Nuovi Segnali 2011 – Prima Settimana. Lavoro, biografia, sogni, attese

Nuovi Segnali 2011 – Prima Settimana. Lavoro, biografia, sogni, attese
di Giulia Cupani
.

A giudicare dal numero di persone che hanno partecipato all’inaugurazione della prima mostra della rassegna Nuovi Segnali (mercoledì 19 ottobre alle ore 18.00 presso la mensa S. Francesco), il progetto sembra aver davvero colpito nel segno. Accanto ad artisti e curatori, professori e rappresentanti del Progetto Giovani era infatti presente un cospicuo numero di curiosi, venuti ad assistere alla presentazione delle opere delle prime quattro artiste impegnate nella rassegna, opere che resteranno esposte nei locali della mensa fino a mercoledì 26 ottobre, quando saranno sostituite da quelle dell’esposizione successiva.
Dopo una breve introduzione al progetto Nuovi Segnali, la parola è immediatamente passata ai quattro curatori responsabili dell’esposizione di questa settimana, che hanno brevemente introdotto le opere presenti e le loro autrici.

Accedendo alla mensa, la prima opera che si incontra è quella di Serena Pea (curatrice: Chiara Gabellotto), che occupa le bacheche verdi presenti nel cortile interno dell’edificio della S. Francesco. Al loro interno fotografie, oggetti d’uso quotidiano e ritagli di annunci di lavoro vogliono essere il mezzo per riflettere in maniera non banale sul tema delle difficoltà legate al mondo del lavoro odierno. In ogni bacheca, infatti, viene sviluppata una microstoria: c’è un volto giovane, sorridente; accanto ad esso, un annuncio di lavoro a cui qualcuno avrà risposto; appoggiati sul fondo, capi di abbigliamento, libri, orologi, cornici di fotografie che suggeriscono ambizioni, passioni, preferenze. Tutti questi oggetti disegnano, senza raccontarla, la storia passata di qualcuno che non conosciamo, compongono in maniera estemporanea e frammentata l’immagine di una persona che non c’è ma che è rappresentata da un suo ipotetico “cassetto dei ricordi” che la descrive e la racconta. L’idea è quella di rappresentare con una sola immagine, racchiusa dallo spazio rigido della bacheca, la storia di un’intera vita riflessa nella sua professione, e di affrontare quindi in maniera non scontata il tema delle difficoltà legate al mondo del lavoro: in quelle bacheche vite intere trovano una figurazione concreta negli oggetti tipici della vita professionale delle persone rappresentate: cosa rimane, di tutto questo, nella realtà di precarietà del mondo di oggi?
Da dietro il vetro di quelle tre bacheche, tre volti giovani di persone ormai invecchiate guardano lo spettatore, sforzandosi di creare un processo di immedesimazione e insieme di suggerire una riflessione: quale futuro attende coloro che si trovano, oggi, ad affrontare le difficoltà del presente? Cosa metteranno, un giorno, nella loro ipotetica bacheca, gli studenti che in questi giorni si mettono in fila davanti a quei volti di persone non più giovani?

Di carattere decisamente più intimistico – e probabilmente anche di minor impatto – è “Je suis”, opera di Francesca Bellussi (curatrice: Giorgia Costenaro) esposta all’interno della mensa. “Je suis” racconta la storia della sua autrice per mezzo di una serie di foto e di disegni che, variamente sovrapposti, intersecati e montati, consentono di smontare gesti e luoghi fisici e di ricomporli in un’immagine nuova. L’autrice ha raccolto decine di fotografie personali, che la ritraggono in una serie di gesti quotidiani, che fissano e mettono a fuoco dettagli del suo stesso corpo, a cui sono stati sovrapposti disegni e fotografie di oggetti, vestiti, case, persone che con lei entrano in relazione. Tutta l’opera è giocata sul senso di vertigine che nasce da questa sovrapposizione di interno ed esterno: l’immagine suggerita è quella di una danza, a volte lieve e affascinante, a volte tragica e rischiosa, che mette in relazione la figura umana con il mondo al di fuori di lei.
Scomponendo le immagini nei loro elementi costitutivi, sciogliendo le sovrapposizioni, si riescono a identificare luoghi e oggetti, parti del corpo umano fotografato e soggetti ricorrenti, ma è solo considerando le foto nel loro insieme disorganico che si coglie, in maniera estemporanea e non razionale, il senso di caotica complessità delle relazioni tra gli oggetti raffigurati e l’autrice. Il percorso all’interno della vita dell’autrice trova la sua conclusione nell’ultima immagine della serie, in cui vediamo abbandonato al suolo un capo di vestiario che era già comparso in alcune delle fotografie precedenti: in quell’oggetto lasciato cadere, ormai escluso dalla presenza vivificante della figura umana, è rappresentata la rinuncia alla battaglia da combattere quotidianamente per la relazione con le cose e con le persone che popolano il mondo, una sorta di conclusione rassegnata per questa autobiografia che non racconta una vita ma la fotografa nella sua vorticosa complessità quotidiana.

Sulla parete di fondo della mensa sono ospitate invece le due tele di Sofia Battisti (curatore: Tiziano Rizzi), che introducono lo spettatore in una dimensione decisamente onirica, che mescola elementi di esplicito surrealismo e tratti derivati dal linguaggio fumettistico. In una delle due tele, dominate da colori accesi e da figure stilizzate, è rappresentata una sorta di principessa delle favole, con le guance rosse e fiori tra i capelli, che sembra addormentata all’interno di qualcosa che ricorda un bosco, che però non ha alcuna connotazione rassicurante o domestica: nell’opera un immaginario chiaramente onirico, popolato da icone infantili, da figure riconoscibili e stilizzate di uccellini e petali di rose, si mescola con uno scenario contraddittorio e inquietante, in cui gli alberi si attorcigliano su se stessi e i fiori possono trasformarsi in minacciose piante carnivore. In queste opere l’iconografia surrealista e quella di stampo pop si fondono tra loro, e l’esito sono queste immagini solo apparentemente rassicuranti ma in realtà fortemente connotate da un senso di estraneità e di contrasto: il fumetto incontra il sogno, e anche le immagini apparentemente più domestiche si scoprono abitate da un evidente conflitto tra le parti che le compongono.

L’ultima opera esposta questa settimana è “Standing up” di Valeria Giordano (curatrice: Elisa Beraldo), una sorta di mosaico composto da una serie di piccole tessere di tela e cartone assemblate in modo da rendere, all’interno di un reticolo apparentemente ordinato e geometrico, l’idea di un assembramento caotico. L’obiettivo dell’opera è rappresentare l’intrecciarsi di percorsi tipico della metropoli contemporanea, in cui figure solo apparentemente incolonnate ordinatamente tra loro sono in realtà parti che compongono un tutto indistinto e dominato dal caos. Le varie tessere, i vari attori della società, si dispongono a ritmo cadenzato lungo linee rette, senza interagire né comunicare tra loro, e sono rappresentati come semplici linee colorate. La complessità è estremamente ridotta e anche la figura umana è resa per mezzo di tratti minimi, tocchi di colore che, pur all’interno del reticolo ordinato della fila in cui sono inseriti, sembrano in realtà costretti in uno spazio che non gli appartiene e che non gli è sufficiente, tratto questo da cui emerge il senso di disordine, di disfunzionalità che caratterizza l’opera. L’autrice, parlando di questa sorta di mosaico, ha paragonato la sua struttura a quella di una città che “è caos. La gente affolla marciapiedi, piazze, mercati e supermercati, negozi, librerie…corrono e corrono, attendono. Sono tanti e distanti. La città non sembra mai grande abbastanza e pare essere caratterizzata da continue attese. Qualcuno pronuncia il tuo numero, una scritta luminosa si accende: è il tuo turno! È il tuo momento!”

NUOVI SEGNALI 2011
20 giovani curatori per 20 artisti emergenti
un progetto di Guido Bartorelli, Giovanni Bianchi e Stefania Schiavon
RistorEsu San Francesco
via San Francesco 122, Padova
Mostre visitabili negli orari di apertura della mensa
Dal 19 ottobre al 30 novembre
Ingresso libero

19 ottobre – 26 ottobre
Serena Pea a cura di Chiara Gabellotto
Sofia Battisti a cura di Tiziano Rizzi
Valeria Giordano a cura di Elisa Beraldo
Francesca Bellussi a cura di Giorgia Costenaro

26 ottobre – 2 novembre (rinviata al 30 novembre)
Maria Tomasello a cura di Serena Russo
Michele Rongaroli a cura di Valeria Venturin
Giorgia Oregio Catelan a cura di Sofia Stefani

2 novembre – 9 novembre
Alice Tioli a cura di Francesca Vignato
Francesco Grani a cura di Fabrizio Dante
ester Baruffaldi a cura di Elisa Benetti

9 novembre – 16 novembre
Anastasia Moro a cura di Gioia Nicoletti
Giulio Escalona a cura di Nicole Cardin
Sonja Lemke a cura di Anna Sapio

16 novembre – 23 novembre
Valentina Corradi a cura di Paolo Radin
Livia Caputo  cura di Patrizia Capovilla
Diego Boischio a cura di Simona Crescione

23 novembre – 30 novembre
Matteo Mariotto a cura di Francesca Borghesi
Lorenzo Mazzi a cura di Sabina Bassetto
Lara Monica Costa a cura di Luca Broglia
Luca Lunardi a cura di Lucia Pinzani

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: