Lo scherzo del quadrifoglio – CAM#05: TRASH!

LO SCHERZO DEL QUADRIFOGLIO
4chan: dove il trash è eversivo

di Antonio Lauriola


Ribadire l’eccezionale spinta alla condivisione, allo sharing, che internet ha comportato negli ultimi quindici anni, sarebbe l’ennesima ovvietà. Delle chat si parla da sempre; dei social network si può discutere all’infinito e continuare a farne film o servizi giornalistici; i blog sono diventati la nuova moda e i loro autori occupano, forse troppo spesso, i divanetti televisivi in qualità di opinionisti o – come si dice – di opinion makers. Ma basta lurkare un po’ sul web per accorgersi che il fenomeno maggiormente partecipato è rappresentato dall’universo forum.

Una rapida occhiata alla classifica top sites di Alexa.com mostra come le prime posizioni siano occupate principalmente da motori di ricerca (Google in primis), siti di informazione, siti di video-sharing e pornografia. Aprendo qualcuna di queste pagine, però, si nota come le sezioni dedicate a discussioni e commenti siano le più frequentate. Si può provare, allora, a concentrare la ricerca sui siti che offrono solamente servizi di questo tipo – i forum, appunto – e cercare di ricavarne qualche dato. Stando alla classifica di Big Boards, filtrando i soli primi venti risultati in italiano e rispetto alla partecipazione, ne risulta che: in otto siti si discute di ­video games, quattro si occupano di tecnologie (principalmente informatiche), tre sono dedicati ad auto e moto, cinque sono dedicati ad altro (al ventesimo posto, in particolare, è interessante notare il forum “cercounbimbo.net”). Un trend analogo si riscontra rimuovendo il filtro della lingua.

Questa nuova classifica mostra, tuttavia, uno straordinario dato alla posizione numero due, occupata da 4chan.org: a fronte di meno di 68mila membri, ci sono quasi 690 milioni di post. Approfondendo, si scopre che, nel citato top sites ranking di Alexa, questo sito occupa la posizione 567 per il mese di marzo 2011. I numeri fanno di 4chan.org il più grande forum USA e il più importante imageboarder in lingua inglese al mondo con 650mila pagine, 10,2 milioni di visitatori diversi al mese (di cui circa metà negli States) e 900mila visite al giorno di media. Aggiungo la mia presenza per capirne un po’ di più.

Sotto il logo ispirato ad un benaugurante quadrifoglio, l’interfaccia è straordinariamente semplice, forse obsoleta: i contenuti sono divisi tra sei macrosezioni, per una cinquantina di boards molte delle quali dedicate alla cultura anime e manga. Niente di eccezionale, finora. Ma sono sufficienti un paio di click per essere inghiottiti dal vortice di idiozia, cattivo gusto estetico e morale, pornografia ed espressioni di cultura escrementizia alla portata di chiunque. I conti sembrano non tornare: come può, questa piattaforma, essere tanto frequentata? Cerchiamo di approfondire.

Tutto nasce, su 4chan, come meme, come un germe virale che si diffonde quasi autonomamente dopo essere stato proposto in rete. Tutto all’insegna del ROFL (Rolling On the Floor, Laughing). Avete presente l’immagine di Keanu Reeves in stato penoso sulla panchina di un parco? Oppure l’infinita serie di immagini di gatti in pose più o meno naturali, accompagnate da didascalie comiche? O le serie di fotoritocchi o disegni con la faccia deforme che urla fuuu? E ancora: vi è capitato di cliccare per visualizzare un video e trovarvi, invece, “Never Gonna Give You Up” di Rick Astley o qualcosa di ancora più trash? Bene: tutto ciò ha un nome (lolcats, trolls, rickrolling, pedobear) ed è nato o si è diffuso su 4chan.

Il creatore del sito – nemesi dello Zuckerberg di facebook – nel 2003, ancora quindicenne, decide di creare uno spazio di discussione sui fumetti giapponesi firmandosi moot. Il suo vero nome, della cui autenticità qualcuno dubita ancora, è Christopher Poole, reso noto solo un paio d’anni fa dal Wall Street Journal. Nel 2009, questo ragazzo è stato votato come il personaggio più influente del mondo attraverso un sondaggio internet del Time. L’evento, la cui onestà ha suscitato numerose e fondate perplessità, è da ricondurre proprio alla politica della sua creazione.

Come per il Fight Club di Palahniuk la prima regola è, semplicemente, non parlare mai di 4chan (qui tutte le regole). L’accesso e l’uso del sito è infatti completamente gratuito e anonimo. È su queste pagine che si forma il fenomeno conosciuto come Anonimous: dietro la maschera di Guy Fawkes (quella di V per Vendetta), questo movimento anarchico – che ha quasi le forme di un collettivo – si impegna in attività goliardiche ed eversive nei confronti della “società del Grande Fratello” e dell’informazione istituzionale, promuovendo la totale libertà e l’assoluto anonimato della rete. Tra i colpi più famosi si possono ricordare: l’attacco  DoS (denial of service) ai danni del sito web di Hal Turner (razzista antisemita, negazionista dell’olocausto) il cui server fu sovraccaricato fino all’esaurimento; la comparsa di una svastica in cima alla lista delle ricerche più visualizzate su Google; la divulgazione dei dati della mail della candidata repubblicana Sarah Palin alle elezioni del 2008. Nello stesso anno è nato, tra l’altro, il Project Chanology, un’operazione di sabotaggio virtuale contro le pratiche di Scientology e le sue azioni sono facilmente rintracciabili sul web.

Dalla sua fondazione 4chan continua ad essere un contenitore di cultura pop giapponese, ma la sezione più famosa è quella random, nota come /b/: qui, oltre all’assenza di registrazione e all’anonimato, vige l’assoluta assenza di regole (anche per i moderatori, che possono decidere di bannare chiunque a propria discrezione). Il risultato è una raccolta oscena di immagini e discussioni. I temi più diffusi sono volgarmente razzisti, violenti e pornografici (regola 34: «If something exists, then there IS porn of it. No exceptions.»); le immagini condivise sono spesso merce di scambio per siti hakerati o pedopornografia; accanto a zoofilia, coprofagia, e simili, l’argomento meno irritante è la presa in giro di divi e personaggi vari colti in pose imbarazzanti o equivocabili.

In un’epoca in cui milioni di persone cercano notorietà e visibilità attraverso Facebook, Twitter e spazi analoghi, 4chan offre l’eccezionale via di fuga dell’anonimato. È lo spazio per offendere, insultare, dissacrare senza metterci la faccia, dire qualunque cosa e trovare feedback conservando la propria identità – questa sì, mascherata – dietro il monitor del proprio pc. Come da ogni idea vincente, numerosi spin off ed emuli sono spuntati sul world wide web, tra Stati Uniti e resto del mondo. Esemplare, ad esempio, il caso italiano (spesso boicottato da alcuni rooter con il 403 Forbidden) di Diochan.com che ne cambia solo la lingua (la lista è pressoché infinita: 7chan.org, iichan.net, encyclopediadramatica.com, etc.). In un’intervista al New York Times, Poole dichiara: «ricevo un sacco di e-mail da persone che ringraziano perché do loro un posto in cui sfogarsi, in cui dire cose che non possono nella vita reale, coi propri colleghi e amici – cose che sanno essere sbagliate, ma vogliono comunque esprimere. È giusto? No, naturalmente. La gente dice cose vili, disgustose. […] Io sostengo semplicemente l’esistenza di un sito come questo per dirle.» (l’intera intervista qui).


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Comments
3 Responses to “Lo scherzo del quadrifoglio – CAM#05: TRASH!”
  1. Anonimo ha detto:

    Facciamo un breve riassunto della situazione, ok?

    Sono nella posizione privilegiata di potervi dire la verità almeno una volta. Non mi interessano le proteste o il passare per un troll. Non mi interessa nemmeno discutere con voi.

    La verità è questa: Stiamo cercando attivamente di scoraggiarvi dal rimanere su Diochan. Il fatto che dobbiate venire a Canossa su IRC per prendervi un username e una password. Il fatto che vi siano chieste le basi di una subcultura che molti di voi non hanno. Il fatto che siano aperte boards dopo mesi di richieste ignorate.

    Abbiamo voluto lasciare /b/ a se stessa. Risultato: link a dati personali, video di YouTube, le vostre faide di facebook, forzature di memi da parte di 20 persone per volta. Avete la pretesa di essere protetti quando usate /b/ come strumento per attaccare Internet. Cattiva notizia: siete comunque responsabili di quello che fate dentro e fuori di qui. Peccato che le conseguenze legali non riguardino esclusivamente voi.

    Abbiamo voluto moderare /b/. Risultato: proteste a non finire perché X viene bannato mentre Y no, nascono *chan che professano la libertà totale, metadiscussione sfrenata. Avete la pretesa di avere una moderazione su misura per i vostri gusti, 24/7/365. Cattiva notizia: sarete sempre delusi dai metodi di moderazione, quali che siano. Peccato che tutti abbiano la stessa opinione, diverge solo nei gusti personali.

    Sono convinto che non tutti i “nuovi” arrivati siano deleteri. Troppi di voi, nuovi o vecchi che siano, vogliono fare di Diochan il loro blog anonimo ma personale, per essere irresponsabili a piacimento. Non c’è modo di isolarvi e distinguervi, ognuno di voi è lupo e agnello a fasi alterne. Non c’è modo di moderarvi in maniera coerente. Quindi lo facciamo in modo del tutto incoerente.

    Siete liberi di andarvene. Non sperate, in ogni caso, di trovare qualcosa di molto diverso. Non è cambiando la marca di cioccolatini che si dimagrisce.

  2. Tiziano ha detto:

    Articolo dozzinale è dozzinale.

    • Antonio Lauriola ha detto:

      Potrebbe essere considerato dozzinale il mio articolo, TIziano; dopotutto c’è chi ritiene scritture di ben altre pretese in questo modo.
      Ma c’è pure una cosa che mi lascia perplesso: un commento dalla dubbia concretezza sintattica e di tautologica rozzezza. Perché buon senso vorrebbe che a critica corrispondesse motivazione per non dare al commentato la fastidiosa sensazione di trovarsi di fronte a un bmk che si diverte così.
      Per essere più chiari: se Tiziano ha voglia di dire la sua e criticare il mio lavoro sarò ben lieto di valutare le sue proposte; se Tiziano, invece, avesse solo voglia di estrarre giudizi dal mazzo, sarebbe gentilmente invitato a non rompere il mio.

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