Il panorama della musica vintage – Anteprima PADOVA VINTAGE FESTIVAL

IL PANORAMA DELLA MUSICA VINTAGE
Collezionismo, sottoculture e marketing postmoderno
ANTEPRIMA PADOVA VINTAGE FESTIVAL
di Mirko Ruzza

Il vintage come fenomeno di nostalgia, culto e valorizzazione del passato è tra i trend più emergenti e dilaganti del consumo contemporaneo. Moda, design, editoria, musica, spettacolo: in tutti i settori dell’industria culturale stanno emergendo fenomeni di recupero e riuso di oggetti, stili e immaginari vecchi di qualche decennio.
La letteratura sul marketing ha da tempo individuato come tratto fondamentale del consumatore postmoderno la ricerca di un consumo edonistico ed individualistico orientato al piacere, alla sensorialità e all’esperienzialità. Il mondo del vintage riesce a soddisfare queste esigenze in quanto si basa su prodotti visibili, tangibili e affettivi, che si contrappongono alla virtualità e immaterialità dei prodotti digitali, che risultano più comodi e funzionali ma anche meno coinvolgenti dal punto di vista emotivo. Inoltre il vintage come fenomeno basato sulla ricerca di oggetti e forme di comunicazione dal valore riconosciuto e durevole soddisfa quella richiesta di prodotti di qualità generata dall’aumento del consumo inteso come forma di gratificazione e premiazione autodiretta.

La cultura vintage incontra un ulteriore tratto caratteristico del consumo postmoderno quando il passato viene usato come strumento di ricerca della propria individualità. Il contesto di  globalizzazione e pluralizzazione culturale, l’iper-offerta di risorse simboliche messe a disposizione da mercato globale e nuovi media disorientano l’individuo, che viene in qualche modo costretto ad avere un ruolo più attivo e consapevole nella definizione della propria identità. Il vintage diventa allora uno strumento di esplorazione che permette di allontanarsi dai linguaggi ingannevoli e superficiali della moda e del mainstream per andare alla ricerca di stili che esprimono valori riconosciuti come autentici e personali, con cui ci si identifica e sui quali poter instaurare rapporti sociali. In questo modo il consumo assume anche un valore di legame e comunicazione tra individui che hanno in comune emozioni, immaginari e relazioni costruite attorno ad un particolare interesse.

Nel complesso quindi il vintage si esprime come recupero critico del passato basato sulla ricerca, selezione, conservazione e rivitalizzazione di prodotti e comunicazioni secondo criteri di qualità, autenticità, unicità, durevolezza e valore culturale. Le motivazioni individuali e i valori culturali che stanno all’origine di questa estetica del passato sono non solo eterogenei ma anche contradditori tra loro, coerentemente con un approccio di giustapposizione e rifiuto del principio di non contraddizione tipico della condizione postmoderna. I bisogni che vengono soddisfatti da questo tipo di cultura e consumo sono infatti sia edonistici ed individualistici, cioè basati sulla ricerca di piacere personale e sulla differenziazione dalla massa, che relazionali, ovvero basati sulla ricerca di rapporto con l’altro e di appartenenza ad un gruppo.

Credo quindi che possa aver senso parlare di musica vintage solamente a patto di considerarla come un campo sociale eterogeneo, ovvero una sfera di relazioni e sovrapposizioni parziali tra persone, gruppi e network accomunati dall’aggregarsi con forme e rituali simili attorno a particolari beni, materiali o immateriali, legati alla musica popolare del passato ma mossi da stili di vita, passioni e motivazioni anche molto diversi tra loro.
Una prima dimensione fondamentale di questo campo è il fenomeno crescente della riscoperta del vinile e del suono analogico come strumenti di produzione e fruizione di musica. In opposizione alla tendenza mainstream verso l’immaterialità del digitale e della strumentazione software, che hanno indubbi vantaggi dal punto di vista funzionale ed economico ma che privano di sensorialità ed esperienzialità l’atto del consumo musicale, il supporto fisico e il suono analogico continuano a sopravvivere e a riemergere lentamente in quanto legati ad una maggior coinvolgimento emotivo ed al riconoscimento di una performance qualitativa superiore.

Alla riscoperta dell’analogico è strettamente connessa l’esplosione del collezionismo di dischi, il quale è formato da una rete di scambi tra appassionati che si dedicano alla ricerca di prodotti più o meno dimenticati in cui individuano un alto valore qualitativo, mossi sia da spirito di condivisione e divulgazione di passioni e conoscenze che da un approccio feticista, basato sull’accumulazione fine a sé stessa e sul godimento solipsistico. Per il collezionista infatti è importante la ricerca filologica dell’originale ispirata ad un valore di autenticità e il possesso di un oggetto raro ed esclusivo, ma è fondamentale per la propria gratificazione che questo possesso venga riconosciuto e valorizzato da una comunità di pari, secondo una dialettica che tiene insieme ricerca di individualità e volontà di condivisione.

Un’altra dimensione rilevante nella musica vintage è poi quella delle sottoculture giovanili, per le quali il consumo di musica fa parte di un sistema più ampio di consumo identitario in cui una funzione molto importante è rivestita in particolar modo dall’abbigliamento e dalla gestione del tempo libero. Ted, rockabilly, mod, skinhead, beat, northern soul, funk, punk, dark, new wave, reggae, garage, casual, psychobilly, hip-hop, hardcore, metal, ska: sono solo alcuni esempi di circuiti sottoculturali esistenti in molte città occidentali (e non solo) all’interno dei quali si muovono appassionati e collezionisti di musica, stili e mode del passato.

Appassionati, collezionisti e sottoculture tendono poi ad attivare circuiti di band, djs, etichette indipendenti, concerti e club di nicchia appositamente dedicati alla riproduzione e rivitalizzazione di musica vintage che costituiscono un’ulteriore dimensione del campo. L’obbiettivo di questi circuiti è quello di conservare la musica del passato creando eventi in cui essa possa essere suonata, ballata, vissuta in condivisione con altre persone. Questo tipo di eventi costituiscono occasioni rituali fondamentali per la rigenerazione di interessi, valori e rappresentazioni condivise e possono essere sia aperti ad un pubblico generico che esplicitamente rivolti solamente ai soli appassionati.

Ognuna di queste realtà si duplica e si sovrappone alle comunità online basate sullo scambio di informazioni e la partecipazione dell’utente. Blog e siti specializzati, forum, social networks, peer-to-peer, video sharing, newsletter e mailing list formano una sfera virtuale di condivisione simbolica ed emotiva che rigenerano il sentimento di appartenenza al gruppo degli appassionati e dei collezionisti. A questi strumenti si aggiungono i servizi che generano business on-line sfruttano il modello della long tail e lo user generated content come ad esempio Amazon, eBay, Discogs o Popsike. Questi risultano supporti fondamentali nella compravendita e nello scambio di conoscenza su caratteristiche e valore dei prodotti musicali fatti oggetto di culto. Il mondo della musica vintage rifiuta quindi il digitale come mezzo di produzione, registrazione e riproduzione del suono ma lo accoglie con entusiasmo come strumento di comunicazione e scambio informativo, emotivo ed economico.

Un’ultima dimensione rilevante nel panorama della musica vintage è infine costituito da tutti quegli artisti, spettacoli ed eventi mainstream che si basano sulla riproduzione, sul riutilizzo o quantomeno sulla citazione di musica risalente ai decenni precedenti. Fenomeni discografici come Amy Winehouse, Duffy, Giuliano Palma on Nina Zilli sono ottimi esempi che rivelano l’interesse da parte della grande produzione e del mercato di massa ad utilizzare il passato come fonte di ispirazione creativa. Per questo tipo di realtà l’estetica vintage rappresenta un modo con la quale fronteggiare l’esasperata velocità del processo ciclico di alternanza tra innovazione e obsolescenza della moda e con cui supplire alla difficoltà che nascono dal conflitto tra la limitatezza delle risorse materiali e intellettuali a disposizione ed un modello culturale e produttivo basato sulla crescita infinita e l’innovazione continua.

In questo senso tramite approcci come il cool hunting o il tribal marketing l’impresa contemporanea ha sviluppato da tempo diversi strumenti per cercare di anticipare e favorire la diffusione di nuove mode a livello di mainstream e a generare business a partire da fenomeni sottoculturali di nicchia o comunque inizialmente circoscritti. Tecniche che trovano piena efficacia e legittimazione quando costituiscono un supporto di lungo periodo alle comunità con cui entrano in relazione, diffondendone su una scala più ampia valori e sentimenti fondativi coerenti con quelli dell’impresa, mentre vengono stigmatizzate da appassionati e cultori se non risultano altro che tentativi di trasformare passioni sincere e genuine in mode effimere e superficiali, travisando l’immagine della comunità e della cultura su cui si basano agli occhi del grande pubblico.


RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:

Codeluppi V., Manuale di sociologia dei consumi, Carocci, 2005
Cova B., Giordano A., Pallera M., Marketing Non-convenzionale, Il Sole 24 Ore, 2008
Fabris G., Societing, Franco Angeli, 2008
Ghisleni M., Privitera W., Sociologie contemporanee, Utet, 2009

PADOVA VINTAGE FESTIVAL, 9 – 10 – 11 SETTEMBRE

Conaltrimezzi seguirà da vicino l’evento tra incontri, anteprime e interviste. Rimanete sintonizzati. Qui di seguito le coordinate dell’evento:

Sito ufficiale del Padova Vintage Festival
Padova Vintage Festival su Facebook

Mail: info@vintagefestival.org


IL PROGRAMMA DEL FESTIVAL

EXPO:
Archivi e collezioni di abiti, accessori, bigiotteria e elementi di design frutto di un’attenta selezione di espositori nazionali ed europei saranno presenti nella mostra mercato dell’agorà del San Gaetano. Un’importante galleria per veri cultori dello stile retrò dagli anni ’50 agli anni ’90, con abiti e accessori che hanno fatto la storia.
Location: Agorà

JAPANESE BEAUTY:
Gli abiti di Comme des Garçons, Issey Miyake e Yohji Yamamoto, tra i più importanti rappresentanti della moda giapponese provenienti dall’archivio A.N.G.E.L.O. Il design giapponese, caratterizzato da forme compatte, pulite ed essenziali che ha conquistato per il suo carattere minimale.
Location: Primo Piano, Ballatoio

MOSTRA ARTE:
Il terrorismo degli anni di piombo a Padova sarà il tema dell’esposizione curata da Bruno Lorini e Roberta Iachini, in cui cinque artisti contemporanei presenteranno opere e performance. Gea Casolaro, Augusto Morandi, Luca Clabot, Antonio Guiotto sono gli eclettici protagonisti di questa inedita retrospettiva.
Location: Primo Piano, Ballatoio

WORKSHOP:
Una tavola rotonda in cui ospiti di spessore dialogheranno a diretto contatto con il pubblico. Appuntamenti per immergersi tra moda, design, arte e musica e sperimentare il vintage in modo autentico.
Location: Itinerante, Sala Vecchiato, Auditorium

URBAN BREAKFAST:
Un contest regionale delle migliore scuole hip hop in cui i ballerini si sfideranno a colpi di freestyle, New style, Krumping, House e molto altro. L’hip hop come esempio palese di contaminazione tra il passato, lo stile Vintage, e lo spirito sperimentale contemporaneo.
Location: Auditorium

FILMFESTIVAL DI BARCELLONA – MECAL:
Cortometraggi, videoclip e pubblicità creative dall’archivio Mecal – Festival Internazionale di Cortometraggi di Barcellona. Ognuna delle serate ruoterà attorno ad un tema specifico mostrando una prospettiva Vintage completamente inedita ed esclusiva. Un percorso che, attraverso una selezione singolare, inchioderà lo spettatore alle poltrone.
Per i contenuti presenti in alcuni frammenti del cinefestival sarà consigliabile la visione ad un pubblico adulto.

DOPOFESTIVAL:
Esclusive live performance faranno sconfinare il Vintage Festival dalle mura del centro S.Gaetano in rinomate location della città. Musicisti di fama internazionale chiuderanno le giornate del festival. Il primo appuntamento, nell’elegante sede di Porsche Italia, il secondo appuntamento nel patinato Q Bar in piazza Insurrezione, mentre il Caffè Pedrocchi sarà la lussuosa cornice dell’evento di chiusura.
Location: 9 Sett. Porsche Padova, 10 Sett Q Club, 11 Sett. Caffè Pedrocchi


Annunci
Comments
3 Responses to “Il panorama della musica vintage – Anteprima PADOVA VINTAGE FESTIVAL”
Trackbacks
Check out what others are saying...
  1. […] a quanto già detto sull’argomento: Il tempo liquido del vintage Vintage ergo sum Il panorama della musica vintage Like this:LikeBe the first to like this […]

  2. […] a quanto già detto sull’argomento: Il tempo liquido del vintage Vintage ergo sum Il panorama della musica vintage Like this:LikeBe the first to like this […]

  3. […] P.S. questo articolo vuole essere un riassunto delle puntate precedenti oltre che un ulteriore approfondimento a quanto già detto sull’argomento: Il tempo liquido del vintage Vintage ergo sum Il panorama della musica vintage […]



Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: