Viva il “Troia Pride”, viva la sincerità

di Alberto Bullado.

Evviva la sincerità. Gioiranno, vale proprio la pena di dirlo, chi non bramava altro che questo: vedere e sentire parlare una troia di quelle (avvertimento: non userò altri termini per definire certe donne, se la cosa vi dovesse offendere nessuno vi obbliga a leggere) che con sfrontata alterigia, arrogante cinismo e, aggiungo io, beffardo compiacimento ha snocciolato il prontuario della baldracca di successo. L’ennesima scusa per indignarsi gratuitamente. Mai il “Troia Pride” era stato verbalizzato così schiettamente davanti ad una telecamera. In qualche modo dovremo essere grati a Terry de Nicolò, professione escort, intervistata e ripresa durante la puntata del 16 settembre de L’Ultima Parola. Un prodotto confezionato troppo bene. Un tormentone sul web che è riuscito a toccare le corde profonde del popolo italiano. Santoro è ancora lì che si mangia le dita per non esserci arrivato prima.


A scanso di equivoci, qui non si tratta di assumere il ruolo del commentatore spregiudicato e provocatorio, quello che chiosa “la troia ha ragione”, “è così che funziona il mondo, scemo chi pensa il contrario”, “ce lo siamo meritato”. No. Non si tratta nemmeno di assolvere Terry De Nicolò per il gusto di andare contro corrente e nemmeno di ostentare indifferenza, come tanti altri italiani figli del Corona-pensiero. Il punto è un altro: il successo di un tale tormentone, ovvero la ribalta di un episodio come questo e la reazione emotiva di una nazione. Questi sono gli aspetti che secondo me andrebbero affrontati. Ecco, io credo che ogni passaggio storico abbia i propri momenti catalizzatori, cioè dei piccoli episodi, delle immagini, degli accadimenti, per certi versi esemplari, che coagulano lo spirito del proprio tempo e che in un certo senso sintetizzano all’osso la cultura di un dato ambiente. Va detto, senza voler dare troppo risalto all’episodio in sé, che la video-intervista che circola su YouTube è uno di questi catalizzatori, non a caso riproposto da vari siti di informazione, riviste, blog, quotidiani, e che poi è inevitabilmente rimbalzato su Facebook. Tutto ciò testimonia il funzionamento di un meccanismo che non si può fare a meno di problematizzare, cioè la viralità ossessiva e la portata autocomunicativa della massa. Un aspetto sicuramente preponderante del web e che spesso, secondo me erroneamente, viene frainteso come “libertà d’espressione” o “democrazia”. In realtà si tratta del fenomeno comunicativo più importante degli ultimi anni e che produce delle conseguenze controverse, che andrebbero analizzate, senza contare il fatto che la televisione ha già appreso il funzionamento di questo fenomeno. E, naturalmente, se ne serve.

Se credete che io stia esagerando basta dare un’occhiata ai numeri. Un semplice raffronto matematico. Mentre scrivo, il video, pubblicato in rete il 16 settembre 2011, conta attualmente, 23 settembre 2011, quasi 436.000 visualizzazioni[1]. Quattrocentotrentaseimila. Avete idea di quanto tempo ci voglia prima che un video accumuli così tante visualizzazioni in Italia, con una popolazione (internettiana) che non è quantitativamente comparabile con quella degli altri paesi europei? Si tratta di una specie di record. Uno dei video più popolari di sempre, tra i più commentati e condivisi nel web. E questo nel giro di pochissimi giorni. Chi si occupa di comunicazione sa di cosa sto parlando. Si tratta di un dato vertiginoso e che cattura un’istantanea piuttosto esauriente del nostro paese, della nostra anima e della nostra forma mentis. Ecco giustificata l’importanza documentaristica di questo video, che racconta l’Italia del 2011 e non il suo popolo, ma il suo “pubblico”. Per qualsiasi altro tipo di analisi o commento rimando ai fiumi d’inchiostro spesi in articoli ed editoriali di ogni singola testata di questo paese. Inutile aggiungere altro se non il fatto che, stando ad una certa retorica espressionistica, in un mondo dai forti toni chiaroscurali fatto di ignobili mercifici ed impenitente lussuria, dove il più buono c’ha la rogna, o poco ci manca, una come la Manuela Arcuri farebbe pure la figura della santa pur essendo, se tanto mi dà tanto, una troia a metà. Ecco che il rifiuto a Berlusconi (a quanto si dice l’Arcuri avrebbe posto la condizione: “prima vedere cammello”) assume quasi un valore virginale, una virtù in grado di ricomporre l’imene dell’umana dignità. Ma vogliamo dirla tutta? In questi giorni, quando si dice il caso, si è svolta l’annuale manifestazione di Miss Italia, un ovile di banalità e ipocrisia. Vogliamo parlare di dignità, morale, intelligenza e buon gusto? Benissimo. Credete che quel programma, quella fabbrica di “brave-ragazze-stampino” sia un modello migliore o più educativo? Ma voi siete matti. Non lo avete percepito il gusto da grigio brodastro post democristiano? E siamo nel 2011! Da una parte il “Troia Pride” hardcore, dall’altra la censura per delle foto dove non si vede nemmeno mezza tetta e si continua per delle ore a mirare delle ragazze che sfilano quasi dovessero dimostrare qualcosa oltre al loro corpo, mostrato/castigato e divorato dall’audience, perché quando sono invitate a parlare la situazione si fa immediatamente più imbarazzante. Questa è l’Italia. Sarò anche una persona orribile ma chi credete che possa preferire come ospite a cena tra una ragazza stupendamente vuota, tutta acqua e sapone, che ti racconta quanto sia stata per lei importante l’esperienza di Miss Italia e quanto potrà esserlo andare a fare del bene in uno di quei paesi poveri dell’Africa, uno a caso che tanto è lo stesso, e una Terry De Nicolò qualsiasi, che ti racconta delle orge irrorate di champagne e delle stentoree copule con pezzi grossi fedifraghi e compiacenti? Almeno con le battute della De Nicolò, tra una citazione pecoreccia del Duce o di Vittorio Sgarbi, avrei qualcosa su cui ridere.

Ma torniamo al video, c’è da chiedersi a quale pro tutta questa indignazione verso una certa mignottocrazia, deprecabile ed ignobile, se si ritiene i propri modelli di riferimento ed i propri valori superiori. Esiste una magistratura pronta a far pagare il conto a chi ha infranto la legge. Tutto il resto è aria fritta e masturbazione mediatica. Mi chiedo perché al cospetto di tutto ciò non esibire un riso demolitorio, corrosivo o al massimo sprezzante?[2] Invece questo tipo di indignazione inferocita sottende una sorta di senso di inferiorità, di risentimento, di frustrazione e di impotenza. Il che dà implicitamente ragione al “troia-pensiero”: la gente rosica. Non si tratta di invidia, per l’amor del cielo, ma di tonnellate di contemplazione sdegnosa e passiva sì. A quale scopo tanto odio nei confronti di una escort come la Terry De Nicolò, di una donna come tante altre che ha avuto il solo merito, se così si può dire, di comparire davanti ad una telecamera vomitando con estrema freddezza tutto ciò che l’Italia voleva sentire? La risposta è piuttosto semplice. Ciò che formicola nella testa di molti è la “censura esistenziale”: “Tu non dovresti essere così!” E chi l’ha detto? La differenza tra la troia e gli indignados è che lei percepisce la differenza, vorrei dire antropologica, tra esseri umani, com’è naturale che sia. Gli indignados invece vorrebbero livellarla. Ma è questo un errore piuttosto ricorrente e grossolano nella mentalità dell’antagonismo italiano: proporre un egualitarismo conformato ad un certo standard di valori che si ritengono assoluti. Invece all’utopia degli arcobaleni va preferito il sacrosanto diritto di essere pessimi individui, di sbagliare, di essere quello che si vuole. Anche persone riprovevoli. Altrimenti le cose vanno chiamate con il proprio nome: moralizzazione coatta, “fascismo del meglio”, “tirannia del bene”, eccetera, eccetera. In una società dei diritti come la nostra, che vorrebbe essere democratica, anche lo squallore è un diritto.

So a cosa state pensando. Si è varcato il limite, la gente è esasperata, ci sono delle conseguenze politiche e culturali non indifferenti, ci sono dei reati, e poi c’è di mezzo Berlusconi… non si può andare avanti così, e la figura della donna, e che Italia è mai questa, eccetera, eccetera. Ok, sono d’accordo con voi. Ma personalmente, tornando al video incriminato, io non ci vedo lo scandalo del contenuto, scontato, gratuito, ridondante (altro che doccia fredda, questa è la scoperta dell’acqua calda!). Non ci vedo le bestemmie morali ed il cattivo gusto di una troia e del suo mondo emorragico ed avvilente. Non ci vedo nemmeno la decadenza di una classe dirigente disgustosa, tutte cose che già sapevamo. Non abbiamo scoperto niente di nuovo. Il dato rilevante è invece la fame di tutto questo. La voglia di incazzarsi. Il consumo emotivo che è venuto a crearsi. L’appagamento sociale, la mozione collettiva, la psicologia dell’indignato medio, ovvero il bisogno del peggio per sentirsi un po’ meglio con se stessi, quando, magari, non lo si è affatto (perché se lo fosse l’Italia probabilmente sarebbe un paese diverso). Che questo aspetto sia straripante nella penisola è sintomatico di molte cose, forse di tutto. Un’indignazione di massa così chiassona e muscolare probabilmente assume un valore autoassolutorio che funge da alibi emotivo (“io non sono così! Se l’Italia è messa male la colpa è degli altri”). Ma vale la pena interrogarci se tale fenomeno è da mettere in relazione ad uno sfacelo tutto italiano di siffatte dimensioni. Voglio dire: la cosa non vi dice nulla? Volete che sia più preciso? A che cosa vale così tanta indignazione? Che cosa ci ha portato? Perché viene aizzata in questo modo? Quali sono le conseguenze oggettive, storiche, sostanziali di tale fenomeno? Il punto è avere il coraggio di rispondere con obiettività a queste domande.

Non bisogna inoltre dimenticare l’origine di questo stream, la sua natura: ovvero la tv. Quella signorina davanti alla telecamera è pienamente cosciente di essere davanti ad una stramaledetta telecamera. Credete che sia così ingenua da non aver capito le regole del gioco? Ma gli italiani, dopo 60 anni di tubo catodico, da qualche decennio amplificato da internet – che non è esattamente la sua alternativa ma che si comporta spesso come un’ulteriore cassa di risonanza – questo non l’hanno ancora capito. E continuano a cadere nel medesimo tranello mediatico, finché non tracimeremo bile da tutti i pori. Finché non ne rimarremo sommersi, circondati da macerie e dai lazzi di chi, nel frattempo, banchetta con i nostri soldi fuori dai nostri confini nazionali. Sì perché mentre la mignottocrazia si svela come quella puttana impudica che è, nei piccoli schermi dell’italiotocrazia, mentre la nostra saliva schiumante cola dai menti, è in procinto il più grande salasso economico dell’epoca moderna. Un sostanziale passaggio di sovranità di nome “crisi” che consente a pochi individui non eletti da nessuno di tenere in mano il destino di molte nazioni, compresa naturalmente la nostra. In barba a qualsiasi costituzione e legge democratica. Questione di priorità, di visioni d’insieme, di prospettive diverse, verrebbe da dire. Ma gli italiani hanno perso qualsiasi senso della misura. Qualsiasi. Ne subiremo le conseguenze. E probabilmente anche i prossimi Comizi d’Amore di Michele Santoro.


[1] Una versione più accorciata ha raggiunto le 146.000 visualizzazioni, più, ovviamente, tutte le altre migliaia provenienti da video copia incollati da altri canali di YouTube.

[2] In cosa differisce la performance televisiva di Terry De Nicolò dagli spacchetti domestici di Gemma Del Sud (ve la ricordate? Altro tormentone del web: a proposito, uno dei suoi più famosi bestseller è questo video che ha raggiunto le 400.000 visualizzazioni, ma solo dopo più di un anno di heavy rotation…)?

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: