Il Dr. Morte e i cadaveri di plastica (Seconda Parte 2/2)

di Alberto Bullado.

La Prima Parte dell’articolo la trovi qui.

Cultura della visibilità, esposizione della carne ed oggettivazione del corpo: argomenti di cui si è già discusso e che l’arte (?) di Gunther Von Hagens porta all’estremo. Con i cadaveri plastinizzati, come abbiamo visto, lo svelamento è totale, anatomico. Oltre quello dei tessuti, anche il limite del tempo viene violato. La dissezione avviene post mortem, così come la sua consacrazione espositiva ed artistica (?). In poche parole sarà il cadavere, ovvero la salma appositamente trattata, a valere, non il donatore. In questo caso stiamo parlando di una sublimazione anonima (contrariamente a quanto invece avviene con l’esposizione mediatica) e che implicitamente prescinde una sorta di martirio: muori e (solo così) ti mostreranno. Un’immolazione che però ha un prezzo: quello di riconvertire il proprio corpo in plastica e di rinunciare alla carne. Cioè alla propria componente organica ed umana. In questo modo il cadavere diviene, in tutto e per tutto, un oggetto.

Ora le conseguenze interpretative possono essere molteplici, sia di carattere artistico, che morale, che estetico, ma ciò che nessuno è in grado di negare è che un oggetto, in quanto tale, può subire qualsiasi trattamento e mercificazione: sia che si tratti di un prodotto in serie che di un manufatto artistico (anche se di origine organica ed umana), poiché da almeno un secolo siamo nell’era della riproducibilità tecnica dell’opera d’arte (Benjamin docet). Quindi Gunther Von Hagens, di cui tutto si può dire tranne che si tratti di un uomo che ami dribblare i gineprai della polemica, si appropria di tale principio e in barba a qualsiasi remora decide di spingersi ancora più in là, ignorando le solite accuse di mettere in scena un inutile e macabro baraccone e che oltre a riuscire disgustoso e fine a se stesso offende profondamente la dignità umana (e non deve stupire se le associazioni anti Von Hagens siano anche di estrazione cristiana: loro che con certe macabre reliquiette hanno estorto soldi per secoli, e continuano a farlo). Perciò il Dr. Morte escogita l’ennesima trovata. Mette in vendita fette di parti anatomiche plastinizzate da utilizzare come elementi d’arredo, feticci e souvenir. Vi lascio immaginare i prezzi e, ancora una volta, il successo dell’iniziativa, tanto che Von Hagens è costretto a ritirare i propri prodotti per ovvie conseguenze legali. Anche grazie alla controversa e provocatoria vena dissacrante, il Dr. Morte viene considerato uno degli artisti (?) più odiati del pianeta. Il poco rispetto per la morte, dicono, è solamente secondo ad un cinico e disumano calcolo mediatico.

Ma al di là dei giudizi morali e delle accuse di cattivo gusto, mi sento di dare ragione a Gianluca Nicoletti, il quale sulle pagine della Stampa parla di “Ikea post mortem, ovvero di un outlet di massa della resurrezione plastica. «La plastinazione in effetti eternizza e spoglia il cadavere di ogni orrore putrefattivo. In pratica banalizza la morte, trasformando il cadavere in un oggetto da esposizione. L’uomo moderno ha forse bisogno di questa rassicurazione, il cadavere plastinato (…) è un oggetto riciclato, (…) è un “re-cadavere” o “ex-cadavere”» poco dissimile da «un gadget». E ancora: «Continuo a provare un certo disagio, quando al giusto orrore che ci facevano i racconti sui paralume di pelle umana, macabro bricolage dei criminali nazisti custodi di Lager, affianco la serenità con cui migliaia di visitatori sfilano, con le loro famiglie, ad ammirare le ornamentali allegorie cadaveriche di Von Hagens come un’improbabile Ikea del post mortem. Per di più ogni visitatore della mostra sarà invitato all’uscita a firmare un foglio grazie al quale, alla sua morte,  potrà donare  il proprio corpo perché entri nella galleria dei plastinati».

E Von Hagens che dice? «Non ho mai disumanizzato una plastinazione (…) infatti non ho mai usato una vescica come vaso». Una fetta di polmone come posacenere però sì. «Ovviamente esistono degli spazi di interpretazione: le mie plastinazioni possono essere lette in maniera diversa, a seconda del pubblico». La polisemica natura dell’arte, certo. Ma qui non si discute l’opera, bensì l’oggetto in sé: i corpi umani. Ora c’è da dire che in merito alla materia prima, Gunther Von Hagens ha dalla sua un alibi di ferro: ovvero quello di far uso di salme di volontari. Ora, se la questione è di carattere iconografico, relativa al cadavere esposto così com’è, cioè scorticato, sezionato, oggettizzato e quindi, secondo alcuni, vilipeso e sbeffeggiato, non se ne esce. Poiché la soglia di raccapriccio e sopportazione è soggettiva ed il limite dell’umano pudore variano da persona a persona. Se invece la questione è ontologica allora forse c’è da ascoltare cos’ha da dirci il Der Spiegel.

Von Hagens Plastination Ltd. Una delle cinque esistenti al mondo sorge a Dalian, Repubblica Popolare Cinese. Ci lavorano 170 operai, per lo più strani becchini intenti a scuoiare e sezionare cadaveri come in una normale catena di montaggio. I cadaveri dove li prendono? Li comprano. L’inventario dei corpi in possesso dall’azienda, come riporta la rivista tedesca in una famosa inchiesta del 2004, ammontava a 647 cadaveri adulti, 3.909 membra tra mani, gambe, piedi, peni e uteri, 182 tra embrioni, feti e neonati. E c’è di più: Dalian è un’adorabile cittadina turistica, tra le più gradevoli della Repubblica Popolare. Ma soprattutto è sede di due penitenziari e un campo di lavoro, dove sono rinchiusi e anche giustiziati, oltre a delinquenti comuni, dissidenti, attivisti del Fulan Gong e attivisti per i diritti umani. Una coincidenza? Naturalmente c’è da chiedersi perché la scelta sia caduta proprio sulla Cina. Forse per le stesse ragioni che è facile immaginare. Maggiore reperibilità, costi minori ed una legislazione ben più flessibile, che non fa troppe domande e che per la giusta somma di denaro sa guardare dall’altra parte? Più o meno le stesse ragioni che hanno portato la Von Hagens Plastination Ltd ad aprire anche a Bischkek, in Kyrgyzstan? E questo è solo il più variopinto dei numerosi retroscena che si raccontano alle spalle del Dr. Morte, assieme a molte altre chiacchierate controversie legali.

Ma il Plastinarium ufficiale, aperto alle visite del pubblico, è a Guben, Germania, al confine con la Polonia: 2.500 metri quadrati di un’ex fabbrica tessile, mitigati dalla placida presenza di stagisti che seguono la preparazione delle opere, che modellano le fibre muscolari e che grattano via la polvere provocata dalla sega al taglio della colonna vertebrale. Di sottofondo aleggia Vivaldi. Un ritrattino aziendale sublime, lontano anni luce dai lager cinesi ritratti dal Der Spiegel, che collima con il sorriso di Von Hagens, il quale ama parlare di «teatro anatomico, dopo la fine della tradizione scientifica e democratica europea» e di «salone di bellezza post mortem». Più in là i percorsi formativi per i bambini fatti di teschi umani e bandierine con i quali interagire.

Il Plastinarium di Guben è il tempio che glorifica, nel bene o nel male, l’opera del Dr. Morte. Un luogo che tra le altre cose ospiterà la salma dello stesso Von Hagens, non appena l’anatomopatologo passerà a miglior vita. Il luogo dove critici ed intellettuali potranno disquisire ad oltranza sul lavoro del Dr. Morte, sulle sue infinite implicazioni e su quelle discutibili statue umane da 75.000 euro l’una (ebbene sì, le opere di Von Hagens hanno un prezzo: un corpo umano lo ha). Panegirici dove si potrà elogiare o demonizzare l’artista che ha avuto il merito (?) di allestire l’inallestibile, anche se oltrepassando il limite tra arte e anatomia e spettacolarizzando (o banalizzando?) la morte. Quel genio, o ardito, o riprovevole impostore, che si è servito in modo parassitario dei privilegi dell’arte per rompere indiscriminatamente limiti morali, sociali e antropologici. Ma a qual fine? Dubbie divulgazioni scientifiche? Oppure c’è dell’altro? Ricerca di visibilità, delirio di onnipotenza, provocazione fine a se stessa? O forse anche l’intenzione di rendere noto ciò che alberga già da tempo nel nostro immaginario comune. Ancora una volta la cultura dell’esposizione, estremizzata sino al raccapriccio, tematiche che abbiamo già introdotto. Gira e rigira si finisce sempre nel parare su Warhol, solo che questa volta i famosi 15 minuti appaiono insufficienti. Qui si parla di un’eternità rigorosamente post mortem. Forse persino il genio newyorkese non si sarebbe potuto immaginare una cosa del genere. Un fenomeno del tutto simile ad uno strano rito collettivo, tra consacrazione, macabra curiosità, ed esorcismo, che si consuma nelle mostre itineranti in tutto il mondo, e nella donazione volontaria di salme. I retroscena, veri o presunti, documentati dal Der Spiegel, appaiono distanti da Guben. Un riverbero che non riuscirà a compromettere tale fenomeno e che non farà altro che aumentare il valore intrinseco di queste opere. O per meglio dirla alla Von Hagens, il “carisma” di questi cadaveri.

La Prima Parte dell’articolo la trovi qui.
Le opere di Gunther Von Hagens arriveranno in Italia a Roma, dal 14 settembre. More info here.

Per coloro che volessero donare il proprio corpo a Gunther Von Hagens o che semplicemente desiderassero trovare maggiori informazioni a proposito di esposizioni, biografie e plastinazioni, visiti il sito Bodyworlds. Per una veloce carrellata di foto cliccare qui.

«Invecchiando comprendo sempre più che la morte è la normalità e la vita l’eccezione»
Dr. Gunther Von Hagens.

Nel gennaio di quest’anno gli è stato diagnosticato il morbo di Parkinson.

Annunci
Comments
3 Responses to “Il Dr. Morte e i cadaveri di plastica (Seconda Parte 2/2)”
  1. Nannerl ha detto:

    A Roma la mostra sta avendo un successo nauseante.

    • conaltrimezzipd ha detto:

      ConAltriMezzi si trasferisce su http://www.conaltrimezzi.com/
      Dopo un breve periodo di transizione rimarrà in linea solamente il nostro nuovo sito come unico indirizzo web ufficialmente legato e gestito dalla redazione di ConAltriMezzi, mentre questo vecchio blog verrà eliminato. Si chiude un capitolo per aprirne immediatamente un altro. Cogliamo inoltre l’occasione per dire che ConAltriMezzi ha in serbo altri progetti per il nuovo anno: nuove uscite, nuove iniziative, nuove collaborazioni. A cominciare dalla nostra nuova casa. Perciò continuate a seguirci su CONALTRIMEZZI.COM, iscrivetevi alla newsletter e supportateci attraverso la nostra pagina di Facebook.
      Follow us! Alla prossima.

Trackbacks
Check out what others are saying...


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: