Paul Auster – Sunset Park

di Tommaso De Beni.

L’ultimo romanzo di Paul Auster è a mio avviso un esempio dell’esistenza di una linea realista (o per meglio dire realistica) all’interno del postmoderno. La critica tematica e gli studi di genere hanno dimostrato negli ultimi anni come nella letteratura postmoderna (o postmodernista) il soggetto corporale tenda ad assumere un ruolo e un peso non indifferenti. Secondo Giorgio Mobili esiste una serie di scrittori postmodernisti americani (tra cui Pynchon, Vonnegut e De Lillo) nelle cui opere il linguaggio è sospeso tra «soggetto ed escremento», con l’effetto e lo scopo di ridare la giusta importanza (in barba alla “virtualità” spesso rinfacciata al postmoderno) alle cose e ai corpi, quindi alla realtà. Sunset Park si inserisce pienamente in questa corrente, sempre se tale si possa definire,  tanto che uno dei personaggi arriva a sostenere che «il corpo umano è uno strumento di conoscenza»; ma non è solo la centralità dei corpi e degli oggetti (spesso in conflitto tra loro) a farmi rimembrare alcune caratteristiche del postmoderno. Il romanzo infatti è ambizioso, nel senso che ambisce alla totalità della rappresentazione, non limitandosi a seguire il classico percorso di un personaggio e nemmeno a narrarci con voce onnisciente grandi intrecci. I personaggi vengono presentati uno alla volta e sempre si alternano tramite dei capitoli-didascalie, per poi scoprire gradualmente i legami che li tengono uniti e le vicende che intersecano le loro vite. Una tecnica molto usata nel cinema, e non a caso Auster è grande amico di Wim Wenders, a sua volta sceneggiatore e regista. Uno dei leitmotiv che ritorna spesso nel corso del romanzo è un film del 1946 su un momento chiave della storia americana, che alla fine del libro tutti i protagonisti hanno visto e che spinge quindi a delle riflessioni e a dei confronti. Oltre al mondo del cinema e del teatro Auster “mette dentro” quello della letteratura e dell’arte, in modo da creare un livello autoreferenziale ad alto tasso intellettuale.

Paul AusterLa cornice entro cui si muovono i personaggi è quella della crisi economica tra Bush e Obama (vista e vissuta in maniera differente a seconda anche dell’età dei protagonisti), anche se non mancano riferimenti al passato, raccontato attraverso i ricordi oppure attraverso il cinema o l’almanacco del baseball. Sono riscontrabili inoltre elementi tipici della tragedia shakespeariana e della fiaba, come per esempio l’amore ostacolato da un parente invidioso.
Nonostante alcune eccentricità narrative e strutturali, il romanzo riesce perfettamente a delineare la personalità e la psicologia dei personaggi, nonché a rappresentare un quadro realistico e credibile fatto di cose, situazioni, accadimenti, pensieri e soprattutto sentimenti umani, ma anche di una grande rappresentazione di Brooklyn e New York. L’impressione finale è quella di un bellissimo romanzo, che lascia il segno e che una volta finito di leggere si vorrebbe iniziare di nuovo.

Paul Auster, Sunset Park, Torino, Einaudi, 2010.

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Comments
One Response to “Paul Auster – Sunset Park”
  1. Marco Vezzaro ha detto:

    Eppure a me pare che Auster sia entrato in una fase di stanca, o sia un po’ prigioniero dei suoi stessi schemi. Se prendiamo il precedente “Invisibile” il confronto è impietoso. Ho fatto fatica a cominciare questo libro, a superare l’idea che stesse semplicemente scrivendo la stessa vecchia storia per contratto. La ridicola quarta di copertina nella prima edizione Einaudi, che diceva tutto e niente, era del resto esplicativa.

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