Una vittoria annunciata

di Giulia Cupani.

Quest’anno, non ci saranno polemiche del giorno dopo a proposito dell’assegnazione del premio Strega 2011. Ha vinto, infatti, l’opera che fin dalla votazione della cinquina era stata data per favorita, “Storia della mia gente” di Edoardo Nesi, romanzo-autobiografia  sull’universo imprenditoriale pratese masticato dalla crisi economica e dalla globalizzazione e simbolo della decadenza economica dell’Italia in quanto tale. Quella di ieri sera, dunque, è stata una vittoria annunciata, ottenuta da Nesi con una schiacciante maggioranza di voti e accolta da molti con soddisfazione, anche perché l’affermazione di un libro edito da Bompiani segna in qualche modo la fine del dominio del gruppo Mondadori, che si era aggiudicato tutte le edizioni del premio dal 2007 ad oggi.
 Le polemiche della vigilia a proposito degli esclusi eccellenti dalla cinquina, insomma, sembrano in gran parte dimenticate, e fortunatamente non saremo costretti ad assistere ad imbarazzanti siparietti come quelli che contrapposero Tiziano Scarpa e Antonio Scurati nel 2009. Tutto bene, dunque? Da un certo punto di vista sì: ha avuto la meglio il vincitore annunciato, autore di un libro che si fa portavoce di un disagio sociale diffuso e che, proprio per le sue peculiarità, può in qualche modo mettere tutti d’accordo.

Resta però da chiedersi, a premiazione avvenuta, quale sia oggi il senso di un premio come lo Strega che, pur essendo ancora percepito come il più importante premio letterario italiano, non manca di sollevare ogni anno polemiche a proposito delle modalità di votazione e delle presunte combine che si realizzano tra editori e giurati per spingere determinati titoli.
Quello che è certo è che, dal punto di vista editoriale, la vittoria dello Strega comporta un indiscutibile e significativo aumento di vendite: l’esposizione del libro vincitore provvisto della fascetta stampata ad hoc porta immancabilmente a un aumento di fatturato, ed è esattamente a questo che nessun editore vuole o può rinunciare. Ma è proprio per questo che il premio finisce per ridursi, anno dopo anno, a un paradossale teatrino che si ripete sempre uguale a se stesso: si polemizza abbondantemente sui votanti (i famigerati 400 Amici della Domenica) e sulla modalità di voto, si polemizza sull’influenza dei grandi gruppi editoriali e si contano i voti che ciascuno di essi controlla ma in sostanza, alla prova dei fatti, nessuno sceglie di tirarsi fuori dai giochi, preferendo continuare a far parte di un meccanismo unanimemente denunciato come marcio ma da cui sembra impossibile allontanarsi[1].
Il Premio Strega, insomma, sembra una perfetta metafora della vita italiana in senso lato: un circuito un po’ sordido di voti comprati, venduti o scambiati, retto da sistemi clientelari e di favore in cui, nel migliore dei casi, il malcostume è talmente dilagante che nessuno riesce a tirarsi fuori dal magma (pena la definitiva uscita dal mercato) , e nel peggiore lo status quo finisce per essere rassicurante e comodo per tutti, anche se non sta ancora bene affermarlo a chiare lettere.

Il vero problema del Premo Strega è, in sostanza, che negli anni si è trasformato in qualcosa di diverso da quello che era: un fenomeno di costume, non l’elezione mediante giuria qualificata della migliore opera narrativa italiana dell’anno. Bisognerebbe avere il coraggio di dirlo e, forse, anche di non scandalizzarsene troppo. Il mercato editoriale italiano ha tanti e tali problemi che quelli relativi all’assegnazione di questo singolo premio finiscono per essere sostanzialmente insignificanti, e se il pubblico accetta di correre ad acquistare un libro solo perché la sua qualità è stata sancita da un premio assegnato in questo modo, forse evidentemente i tempi non sono ancora maturi per un cambiamento. Ma questi problemi conducono ad orbite molto più vaste di quella di un semplice premio assegnato a Roma in una notte  di inizio estate.

Alla luce di tutto questo, la vittoria di Nesi può essere letta anche positivamente: la giuria ha scelto di votare un’opera che, pur non essendo un romanzo in senso stretto, potrà trovare un certo consenso nel pubblico che la leggerà grazie al suo tema, vicino alla sensibilità di molti, e al suo proporsi come riflessione sulla situazione italiana generale. I lettori non troveranno, sotto la fascetta che da domani coprirà la copertina del volume di Nesi, il miglior libro italiano dell’anno. Troveranno un libro che ha incontrato un certo favore in un gruppo di 400 giurati più o meno titolati per sceglierlo, un libro che affronta con coraggio e partecipazione un tema che riguarda da vicino molte persone. Niente di meno, niente di più.


[1] In realtà ci sono alcuni scrittori che, negli ultimi anni, hanno preferito rinunciare a partecipare al premio. Sono, però quasi tutti autori già consacrati da vendite stratosferiche (gli esempi più clamorosi sono Umberto Eco e Andrea Camilleri) che hanno quindi potuto permettersi di rinunciare a partecipare a una competizione il cui solo scopo, allo stato dei fatti, è assicurarsi qualche migliaio di copie vendute in più alla fine dell’estate.

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Comments
5 Responses to “Una vittoria annunciata”
  1. Mario Fortunato ha detto:

    Segnalo a Giulia Cupani che Umberto Eco partecipò e vinse il premio Strega nel 1981 con “Il nome della rosa”.

