CAM intervista Massimo Carlotto

CAM INTERVISTA MASSIMO CARLOTTO
Un breve scambio di battute sul romanzo storico contemporaneo, New Italian Epic e caso Battisti
a cura di Alberto Bullado e Giulia Cupani.


Un’intervista condotta in occasione del Sugarpulp Festival, venerdì 30 settembre 2011.

 

CAM ha approfittato dell’incontro-dibattito con Tim Willocks (di cui abbiamo già parlato in un precedente articolo che potete trovare qui) per porre qualche domanda a proposito di romanzo storico contemporaneo, della New Italian Epic e delle ultime novità del caso Battisti allo scrittore Massimo Carlotto, affermato autore noir italiano ma che si è anche prestato alla narrazione storica nel caso di Cristiani di Allah.

Lei aveva accennato qualcosa a proposito dell’interesse negli ultimi anni verso il romanzo storico a partire dall’esperienza della New Italian Epic, interpretata come nuovo orizzonte. Secondo lei questa cosa avrà un futuro oppure si è trattato di un momento d’esplosione di interesse destinato a scemare?
Esiste un mercato ormai consolidato in Italia di lettori di romanzi storici. E questa è una cosa molto importante perché permette agli autori di pubblicare. Io credo che l’esperienza della New Italian Epic con i Wu Ming continuerà, almeno da quanto mi risulta. Non so se poi anche altri percorreranno questa strada.

La sensazione che mi sono fatta, essendomi occupata della cosa, è che ci fosse stato un grande movimento d’interesse ma che di fatto non aveva portato a…
… No, ma basta vedere anche il romanzo storico di De Cataldo, I traditori, più un’altra serie di titoli. Io stesso ne avevo un altro in programma prima che la storia non mi fosse portata via [da un autore francese n.d.a]… Secondo me quest’esperienza continuerà. Come sta continuando un filone dove la ricerca storica non è così importante, ovvero tutti quei romanzi ambientati nel mondo romano dove si scrivono delle cose veramente… [il volto di Carlotto è tutto un programma n.d.a].

Romanzi che sfruttano una cornice e basta…
Sì e si dimenticano la gente con l’orologio addosso.

Ci potrebbe fare qualche esempio?
No, non posso… Però tutto questo è legato anche ad una dimensione televisiva che quindi può avere un suo perché.

Durante l’incontro non ho potuto fare a meno di compiere un parallelo tra i suoi corsari anarchici del Mediterraneo, che nel suo romanzo assumono un valore positivo, con i pirati di Valerio Evangelisti, il quale negli ultimi anni si è dedicato anche al romanzo storico di ambientazione piratesca. Si percepisce inoltre un diverso giudizio dell’autore perché Evangelisti in modo implicito collega la mentalità piratesca all’origine della nazione americana.
Lui ha profondamente ragione, l’esperienza della pirateria dei Caraibi è pessima. È invece molto diversa quella delle città del Maghreb, che si davano un’organizzazione non statale in grado di reggere la situazione dal punto di vista economico e politico. L’anarchia sta nel fatto che i rinnegati sfruttavano tutto e tutti per conquistare quelle libertà che non potevano avere nell’Occidente cristiano. Lì la grande contraddizione è stata la condizione femminile che non ha mai avuto una risoluzione positiva, al contrario di tutto il resto. Perché gli ebrei, gli omosessuali, gli alchimisti avevano libertà assoluta che in altre luoghi non trovavano. E poi ognuno era in grado di giocarsi il proprio destino. Il merito dei rinnegati è stato quello di mettere da parte nel XVI secolo il potere religioso e nobiliare creando enormi spazi di libertà.

E com’è che questa realtà è venuta meno? Lei ha fatto riferimento ad un intervento americano, potrebbe essere un po’ più preciso?
Sì è trattata della prima operazione americana in Europa e nel Mediterraneo. Hanno mandato i marines secondo alcuni accordi internazionali tra Stati Uniti e Inghilterra che prevedevano di cambiare completamente l’economia mondiale. E quindi l’economia di corsa, che rubava al sud per portare al nord, non poteva più funzionare secondo quella logica. Così vennero colpiti i pirati. Quando è avvenuto questo il potere secolare è potuto tornare in voga.
[Qui Massimo Carlotto fa probabilmente riferimento alla Prima e Seconda guerra Barbaresca (1801-1805 e 1815), durante la quale si distinse l’intervento armato della marina dei neonati Stati Uniti n.d.a]

Un’ultima domanda che non c’entra niente con quanto detto finora. Vuole farmi un commento sulle ultime novità del caso Battisti?
Beh mi sembra che la questione si sia conclusa in maniera positiva, malgrado i media italiani l’abbiamo trattata in maniera vergognosa. L’ex Ministro della Giustizia Angelino Alfano ha concesso asilo politico ad un torturatore ed assassino reoconfesso uruguaiano [Jorge Troccoli n.d.a] coinvolto in più di 200 casi, facendo leva su un trattato italo-uruguaiano del 1875: una cosa assolutamente vergognosa. Di questo non si parla. Quindi il caso Battisti, se rapportato al torturatore uruguaiano, non esiste.

Ma s’è detto che il Brasile si metterà d’accordo con l’Italia per evitare il ricorso al processo dell’Aja. Secondo lei quali potrebbero essere questi accordi?
Allora, la questione Battisti viene agitata per un puro motivo elettorale. È un caso sempreverde, perché puoi tirarlo fuori in ogni momento finché non ci sarà qualcuno che avrà il coraggio di tirare fuori la questione dell’uruguaiano che metterà nei casini parecchia gente. E poi c’è la ridicola questione del Veneto, che è la regione d’Italia che ha più affari in piedi con il Brasile. Cioè i primi a non volere questa cosa sono i leghisti in regione. Un bel paradosso.


Photo by Dusty Eye.

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