una generazione di comici palpeggiatori di cosce. E poi ci sono le donne, quelle non mancano mai, il cui successo è proporzionale agli indumenti lasciati cadere dai propri corpi svelati. La componente erotica c’è ma non è più un fatto imprescindibile. Anche questi film sono veri e propri sponsor di starlette che giocano una partita di ping pong tra le scollature da prima serata e i paginoni di Playboy e Playmen. Ma in questo caso la donna non è più il fine, né un vero e proprio oggetto del desiderio collettivo di una società repressa, da spiare, palpare, smaniare come degli adolescenti, bensì un accessorio dei “grandi”, uno status symbol come altri. Tant’è vero che le forme di queste nuove interpreti s’ingrossano. Seni e sederi si gonfiano. Le donne diventano portatrici sane di curve mozzafiato e di sguardi ammiccanti. Esse esprimono una sessualità più aggressiva, più “porca”, in una vera e propria gara di sovrabbondanza. Chi le possiede è un uomo “potente”, poiché il sesso, nel frattempo, si è evoluto in un vero e proprio strumento del potere[1]. Un bene di consumo da ostentare come il proprio stipendio. Del resto la chirurgia estetica ha cominciato a prendere possesso dei corpi di molte donne dello spettacolo. Un’usanza che di lì a qualche anno sarebbe diventata la norma, o quantomeno una realtà perfettamente integrata nel sistema. E di conseguenza un modello estetico di riferimento per milioni di giovani ragazze che iniziano a sognare le labbra della Parietti e le tette di Anna Falchi.

La donna ritratta in questi film rappresenta al meglio un’Italia nuova, che vive un inedito stato di euforia. Rispetto agli anni del boom, si sono instaurati nuovi metodi di arricchimento e nuovi consumi. Dopotutto si tratta di una società di massa che vive una nuova stagione, uno stadio evolutivo industriale più avanzato, fatto di bellavita[2], intrattenimento e codici comportamentali aggiornati ed americanizzati[3]. Nei film della commedia trash dalla fine degli anni ’80 e in tutti gli anni ’90, gli italiani sono spesso ritratti in vacanza, nei fine settimana, nel tempo libero, al bar[4], nei grandi magazzini[5], in discoteca. Un’Italia artificiale, che nasce dalla televisione. Qui il trash è dato, ancora una volta, non solo dai toni e dal target, ma soprattutto dalla rappresentazione esagerata di uno stile di vita plastificato[6]. L’astrazione raggiunge l’inverosimile: qui l’illusione diviene realtà. Una penisola affogata in un prêt-àporter tossico, dilazionato da bizzarri personaggi disseminati di firme e loghi in vista. A nulla sarebbe valsa Tangentopoli, le docce fredde degli avvisi di garanzia, le cronache dei giornali. No. Così come le stragi di mafia. L’allegria continuò a perseverare malgrado un certo modello di riferimento consumista, volgare ed irresponsabile, avesse già dato modo di manifestare falle e malcostumi.

Qualsiasi istanza negativa o amaro spunto di riflessione sono rispediti al mittente. In quegli anni l’umorismo schiaccia il pedale sul disimpegno, rappresentando senza ritegno gli italiani che alzano la cresta. La commedia si fa più cafona. Nella capitale vi è l’apogeo del mondo coatto romanesco (che ha da tempo perso lo stile di Alberto Sordi), ruvido e tremendamente burino, mentre più a nord, nella pianura padana, prevale la vanteria edonista del “bauscia” milanese, dello sborone “cotoletta”, dell’imprenditore arrivista, lampadato e firmato, con moglie, amante e fabbrichetta. I divari sociali si allargano e vengono ritratti impudentemente nei propri tratti più tipici (spesso attraverso comparazioni esasperate e bidimensionali). Le varianti regionali si tramutano sempre più in schieramenti che giocano un derby campanilistico, rumoroso e plebeo tra nord e sud, restituendo per anni il ritratto di un’Italia spaccata, dalla doppia anima, composta da diversi patrimoni genetici e dominata da stereotipi. Non è un caso che in quegli anni nascono e si affermano movimenti e partiti politici come la Lega Nord.

La commedia trash gioca con questi elementi adottando, ancora una volta, la risata sguaiata come strumento di esorcismo. In alcuni casi si parla di un umorismo un po’ più ragionato rispetto alla gratuità cameratesca della commedia sexy degli anni ‘70. Basti pensare a certe interpretazioni di Abatantuono e Pozzetto. Tuttavia la risata è quasi sempre di pancia, distante dal sorriso amaro della Commedia all’Italiana. Alla gag non segue alcuna riflessione significativa. Ancora una volta la commedia viene sfruttata come semplice mezzo di intrattenimento, spot pubblicitario, ma anche strumento di assuefazione. Sono ormai gli anni ’90 ed è da vent’anni che il pubblico si misura con certi fenomeni senza prenderne sufficientemente le distanze. L’accumulo di titoli ha prodotto una sorta di callo culturale, di alfabetizzazione inerte: oramai certe espressioni non scandalizzano più nessuno, così come certe parolacce ed espressioni gergali. Il pubblico non riflette, non interiorizza i paradossi, tutto gli sembra scivolare addosso. Si ride e basta, per il solo gusto di ridere, spalancare la bocca, sussultare con le lacrime agli occhi sulle poltroncine mentre il grande schermo restituisce un ritratto impietoso del nostro paese. La voglia di evasione supera la rappresentazione e la ricezione della realtà. È un’Italia che ride ma che in realtà si irride.

In questo scenario si inserisce un gruppo di autori e attori che sono riusciti a richiamare un pubblico di spettatori cinematograficamente refrattari, soprattutto nei confronti dei film italiani. I nomi di queste persone li conosciamo bene: i fratelli Vanzina, Neri Parenti, Enrico Oldoini, e poi ci sono i vari comici come: Massimo Boldi, Christian De Sica, Jerry Calà, Diego Abatantuono, Renato Pozzetto, Ezio Greggio, Teo Teocoli, Paolo Villaggio, Nino Frassica, Andrea Roncato, Maurizio Mattioli, Guido Nicheli, personaggi sui quali i produttori investono ad occhi chiusi, quasi costantemente ripagati da ricavi impossibili da snobbare. Stiamo parlando di cordate dell’industria dello spettacolo in grado di creare un business sicuro e duraturo. Anche ai tempi della commedia degli anni ’70 si aveva a che fare con una produzione svelta e seriale, ma essa si manteneva comunque terra terra ed artigiana. Ora la commedia trash diviene una vera e propria catena di montaggio, con ritmi produttivi da fast food: pellicole che hanno una vita in sala di poche settimane, il tempo necessario per intercettare la voglia di svago degli italiani. Film che escono in prossimità delle vacanze e delle festività, quando la gente è più portata al consumo di futilità. Una sorta di rito collettivo, di “ora di ricreazione” sociale. In questo ambito si inseriscono politiche di guadagni intensivi da parte delle majors cinematografiche, cioè entrate facili, assicurate ed immediate. Un modello che dagli anni ’80 fino ad oggi deve ancora subire un considerevole calo di tensione.

“Cinepanettoni” e “cinecocomeri” divengono appuntamenti annuali irrinunciabili[7]. Non c’è festività senza il film incellofanato sotto l’albero o sotto l’ombrellone. Pellicole che lubrificano gli ingranaggi di una fabbrica dei consumi, benedizioni per il botteghino, botte di vita collettive e sponsor di benessere ed ottimismo. I critici alle volte strizzano l’occhio rispetto a certi episodi, vedi i primi film di Verdone, che si discostano dagli altri titoli, ma nella maggioranza dei casi la stroncatura è assicurata. Eppure sono questi film che, dati alla mano, reggono l’industria cinematografica e che fungono da laccio emostatico rispetto alla fuga di pubblico, un fenomeno macroscopico che comincia alla fine degli anni ’70 (la causa è innanzitutto l’erosione data dalla diffusione del piccolo schermo, a danno del cinema, oramai nei salotti di tutta Italia) e che dura sino alla fine degli anni ’90 (da quel momento in poi si registra una lenta inversione di tendenza).

Rimane da capire quanto ci sia di onesto in questa sorta di commedia che celebra l’effimero. A differenza della variante erotica in voga negli anni ’70, il prontuario non comprende più solo stereotipi umani poiché la focalizzazione è prevalentemente concentrata sugli status symbols. Sono film che fanno sicuramente divertire, ma anche sognare. Si tratta di prodotti d’intrattenimento che documentano lo spirito di un’epoca[8] e testimoniano la trasformazione della società della Prima Repubblica. Un mondo cinematografico fatto di giovani rampanti, “cumenda” con la puzza sotto il naso, donne disinibite che interpretano sempre di più il proprio corpo come un investimento per il futuro. Un ceto medio formicolante ed operoso, riflesso di un pubblico ipnotizzato e con la testa altrove. Questa tipologia di commedia trash, facile e grossolana, fa comunque parte di un fenomeno mediatico più ampio. La compenetrazione tra tv, cinema e pubblico è quasi del tutto totale. Da una parte la sponsorizzazione muscolare di modelli di riferimento pervasivi, dall’altra l’immedesimazione completa della massa: è quasi impossibile determinare il confine che delimita filmico e profilmico, tanto che certe rappresentazioni oramai sono penetrate nelle maglie della società italiana sino ad intaccare la sua struttura profonda. Una storia che conosciamo fin troppo bene.


In arrivo la III e ultima parte di quest’indagine sulla commedia trash all’italiana: nel prossimo articolo si parlerà di commedia, cinepanettoni e cinecocomeri dei giorni nostri.


[1] Gole Ruggenti (‘92), Mutande pazze (’92).

[2] Yuppies (‘85), Yuppies 2 (‘86), Montecarlo Gran Casinò (’87), Miliardi (’91).

[3] Vacanze in America (’84), Italian Fast Food (’86), Sognando la California (‘92).

[4] Jolly Blu (’98).

[5] Grandi Magazzini (‘86).

[6] Via Montenapoleone (‘86), Le finte bionde (‘88), sono entrambe pellicole dei Vanzina che lasciano trasparire una velata critica di costume.

[7] Davvero un lungo elenco: Una vacanza bestiale (’80), Sapore di mare (’82), Vacanze di Natale (’83), Vacanze di Natale ’90-’91-’95-2000, Anni ’90 (’92), Anni ’90 – Parte II (’93), S.P.Q.R 2000 e ½ anni fa (’94), A spasso nel tempo (’96), A spasso nel tempo – l’avventura continua (’97), Paparazzi (’98), Body Guards (2000), Merry Christmas (2001), Natale sul Nilo (2002), Natale in India (2003), Christmas in love (2004), Natale a Miami (2005), Natale a New York (2006), Natale in crociera (2007), Un’estate al mare (2008), Natale a Rio (2008), Un’estate ai Carabi (2009), Natale a Beverly Hills (2009), Natale in Sud Africa (2010).

[8] I fichissimi (’81), Eccezzziunale… veramente (‘82), Viuuulentmente… mia (‘82), Fratelli d’Italia (’89), Ho vinto la lotteria di capodanno (’89), Anni ’90 (’92), Anni ’90 – Parte II (’93), Miracolo italiano (‘94), S.P.Q.R 2000 e ½ anni fa (’94), Selvaggi (’95), A spasso nel tempo (’96), A spasso nel tempo – l’avventura continua (’97), Tifosi (’99), E adesso sesso (2000).


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  1. […] Secondo quest’ottica, tra cabaret movies, riciclaggi televisivi, cinecocomeri, cinepanettoni e più in generale i “film di Natale”, la commedia funge da genere di facile moneta. Un prodotto che obbedisce a logiche commerciali piuttosto invadenti ed insistenti. Ecco perché i titoli raddoppiano ed evadono anche dai confini che questa tradizione gli aveva riservato (le festività). Questo perché il pubblico li premia, esponendosi al rischio dell’assuefazione. Guardando le statistiche più da vicino risulta che quello dei cinepanettoni è infatti un circuito chiuso, alimentato da un pubblico prevalentemente mono-dipendente. E a lungo andare questo processo non potrà portare il nostro cinema lontano. Per tutta questa serie di motivi non c’è probabilmente molto da ridere. E non dovrebbero nemmeno ridere quegli stessi “comici” che hanno a cuore il destino di una lunga, onorevole ed abusata tradizione comica all’italiana. Prima Parte qui: Il riso abbonda nella bocca degli stolti (1/3) – CAM#05 TRASH! Seconda Parte qui: Il riso abbonda nella bocca degli stolti (2/3) – CAM#05 TRASH! […]

  2. […] Seconda Parte qui: Il riso abbonda nella bocca degli stolti (2/3) – CAM#05 TRASH! […]

  3. […] Secondo quest’ottica, tra cabaret movies, riciclaggi televisivi, cinecocomeri, cinepanettoni e più in generale i “film di Natale”, la commedia funge da genere di facile moneta. Un prodotto che obbedisce a logiche commerciali piuttosto invadenti ed insistenti. Ecco perché i titoli raddoppiano ed evadono anche dai confini che questa tradizione gli aveva riservato (le festività). Questo perché il pubblico li premia, esponendosi al rischio dell’assuefazione. Guardando le statistiche più da vicino risulta che quello dei cinepanettoni è infatti un circuito chiuso, alimentato da un pubblico prevalentemente mono-dipendente. E a lungo andare questo processo non potrà portare il nostro cinema lontano. Per tutta questa serie di motivi non c’è probabilmente molto da ridere. E non dovrebbero nemmeno ridere quegli stessi “comici” che hanno a cuore il destino di una lunga, onorevole ed abusata tradizione comica all’italiana. Prima Parte qui: Il riso abbonda nella bocca degli stolti (1/3) – CAM#05 TRASH! Seconda Parte qui: Il riso abbonda nella bocca degli stolti (2/3) – CAM#05 TRASH! […]



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