  2. Giulia ha detto:

    Gentile Mario Fortunato, sapevo della vittoria de “Il nome della rosa” nel 1981 (Millenovecentottantuno. Trent’anni or sono.), ma proprio per questo mi sembra ancora più significativo constatare come, quest’anno, sia stata una deliberata scelta quella di non far partecipare al Premio “Il cimitero di Praga”, dello stesso autore.
    Leggere, poi, che il motivo di questa mancata partecipazione è che “il libro vende già abbastanza” (come è scritto esplicitamente qui: http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cultura/Premi-Strega-senza-Umberto-Eco-voci-su-candidatura-Arbasino_311847265493.html) mi sembra la definitiva conferma dello scadimento della qualità del Premio nelle ultime edizioni: gli stessi addetti ai lavori non lo considerano nulla più che un modo per pubblicizzare una manciata di titoli bisognosi di visibilità. E’ assai triste che le cose stiano così, ma è inutile negarlo, è inutile continuare a sostenere, contro ogni evidenza, che ci sia qualcosa di diverso da questo, nei retroscena del Premio.
    Molti libri italiani meritevoli e significativi sono stati premiati allo Strega (cito a memoria, sperando di non sbagliare: “L’Isola di Arturo”, “Il Gattopardo”, “La chiave a stella”, “La chimera”, “La luna e i falò”. E sono solo i primi che mi vengono in mente). Duole constatare che sono tutte opere del secolo scorso.

  3. antoniolauriola ha detto:

    Che Umberto Eco abbia vinto lo Strega nell’81 è chiaramente indice di un’altra epoca: erano gli anni di Landolfi (’75), Tomizza (’77), Camon (’78), Levi (’79), Parise (’82), Citati (’84), tanto per sorvolare un decennio. Poi solo qualche punta d’iceberg tra tanti nomi mediocri.
    La verità è che il premio Strega sta alla letteratura italiana del 2011 come il festival di Sanremo sta alla musica rappresentando solo il contentino di un circolo di compagni di merende che si spartiscono premi e denari (stupisce qualcuno che tre della cinquina abbiano ricevuto gli stessi voti?).
    Quest’anno non ha partecipato Eco col suo CdP ma ha vinto comunque Bompiani con Nesi e i nipoti si ingrassano.
    Sarò passatista e nostalgico ma non riesco ad accettare che questi siano gli autori (e i romanzi) rappresentativi della nostra letteratura contemporanea. Tristemente rappresentativa della nostra epoca è, piuttosto, la giuria, con gli amici, gli amici di amici, i favori da fare e da ricevere per un sorso di liquore.

  4. 'povna ha detto:

    Ci sono secondo me due questioni, rispetto allo Strega: una che tu implicitamente ricordi, l’altra che resta più sullo sfondo. La prima riguarda il fatto che lo Strega è un Festival, non un vero esercizio critico. Per questo le case editrici potranno avere e avranno sempre potere, allo Strega, come a Sanremo le case musicali. In questo il meccanismo non è cambiato e i nomi del secolo scorso che tu citi furono, e ancora sono, accompagnati da polemiche, come sempre quando un evento mette a braccetto le Muse e lo zio Marx. In questo, Eco è certo un grande, ma soprattutto imbonitore di lusso, che rinuncia a partecipare perché, appunto, vende, nell’anno annunciato alla vittoria per la sua scuderia (che con Nesi venderà il doppio, sommando il fatturato dello Strega a quello naturaliter di Eco). Funziona così, e non darei la colpa al pubblico, perché è umano e giusto che chi non segue tutte le novità letterarie si affidi a una voce affidabile (un premio, una recensione illustre) per poter investire magari nell’unico libro mensile in tempi di crisi. Il problema è il solito: who watches the Watchers? (E non è che la critica militante, cosiddetta, sia messa meglio: di solito scrivono romanzi che poi si recensiscono tra loro – il caso di Alias in questo è emblematico).
    E’ a questo punto che entra in gioco la seconda questione. Non c’è nulla di nuovo sotto il sole (anche con il Nobel, in parte, succede così), ma perché con i premi italiani accade con una tristezza così devastante. La risposta secondo me è chiara: ed è lo sconfortante panorama della letteratura italiana, quasi del tutto priva a) di narrazione e storytelling (non a caso le cose più interessanti sono dei romanzi simil-reportage); b) più in generale di un repertorio cosiddetto middlesbrough (che è quello cui di fatto attingono i premi letterari) che si rispetti.
    La ristrettezza del mercato, insomma, la quantità, fa qualità (bassa). E facilita ulteriormente lobby e giochetti di potere.
    Tutto il resto è storia annunciata. Cioè la noia profonda di una provincia dell’impero che si crede letterariamente grande. Ed è, invece, poco poco.

    • conaltrimezzipd ha detto:

      ConAltriMezzi si trasferisce su http://www.conaltrimezzi.com/
      Dopo un breve periodo di transizione rimarrà in linea solamente il nostro nuovo sito come unico indirizzo web ufficialmente legato e gestito dalla redazione di ConAltriMezzi, mentre questo vecchio blog verrà eliminato. Si chiude un capitolo per aprirne immediatamente un altro. Cogliamo inoltre l’occasione per dire che ConAltriMezzi ha in serbo altri progetti per il nuovo anno: nuove uscite, nuove iniziative, nuove collaborazioni. A cominciare dalla nostra nuova casa. Perciò continuate a seguirci su CONALTRIMEZZI.COM, iscrivetevi alla newsletter e supportateci attraverso la nostra pagina di Facebook.
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