Il decennio che ci portiamo addosso

Storia proibita degli anni ‘80” – Daniele Ongaro al Padova Vintage Festival 2011

di Antonio Lauriola e Tommaso De Beni

Daniele Ongaro, autore televisivo classe ’76 che ha curato l’edizione di una serie di documentari per History Channel dal titolo Storia proibita degli anni ’80, venerdì 9 settembre è stato ospite presso l’auditorium del Centro Culturale S. Gaetano di Padova in occasione del Vintage Festival 2011 con un breve ma intenso intervento che ha rilevato qualcuno degli aspetti caratterizzanti dei ‘favolosi’ anni ’80 soprattutto nel Belpaese.

Da subito emerge l’abitudine al ritmo televisivo e il proiettore illumina la platea con un servizio RAI del 1978 dalle spiagge delle Cinque Terre dove le denunce di ‘qualche perbenista’ hanno costretto un brigadiere e due carabinieri a percorrere le fila di bagnanti per multare con l’accusa di ‘oltraggio al pudore’, quelle in tenute osé, magari in tanga o topless mentre, fa notare la cronista, dalle parti di Fregene tali atteggiamenti non creano imbarazzo. Sono gli anni del benessere e l’Italia sta facendo i conti con le ambiguità che sempre l’hanno contraddistinta: quasi contemporaneamente, infatti, con l’avvento delle TV commerciali, si assiste alla messinscena di programmi come La bustarella (’78-’84) in onda su Antenna Tre Lombardia, un gioco a premi sul modello dei Giochi Senza Frontiere nel quale persone comuni devono affrontare prove che irrimediabilmente le lasciano nude. Sono queste emittenti che puntano a sdoganare nell’etere nazionale una serie di prodotti televisivi che fanno leva sull’eros o, meglio, sul corpo e, dai porno in fascia notturna, alle forme morbide e semiscoperte di vallette e donnine nei varietà giornalieri, presentano ai telespettatori ciò che la RAI non vuole e non può mostrare per scelte di una classe politica e una società che, ancora fino al 1983 considera il reato di violenza sessuale come un attentato al pudore invece che come una violenza alla persona: come a dire che la donna, prima che persona, sia un puro ornamento o oggetto del desiderio, utile a far figli, nonostante l’evidente ascesa del suo livello di emancipazione in ogni campo.

L’uomo e la donna degli anni Ottanta, allora, sotto l’insegna dell’edonismo e, più specificamente, di quello che sarà conosciuto come “edonismo reaganiano”, sono emblema di una ricerca – se non sempre del raggiungimento – dell’indipendenza economica e sessuale, come nello slogan di una famosa pubblicità di quegli anni: «Per l’uomo che non deve chiedere mai». O per la donna, diremo noi. Il concetto classico di edonismo così come veniva professato dal filosofo greco Epicuro, assunto a modello della vita degli anni Ottanta, fu trasformato, però, in dogma postmoderno che fonde l’apparenza e la superficialità con la libertà sessuale duramente conquistata nel secolo precedente.

Mentre in pubblico si assume una posa istituzionale e puritana, ecco che nel privato anche i massimi dirigenti della nazione si abbandonano al piacere mondano (il socialista DeMichelis e il liberale Altissimo sono protagonisti delle serate in discoteca al fianco di Marina Ripa di Meana, Sandra Milo e nugoli di ragazzine ciarlanti, o i rapporti di Craxi con la Milo o Moana Pozzi), al sesso (in un dossier giornalistico che indagava le abitudini sessuali degli italiani celebri, il segretario del Partito Socialista, Bettino Craxi, confessa come un’appendice alla sua visione politica: «[In gioventù] l’idea del sesso a letto mi è sempre sembrata un po’ burocratica») , all’ostentazione del grano (come nel film di Stone, Wall Street, in cui il rampante Michael Douglas sostiene che un buon affare sia meglio del sesso), alla cocaina, spesso più importante dei precedenti sollazzi. Sul finire del decennio, il rapporto tra sesso è potere è così ostentato da far dire al presidente (allora solamente del club calcistico) Silvio Berlusconi di aver ricevuto il più bel complimento della sua vita quando un tifoso grato gli urlò: «Silvio sei una bella figa» (sic!).

In un clima che tanto favoriva e spronava la fisicità rampante, a subire modifiche sostanziali rispetto al decennio precedente, fu proprio il corpo umano che, come l’ottimismo di una generazione eccessiva, si gonfiò nelle ipertrofiche forme dei machi d’oltreoceano – Sylvester Stallone e Arnold Schwarzenegger in primis – e delle maggiorate ‘alla nostrana’ in stile Drive In: quelli maschili sono canoni di bellezza forse lontani dalla sensibilità contemporanea ma il corpo della donna degli ’80 continua ad affascinare (il video Boys di Sabrina Salerno può vantare più di 19 milioni di visualizzazioni su Youtube) magari affiancando gli attuali modelli dopo la fase proto-anoressica degli anni Novanta.

La liberalizzazione sessuale, a differenza che in altri Paesi del mondo, però, in Italia non è stata affiancata da un opportuno programma educativo, né da parte dell’apparato istituzionale e scolastico, né da quello delle pubblicazioni private, dei magazine e affini. Basta scorrere la corrispondenza di una delle riviste per adolescenti più diffuse di quegli anni, Cioè, per notare – come fa Ongaro – la totale ignoranza delle giovani dell’epoca: a quesiti molto intimi come la paura di perdere la verginità masturbandosi con le unghie lunghe, si affiancano veri capolavori – peraltro diffusissimi – di disinformazione sulla possibilità di rimanere incinte con un bacio durante il ciclo mestruale. Si aggiunga la pratica, estremamente comune tra i ‘maschietti’ degli ’80 di eccitarsi sulle pagine dell’intimo femminile di Postalmarket, la rivista di televendita presente in buona parte delle case degli italiani. Perché il porno, che solo agli inizi di quel decennio passerà dal solo supporto filmico al portatile VHS, è prerogativa di pochi e non tutti gli adolescenti riescono a procurarselo o conservarlo mentre – e in questo le italiane e gli italiani vantarono un indubbio primato – prendeva piede la voglia di amatoriale, di produrlo e di guardarlo.

La scarsa educazione e l’informazione filtrata e censurata portarono ben presto a una delle grandi piaghe dell’ultimo Novecento, l’AIDS con le sue vittime ignare. Mentre, infatti, era pubblico che tra i tossicodipendenti la malattia fosse diffusa principalmente per l’uso di aghi infetti e la comunità gay era ritenuta a rischio, parole in questo senso fondamentali come ‘preservativo’ non erano assolutamente utilizzate in TV: basti pensare che bisognerà aspettare il 2007 prima che una pubblicità televisiva del Ministero della Salute promuova l’uso del condom. La conseguenza? Negli anni successivi la società ‘regredisce’ a un più ipocrita e sicuro puritanesimo.

Assistendo alla conferenza di Daniele Ongaro, siamo giunti al termine con la strana sensazione di non sentirci troppo lontani dagli anni così precisamente descritti nella breve oretta a disposizione e abbiamo colto l’occasione per intrattenerci ancora un po’ con lui per una breve chiacchierata in merito.

L’impressione – abbiamo ipoteticamente avanzato – è che sotto questi aspetti l’Italia viva ancora, trascinandoseli addosso, i vizi e gli eccessi edonistici degli anni ’80.

È certamente vero. – ci ha risposto – È come se fossimo ancora pervasi da quell’ottimismo dilagante in prospettiva di tempi migliori, come se la parabola fosse costantemente ascendente.

Ma la cosa è piuttosto ingiustificata vista la reale situazione socio-politica della Penisola.

Probabilmente sì. Ma sembra si stiano vedendo, proprio negli ultimi mesi, i segni di una maggiore consapevolezza, una presa di coscienza di fronte ai fatti.

Come autore televisivo specializzato in documentari storici, hai conosciuto aspetti molto interessanti – spesso discutibili – dei personaggi pubblici e politici della storia recente. Ascoltando la tua presentazione, era come sentir parlare dei nostri politici, di buona parte di essi, almeno. Si potrebbe dire, forse, che Berlusconi sia un autentico pezzo di vintage.

Si potrebbe. Dopotutto, la sua ascesa è avvenuta negli ’80 e, sul finire di quegli anni – quelli dell’amicizia con Craxi, di cui abbiamo detto, ha cominciato a interessarsi alla ‘cosa pubblica’. Il suo culto per il corpo, l’ostentazione di denaro e belle donne, ricalcano e ripropongono per esteso il mito dell’uomo di quel periodo. Così come la sua capacità di mostrare un eterno ottimismo nei confronti del futuro da lui propagandato. Come dicevo, però, pare che i tempi stiano cambiando.

E magari tornerà a occupare il suo posto nel repertorio vintage – aggiungiamo.

L’arco di dieci anni, insomma, si allunga indefinitamente sino a noi e, chissà, coloro che lo studieranno tra cento o mille anni, non potranno cogliere appieno le metamorfosi e le continuità che noi, figli proprio di quei favolosi, eccentrici, opulenti e arroganti anni ’80 così detestati eppure nostalgicamente ricordati, riusciamo invece a cogliere anche grazie ad illuminanti letture in chiave antropologica e culturale della storia contemporanea come quella offertaci da Daniele Ongaro.

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